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Contributo della prof. Rosalia Arlotta: un appello alla poesia dello Stretto

Perché distruggere il mare si chiede la prof. Arlotta, con un appello misto fra prosa e poesia

Riceviamo e pubblichiamo:

Su invito della collega Cettina Lupoi, offro il mio contributo con questo articolo.

E’ quasi l’imbrunire di una giornata di Febbraio, ormai primaverile.
Dalla veranda che si affaccia sullo Stretto, mare e cielo cominciano
a tingersi dei colori della sera. Tra non molto, le case della riviera
calabra inizieranno a illuminarsi e il braccio di mare che separa
le due coste non smetterà di sciabordare le sue acque da una riva
all’altra.
Eppure, dovremo prepararci al peggio.
“ Certo, chi comanda non è disposto a fare
distinzioni poetiche
Il pensiero, come l’oceano, non lo puoi bloccare,
non lo puoi recintare
Cosi stanno bruciando il mare
Cosi stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare”
E’ quanto accadrà al mare dello Stretto, quando inizieranno gli ipotetici lavori di costruzione del ponte, che unirà le due coste?
“Frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti
Assistettero curiosi al dramma collettivo
Di questo mondo che a loro indubbiamente
doveva sembrar cattivo
E cominciarono a pensare nel loro grande mare
Com’è profondo il mare
Nel loro grande mare
Com’è profondo il mare”

Perché distruggere questo nostro mare?

(cit. L. Dalla, da Come è profondo il mare)

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