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La buona EduComunicazione di Francesco Pira

Una riflessione molto partecipata e un confronto franco con i ragazzi su comunicazione digitale, perdita dello spirito critico e delle difficoltà educative

Alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Lucio Barbera” non si è parlato soltanto di libri, ma soprattutto di giovani, educazione e comunicazione in un tempo dominato dai social network e dalla velocità digitale. La presentazione del volume “La buona EduComunicazione” del sociologo e docente universitario, Francesco Pira, si è trasformata in un confronto diretto tra generazioni, capace di coinvolgere decine di studenti presenti in sala.

A segnare uno dei momenti più significativi dell’incontro è stata proprio una domanda rivolta ai ragazzi: “Chi di voi legge più di due libri l’anno?”. Su circa ottanta studenti presenti, soltanto tre hanno alzato la mano. Un dato che, più di ogni altra riflessione, ha restituito il senso della mattinata.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti di Daniela Cucè Cafeo, in rappresentanza della Città Metropolitana di Messina, che ha sottolineato il valore culturale della Galleria e dell’Archivio dedicato a Salvatore Quasimodo, custode di lettere, documenti, medaglie e testimonianze appartenute al Nobel siciliano. Un luogo pensato come spazio d’incontro tra linguaggi diversi, dalla parola scritta all’arte figurativa, nel segno della memoria e dell’attualità.

“Voi siete il nutrimento”, è stato detto agli studenti presenti, ribadendo il ruolo centrale dei giovani all’interno dell’iniziativa.

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Successivamente è intervenuta Rosaria Landro, Responsabile d’Ufficio dell’Istituzione ospitante, che ha richiamato l’importanza de Il Maggio dei Libri, la campagna nazionale nata nel 2011 per promuovere la lettura e la diffusione della cultura. Landro ha definito il libro “una creatura viva”, capace di creare relazioni tra chi scrive e chi legge, ricordando anche il progetto di scambio permanente dei libri, nato per favorire la circolazione di idee e storie.

Molto partecipato e appassionato anche l’intervento del giornalista e mediatore culturale, Domenico Interdonato, che ha invitato gli studenti a riscoprire le proprie radici culturali attraverso la storia della Sicilia e dei Premi Nobel dell’isola. “Le storie non si inventano”, ha affermato rivolgendosi ai ragazzi.

Con l’intervento di Francesco Pira, autore del libro, il tono dell’incontro è cambiato rapidamente. Nessuna lezione accademica, ma un dialogo diretto con gli studenti fatto di racconti personali, esempi concreti e riflessioni sul presente. Il sociologo ha parlato della sua Licata, definita “ultima città prima dell’Africa”, del rapporto quotidiano con gli universitari e persino delle pizze organizzate a fine corso. “La cosa più bella del mio lavoro è il rapporto con i ragazzi”, ha raccontato.

Al centro del suo intervento i temi della comunicazione digitale, della perdita dello spirito critico e delle difficoltà educative delle nuove generazioni. Pira ha parlato apertamente di genitori “affetti da adultescenza”, adulti che tendono a voler essere amici dei figli, piuttosto che figure autorevoli di riferimento. “Abbiamo perso la capacità di ascolto”, ha detto senza mezzi termini.

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Nel corso dell’incontro il sociologo ha ricordato anche un episodio legato a una vecchia intervista a Jack Nicholson: “Se sei in autostrada e tutte le macchine ti vengono contro, a un certo punto devi chiederti se sei tu quello che sta andando nella direzione sbagliata”. Una metafora utilizzata per invitare gli adulti a interrogarsi sugli errori educativi compiuti negli ultimi anni.

Spazio anche ai ricordi personali, raccontati con ironia. Pira ha ricordato quando, da ragazzo, la madre gli impedì di imparare a suonare la batteria perché considerata, all’epoca, uno strumento associato al mondo della droga. Un episodio utilizzato per riflettere su come, nel bene o nel male, i genitori esercitassero un ruolo più deciso e autorevole rispetto a oggi.

Nel suo intervento il docente non ha demonizzato la tecnologia né l’intelligenza artificiale, riconoscendone anzi le potenzialità, ma ha messo in guardia dai rischi dell’isolamento digitale, della dipendenza dai social network e della condivisione inconsapevole dei dati personali. Ai ragazzi ha suggerito persino di controllare il proprio “benessere digitale” sul cellulare per prendere coscienza del tempo trascorso online.

Particolarmente forte anche il passaggio dedicato al fallimento. “Noi educatori dobbiamo insegnare che si può anche sbagliare”, ha sottolineato, criticando una società che pretende perfezione continua e successo immediato.

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Nel finale dell’incontro, tra riflessioni sugli algoritmi, sull’omologazione culturale e sulla perdita dell’identità personale, è rimasta soprattutto un’immagine: quella di decine di ragazzi rimasti in silenzio fino all’ultimo ad ascoltare un tema che riguarda direttamente il loro presente e il loro futuro.

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