Le notizie di stampa su una possibile nomina di Ciucci a commissario per il ponte sullo Stretto rappresentano l’ennesimo segnale allarmante sulla gestione delle grandi opere in Italia. Ciucci è da oltre vent’anni uno dei principali protagonisti dello squinternato progetto del ponte: un progetto che lo stesso Ciucci non è mai riuscito a rendere nemmeno approvabile, ma che ha prodotto nel tempo costi enormi, strutture societarie inutili, studi ripetuti e compensi elevatissimi. Il bilancio politico e tecnico di questa esperienza è sotto gli occhi di tutti. In qualunque Paese, che premi competenza e risultati, tutto ciò porterebbe a un cambio radicale di classe dirigente. In Italia, invece, sembra portare a nuove nomine. Questa scelta non parla di infrastrutture, ma di un modello di potere: lo stesso che continua a investire risorse su un’opera simbolica, mentre reti ferroviarie, trasporti locali, messa in sicurezza del territorio e servizi essenziali restano drammaticamente carenti, soprattutto nel Mezzogiorno. “Invece del ponte” ribadisce che il vero scandalo non è solo il ponte, ma la perseveranza nel riproporre le stesse figure, le stesse logiche e gli stessi errori, aspettandosi risultati diversi. Non è sviluppo, è accanimento ideologico ed ennesimo spreco di denaro pubblico. Ciucci è l’indiscusso protagonista della farsa di un ponte che, annunciato “già cantierabile” nel 2023, non è neanche legittimamente approvabile nel 2026. Adesso cercano di inventarsene un’altra, con un altro decreto che sarà comunque un altro flop.










