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La Legambiente dei Peloritani conferma la posizione sulla questione del Ponte sullo Stretto

Due aspetti della più complessa problematica: 1) sulla tenuta dei cavi; 2) se il progetto si può o meno considerare definitivo

Si è appena concluso il convegno organizzato da Legambiente dei Peloritani sulla questione del Ponte sullo Stretto, che si è concentrato su due aspetti della più complessa problematica: 1) sulla tenuta dei cavi; 2) se il progetto attualmente in discussione si può o meno considerare definitivo.

Questo secondo aspetto è stato trattato dall’ing. Vincenzo Colavecchio, presidente di Legambiente dei Peloritani, che ha esaminato la relazione prodotta dal Comitato Scientifico. Si è potuto constatare passo passo che il Comitato di consulenti ha accolto l’indicazione fornita dell’elaborato di aggiornamento del progetto, che per l’appunto rimanda tutte le modifiche necessarie (e gli aggiornamenti alle diverse normative) alla fase della Progettazione esecutiva. Nondimeno il Comitato ha indicato ben 68 “raccomandazioni” di cui il “progettista” (?) dovrà tenere conto ai fini della raccolta dei dati, delle prove e dell’aggiornamento del progetto. Infatti l’Ordine degli Ingegneri di Messina, sulla base delle indicazioni dello stessoComitato, ha rilevato, con una nota molto impegnativa, una serie di indicazioni riguardanti il progetto chiamato “definitivo non aggiornato”, specificando che per una raccolta dati seria occorrerebbero “mesi e non settimane”.

Trattando l’argomento della tenuta dei cavi, il prof. Ing. Antonino Risitano, ha poi mostrato che anche l’argomento della progettazione a fatica dei cavi è stato esposto in un elaborato generico in lingua inglese, inserito nel complesso degli elaborati di progetto. Ciò dimostra da un lato che il “progettista” sa di dover considerare la sollecitazione a fatica per i cavi, specie là dove si verifica lo strofinio sulla sella ricurva posta sulle testate della pila. Tuttavia non rende conto del fatto che il comportamento a fatica dei cavi deve essere affrontato e risolto in fase preliminare del progetto e non può essere rimandato alla progettazione esecutiva. In realtà ha specificato il prof. Risitano, la prova non potrà essere realizzata, né è ragionevole pensare che i cavi di un ponte sospeso da 3300 metri possano reggere o funzionare in sicurezza. E se non reggono i cavi, che sono la struttura portante principale del ponte, tutto il resto della progettazione può essere cestinato. Salvo il pericolo che i cantieri vengano fatti partire comunque, con un disastro annunciato sul territorio.

Al breve dibattito,che è seguito agli interventi dei relatori, hanno partecipato: il sig. Scarcella, che ha ricevuto notifica di esproprio e si è domandato come sia possibile procedere lo stesso con un progetto non aggiornato; la prof.ssa Sorrenti ha chiesto se si conosce chi sia il progettista responsabile dell’opera e degli elaborati progettuali; è poi intervenuto l’ing. Mario Pizzino, Consigliere dell’Ordine, che, partendo da una posizione favorevole alla realizzazione dell’opera, si dichiara sconcertato nel vedere la poca serietà dimostrata nell’elaborazione del progetto e del suo mancato aggiornamento, considerato anche il fatto che la SdM e il Contraente sono impegnati non su un manufatto generico, ma sull’opera che, una volta finita, dovrebbe essere la più grande al mondo; infine è intervenuto il prof. Cosimo Inferrera, anatomopatologo, che ha osservato, con riferimento ad esempi tratti dal comportamento del corpo umano,  come il preventivato passaggio di 200 treni al giorno, possa provocare fenomeni di faticadovuti al movimento dei cavi sulla sella della pila.

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