MANAGUA, NICARAGUA (19 mar) – Il giornalista messinese Massimiliano Cavaleri è stato fermato dalla Policìa Nacional al controllo passaporti dell’aeroporto “Augusto Sandino” a Managua, capitale del Nicaragua. Si era recato da turista per arricchire il libro-documentario cui sta lavorando, dal titolo “Il mio mondo”, in cui racconta 20 anni di viaggi in oltre 100 Paesi e nei luoghi più sperduti. Alla frontiera ha spontaneamente detto di essere “periodista” (giornalista in spagnolo), l’agente di turno ha opposto subito l’alt e chiamato i superiori. Scattate diverse richieste di chiarimenti sulle testate con cui collabora, che ha dovuto appuntare su un foglio, di cosa si occupa come reporter e se tratta temi politici e da quanto tempo, sulle ragioni della visita e in quali nazioni era già stato, poi è rimasto bloccato per circa mezz’ora senza alcuna notizia e con il passaporto non più in suo possesso.
Nel frattempo, gli uffici hanno fatto alcune verifiche, verosimilmente sul web e sui social dove risulta evidente la finalità perlopiù turistica (non c’è ancora nessuna traccia del libro che invece ha anche contenuti storici e politici, proprio con un focus sulle dittature sud e centro-americane). A seguito dell’ulteriore specifica di quanto durasse la trasferta (appena 4 notti per girare le attrazioni principali) e in quali alberghi alloggiasse, è stato autorizzato finalmente l’ingresso.
“Mai successo in nessuno Stato, pur avendo girato i luoghi più insoliti – commenta Cavaleri – tra l’altro per il Nicaragua non serve visto, le problematiche emergono solo quando atterri; è esplicitamente vietato entrare a cronisti, youtuber, influencer o travel blogger che parlano di argomenti sensibili o per interviste e reportage. Sono stato fortunato a non essere rispedito indietro in El Salvador da cui provenivo, tra l’altro era mezzanotte e non c’erano più voli per nessuna meta, ero rimasto l’unico dentro il varc, i poliziotti avevano smaltito la coda degli ingressi, l’amico che era con me aveva passato il confine senza ostacoli. Intanto cercavo i numeri dell’Ambasciata Italiana a Managua, anche se a quell’ora temo non mi avrebbe risposto nessuno”.
La dittatura del Nicaragua, l’unico regime autoritario conclamato del Centro America a guida familiare, preoccupa sempre di più gli osservatori internazionali: dal 2018 al 2025 sono stati espulsi ben 300 giornalisti di varie testate, nel 2019 è stato chiuso lo storico quotidiano “El Nuevo Diario” dopo 40 anni di attività e gli editori esiliati in Costa Rica. Idem per centinaia di ecclesiastici, sacerdoti e diversi vescovi; il Vaticano nel 2023 ha chiuso i rapporti diplomatici.
“Ho visitato quasi tutta l’America Latina e noto che il Nicaragua si sta trasformando in una Corea del Nord del Centro America – spiega Cavaleri – chiacchierando, in modo discreto, con tanta gente del luogo e in varie città, ho riscontrato che sono profondamente delusi dal presidente Daniel Ortega, che con la sua Rivoluzione Sandinista del 1979 aveva liberato il paese dalla dittatura militare di Somoza. Come spesso accaduto dopo colpi di Stato e rivoluzioni, il liberatore si è trasformato gradualmente in nuovo tiranno. Adesso c’è il terrore per le violente repressioni contro chi osa contestare o criticare il governo (vedi la protesta del 2018); esistono esclusivamente media controllati”.










