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La ricostruzione dei lungomari dopo il disastro del ciclone Harry

Riparte (?) l’estate 2026 della riviera jonica messinese senza certezze e con tante insicurezze e precarietà! 

Dopo l’ irruzione a gennaio sulla riviera jonica messinese del ciclone Harry con il suo portato di distruzione e paure, abbiamo assistito da parte delle Istituzioni e dei sindaci in particolare ad una forte azione di imbonimento e rassicurazioni sulle popolazioni locali. Secondo questa propaganda l’estate 2026 sarebbe ripartita in ogni caso e a qualunque costo…Il “ripascimento” a detta delle Istituzioni, a qualunque livello ( dai sindaci ai responsabili regionali), si sta facendo buttando a mare terre provenienti da torrenti e dal raddoppio ferroviario, senza una certezza di compatibilità con la sabbia marina preesistente, come ad esempio è  avvenuto a Furci, e a S. Alessio. I lungomare si stanno proteggendo anche appoggiando massi a ridosso dei lungomare, cosa realizzata ad es. a S. Teresa di Riva e Furci Siculo. E che dire dell’esilarante propaganda del mare e delle spiagge col bollino “bandiera blu”, fatta ad esempio a Santa Teresa di Riva mentre il mare si copriva di un colore indescrivibile, con gli strascichi per i comuni limitrofi. Mentre singoli cittadini filmavano e fotografavano lo sbocco sulle spiagge dei liquami fognari, il sindaco di Santa Teresa di Riva, Danilo Lo Giudice, nelle interviste pubbliche dichiarava che si stava procedendo bene e che tutte le condotte fognarie erano sotto controllo!  Come fanno i nostri amministratori a procedere senza ascoltare i consigli della comunità scientifica? Secondo gli scienziati delle coste depositare sulle spiagge tonnellate di terra non risolve il problema del ripascimento dei nostri litorali, perche’ le acque delle nostre coste ( salvo qualche eccezione) sono molto profonde e quindi quella terra viene inghiottita dal mare senza ripascere le spiagge. Docenti, tecnici e scienziati delle coste sostengono altresì che le barriere rigide, tra l’altro molto costose, non risolvono il problema della violenza dei cicloni, ma semplicemente spostano nel tempo e nello spazio il problema. Ad esempio mettendo barriere rigide a S.Alessio si è ristretta la spiaggia di S. Teresa di Riva, e  in un futuro recente le barriere che si metteranno nel mare a S. Teresa di Riva, restringeranno la spiaggia limitrofa di Furci Siculo e così via dicendo…e che dire dei massi poggiati a ridosso dei lungomare: di fronte a un nuovo ciclone potrebbero essere delle leve, che scavano e distruggono gli stessi lungomari…altro che nuovi parcheggi lato mare come si vanta il sindaco di Furci, il cambiamento climatico e i nuovi cicloni che si ipotizzano per il futuro impongono nuove scelte, vale a dire un allontanamento, anche graduale, dei lungomari dalle spiagge e un uso alternativo di altre strade interne ai Comuni! La riqualificazione ecologica dello stesso territorio è la prima urgenza . Lo stesso ambiente costiero va riqualificato tenendo conto fortemente di approcci basati sulla rigenerazione ecopaesaggistica , il piu’ possibile naturalista,  dell’ambiente interessato. Di fronte alle assai turbolenti ricadute attuali della crisi ecoclimatica che oggi ci fa “morire di caldo”, per esempio, le vecchie difese costiere basate sul cemento ( barriere , pennelli , dighe anche subsuperficiali ) hanno rivelato tutta la loro inefficacia già nel caso delle ultime burrasche dei mesi scorsi.
Si pensi invece o soluzioni basate sul “ripristino della natura” come i “Parchi a mare” come quello che si sta realizzando a Condofuri , sulla costa jonica calabrese , proprio di fronte alle ns coste.
E che dire della sicurezza degli ingressi sulle spiagge? A S. Alessio, ad. esempio, si notano scale con gradini rotti, assenza di una ringhiera di protezione su un percorso frequentato ogni giorno da residenti e turisti. Un pericolo evidente, soprattutto per bambini, anziani e persone con difficoltà motorie. La sicurezza non può essere affidata alla fortuna. Se un accesso non è sicuro, andrebbe immediatamente interdetto fino al ripristino delle condizioni di sicurezza, invece di lasciare che le persone continuino a utilizzarlo correndo rischi. Amministrare un Comune significa anche prevenire gli incidenti.  Quelle immagini non dovrebbero appartenere a un paese che vuole definirsi accogliente e turistico. La famosa “ripartenza” abbiamo l’impressione che sia un bluff, un modo per spendere tanti soldi che si dovevano utilizzare…ma con quali criteri? Le Istituzioni, annebbiate da questa montagna di soldi, che sono stati destinati al nostro litorale, mancano di una visione d’insieme che gli permetta di affrontare e risolvere nel tempo un problema , che è stato aggravato da un forte popolamento e cementificazione delle coste avvenuta in questi decenni. Al di là delle belle parole dei nostri amministratori  la cosa prevalente al momento è la logica del business e del Dio del profitto! La tutela delle nostre coste, il ripascimento naturale può avvenire solo se c’è un cambiamento d’indirizzo politico legislativo, che metta al centro veramente la difesa del territorio…ma questo cambiamento d’indirizzo politico e legislativo passa dalla mobilitazione-ribellione della maggioranza della popolazione, che può fare ripartire l’economia ( migliaia di posti di lavoro nel settore turistico-alberghiero) e la salvaguardia del nostro litorale, controllando il flusso dei soldi e degli investimenti, denunciando lo scandalo del denaro buttato…a mare, letteralmente, e soprattutto prospettando un’economia basata sul soddisfacimento dei bisogni sociali e non del Profitto! Pertanto chiediamo trasparenza e interventi basati su criteri scientifici e un vero confronto con cittadini, associazioni e tecnici.
Difendere la nostra costa significa difendere il territorio, il turismo, il lavoro e la sicurezza di tutti. È il momento di cambiare rotta, prima che sia troppo tardi.

Soggetti sottoscrittori del documento:   per il Coordinamento civico per la difesa della costa jonica siciliana, Salvatore D’Arrigo,                                                      Rete COPATSS ( Comunità di Patrimonio del Territorio dello Stretto Sostenibile ), prof. di urbanistica, Alberto Ziparo,

per l’APS, Associazione per la promozione sociale dell’ Ecosistema e per la tutela degli animali, Santa Basile,

per le Libellule, associazione culturale di impegno civico. Teodoro Santisi,

per il coordinamento provinciale del Partito Comunista dei Lavoratori, Giacomo Di Leo.

Foto archivio

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