“Caro compare Tano, te lo dico e te lo confermo: io non voto, mi astengo”. Esordisce così Giovanni, osservatore disincantato di una Messina che non riconosce più.
“Sono un uomo di pace, detesto ogni forma di guerra. Questa non è più una cavalleresca competizione elettorale, ma uno scontro all’ultimo consenso. Sono lontani i tempi in cui i competitori si chiamavano avversari, non nemici; tempi in cui il confronto verteva su tesi diverse, ma sempre nel rispetto dell’altro. Mi rendo conto di essere diventato un vecchio nostalgico, un po’ rincoglionito, ma non riesco ad adattarmi a questo linguaggio al limite della querela. Mi riferisco agli ‘stracci sporchi’ che continuano a lanciarsi esponenti politici che, fino a ieri, collaboravano fianco a fianco.”
E la campagna elettorale non è ancora entrata nel vivo. Quando l’iter delle liste sarà completato e la sfida si avvierà formalmente, assisteremo alla più spasmodica “caccia alla preferenza” dal 1946 a oggi.
Non conosciamo ancora il numero esatto delle liste, ma immaginiamo una decuplicazione dei contendenti per uno dei 32 scranni di Palazzo Zanca o per i 60 “strapuntini” delle sette Municipalità. Se consideriamo anche i numerosi supporter di ogni candidato, dobbiamo aspettarci un esercito di persone mobilitate. Una marea umana che ti sommergerà di richieste d’aiuto.
“Caro compare, per evitare di affogare, nella mia famiglia allargata — siamo più di trenta — ci siamo organizzati con una strategia di difesa: il family voting. Un sistema semplice ed efficace: mettiamo in comune i nostri 30 certificati elettorali. Distribuiremo equamente i voti ai candidati a sindaco; per gli aspiranti consiglieri, disponendo di 60 preferenze (uomo-donna), cercheremo di accontentare tutti. Se non bastassero? Ricorreremo a un salomonico sorteggio.”
E per le Municipalità? Lì non siamo riusciti a trovare la quadra. Gli impegni assunti non sono negoziabili: a Ciccino hanno promesso un’assunzione in caso di vittoria; Luigi cura mia consuocera da un anno tra iniezioni e flebo, non si può dirgli di no; Giovanna, finalmente, otterrebbe il trasferimento dal Nord a Messina. Motivazioni inattaccabili.
Ma così la Politica, gli ideali e la visione del futuro restano temi relegati ai talk show.
“E se qualcuno ti chiede se l’hai preferito?” “Risponderò che gli ho dato i voti della famiglia.” “Dove? Quanti?” “Caro compare Tano,” conclude Giovanni, “il voto è segreto.”
Lillo Zaffino












