A firma del Coordinatore cittadino di Sud Chiama Nord, Nino Carreri
“Solidarietà a Scurria? Solo un modo per coprire falsità e vittimismo”
In merito alla dichiarazione del segretario cittadino di Forza Italia Antonio Barbera, esprimiamo stupore per il tentativo maldestro di trasformare un normale confronto politico in una sceneggiata vittimistica.
«La campagna elettorale – dichiara Nino Carreri – è stata avviata proprio da Marcello Scurria sul terreno della mistificazione e delle falsità. Pertanto appare quantomeno singolare che oggi si invochi solidarietà ogni volta che qualcuno risponde punto per punto alle sue affermazioni».
«Cateno De Luca fa esattamente ciò che ha sempre fatto: replica a ogni inesattezza con fatti e argomentazioni. Può piacere o non piacere il tono, si può anche non condividerlo, ma i cittadini messinesi in questi anni hanno dimostrato di saper distinguere bene tra chi espone dati concreti e chi preferisce rifugiarsi nel vittimismo».
Carreri sottolinea come il ricorso continuo al tema delle querele non rappresenti un contributo al dibattito pubblico:
«Invocare l’autorità giudiziaria come risposta politica non chiarisce le questioni sollevate. È soltanto un modo per evitare il confronto nel merito e alimentare una solidarietà di facciata, utile più alla propaganda che alla città».
«Qui non c’è alcuna macchina del fango – conclude Carreri – ma un confronto politico nel quale alle dichiarazioni si risponde con altre dichiarazioni. Se qualcuno è infastidito dalle repliche, il problema non è il tono di chi risponde, ma il contenuto di ciò che è stato detto prima. Piuttosto, perché Barbera non entra nel merito delle affermazioni del consigliere Mirko Cantello invece di alimentare un becero vittimismo?».
Sud Chiama Nord continuerà a intervenire nel dibattito pubblico senza arretrare di fronte a tentativi di delegittimazione o a vittimismi costruiti ad arte. Messina merita chiarezza, non narrazioni consolatorie.
Tutto secondo copione. Alla Quarta querela contro De Luca e alle prime contro Castelli e Cacace rispondiamo dicendo: #scurriaquerelacitutti
Prendiamo atto dell’ennesimo intervento dell’avv. Marcello Scurria con cui annuncia la quarta querela nei confronti di Cateno De Luca e le prime azioni giudiziarie contro la Presidente di Sud Chiama Nord, Laura Castelli, e l’avv. Maurizio Cacace.
Insomma tutto secondo copione… Che dire? #scurriaquerelacitutti
A quanto pare sembra essere il metodo che sostituisce sistematicamente le risposte nel merito.
E noi ricordiamo gli interrogativi e ne aggiungiamo un quinto:
1. Revoca dell’incarico
Se la gestione del risanamento era così impeccabile, perché è stato revocato dal Presidente della Regione e perché il TAR ha ritenuto legittima quella decisione?
2. Promessa dei 35 milioni alle circoscrizioni
Come pensa di garantire 35 milioni di euro annui alle circoscrizioni, pari a 5 milioni per ciascuna?
3. Aumento TARI
E, rispetto alla falsa narrazione sull’aumento indiscriminato della TARI, perché non esibisce le fatture intestate a lui, relative ad abitazione e studio, così da dimostrare che l’aumento di cui parla è reale oppure si tratta dell’ennesima falsità?
4. Compensi da sub commissario
È vero o no che percepiva 100 mila euro annui come sub commissario per il risanamento di Messina e che, da luglio 2025, percepisce nuovamente circa 100 mila euro l’anno come sub commissario per la riqualificazione di Rosarno, dello Scalo e di San Ferdinando?
5. Rapporto con Buzzanca
È vero che, dopo aver contribuito alla decadenza dell’allora sindaco Giuseppe Buzzanca difendendo i cittadini promotori dell’azione popolare legata alla condanna definitiva per abuso d’ufficio e peculato, l’avv. Scurria divenne successivamente consulente proprio dello stesso sindaco Buzzanca?
La politica si esercita davanti alla comunità, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. Trasferire il confronto nelle aule giudiziarie rischia invece di comprimere il dibattito pubblico e di allontanare le risposte che i cittadini attendono.
Si rassegni l’avv. Scurria: non basteranno le minacce di querela.
È un metodo che utilizza anche sulle proprie pagine social, dove il dissenso non viene affrontato nel merito ma spesso accompagnato dal richiamo a possibili azioni legali, quasi a scoraggiare il confronto. Un atteggiamento che rischia di trasformare il dibattito pubblico in un luogo in cui l’espressione critica viene percepita come un rischio, anziché come un normale esercizio democratico.











