Messina, 08.09.2026
Sono 5.074 i nuovi posti letto annunciati in Sicilia attraverso il Piano Housing del MUR e le risorse del PNRR. Numeri importanti sulla carta, ma che non raccontano la realtà che vivono ogni giorno migliaia di studenti e studentesse fuori sede.
A Messina, nell’anno accademico appena concluso, oltre 1.700 studenti hanno fatto richiesta per il servizio abitativo, mentre meno di 300 sono risultati assegnatari di un posto letto pubblico. Nel frattempo, il mercato privato continua a essere sempre più inaccessibile, tra affitti in nero e stanze che sono arrivate a costare fino al 45% in più negli ultimi anni.
Siamo arrivati al punto in cui una decisione politica del Consiglio comunale – che aveva espresso una posizione politica precisa, approvando soltanto il progetto “Policlinico” e bocciando gli interventi “Centro” e “Archimede” – evidenziano l’UDU Messina e il SUNIA Messina.
A Messina servirebbero residenze universitarie pubbliche, invece ci ritroviamo davanti a un’operazione immobiliare privata, con costi elevati per gli studenti e vincoli temporanei troppo brevi che non garantiscono nel tempo il diritto allo studio.
La nascita del fondo immobiliare Finint Zanklon Student Living pone alla città una domanda: per chi si sta costruendo la città universitaria? Sicuramente non per gli studenti.
Oggi, dopo il contenzioso amministrativo, quella decisione politica è stata superata. Continuiamo a ribadire che tra costruire posti letto per profitto e garantire il diritto all’abitare degli studenti, con posti letto pubblici e accessibili che garantiscano concretamente il diritto allo studio, c’è un’enorme differenza.
La stessa documentazione relativa all’operazione parla di un fabbisogno cittadino di circa 2.286 posti letto e di una capacità complessiva degli interventi Zanklon che, secondo il progetto, arriverebbe a 1.835 posti. E mentre si costruiscono studentati – di fatto privati – la Casa dello Studente di via Cesare Battisti continua a rappresentare una delle grandi questioni irrisolte della città, nonostante le risorse impegnate dalla Regione Siciliana.
La politica, a tutti i livelli, continua invece a rispondere alla crisi abitativa degli studenti attraverso soluzioni che favoriscono solo il mercato immobiliare.
Ci chiediamo quale modello di città universitaria si vuole praticare, una città che gli studenti possono scegliere per studiare e vivere dignitosamente, indipendentemente dal reddito della propria famiglia oppure una città in cui il diritto allo studio passa dalla capacità di pagare 600 euro per una stanza e nella quale migliaia di posti letto diventano, di fatto, un asset immobiliare.
«Ci sentiamo presi in giro da chi continua a celebrare numeri senza confrontarsi con la realtà», dichiara Mariafrancesca Pellizzeri, coordinatrice dell’UDU Messina. «Da anni chiediamo che l’emergenza abitativa sia una priorità cittadina e regionale. A Messina migliaia di studenti restano senza posto letto e sono costretti a confrontarsi con un mercato degli affitti sempre più caro e spesso privo di tutele, perché chi sceglie di studiare a Messina, nonostante tutto, merita una città che consideri la sua presenza una risorsa».
«Messina ha bisogno di studentati, ma ha soprattutto bisogno di edilizia residenziale universitaria pubblica. Ha bisogno di riaprire la Casa dello Studente. Ha bisogno di recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato. Ha bisogno di canoni realmente accessibili. Ha bisogno di una programmazione pubblica che guardi ai prossimi decenni, non basta riempire Messina di posti letto rivolti solo ai più abbienti. Vogliamo costruire una città nella quale gli studenti e i cittadini possano permettersi di vivere». – dichiara Claudio Vallone, segretario del SUNIA Messina.
«Non possiamo accettare che le opportunità offerte dalle politiche nazionali ed europee servano a costruire un sistema nel quale il privato realizza, gestisce e valorizza migliaia di posti letto, mentre il pubblico arretra proprio sui punti rispetto ai quali deve essere più presente: garantire l’accesso all’università a chi non ha i mezzi economici e strutturare un’edilizia residenziale pubblica» – conclude Claudio Vallone, segretario del SUNIA Messina.










