Ce n’è per tutti. Fratelli d’Italia che sull’immigrazione dai blocchi delle navi è passata al Piano Mattei per l’Africa, il Pd “aristocratico” con la sindrome della superiorità culturale e con l’icona di Tafazzi, i Cinque Stelle che si porteranno a lungo “il tatuaggio del 110% “con il buco – vero o presunto – del superbonus edilizio, compresa la fregatura degli adeguamenti catastali”, la Lega con l’inconcludente litania delle pensioni che “ha reso martire e ipertelevisiva Elsa Fornero”, Forza Italia che si mette di traverso per non far rapare i profitti delle banche, l’ambientalismo di Bonelli e quello di Fratoianni “sulla Muskiona Tesla”, Noi Moderati che non cederà mai su coppie di fatto, testamento biologico, fecondazione assistita, adozioni per single, della serie “alle vostre vite ci pensano Michela Brambilla o Mara Carfagna”. E c’è un centro che finirà a fare la ruota di scorta alle due fazioni in campo “come in un film di Buster Keaton”.
È la succinta sintesi di “2027: destra o sinistra? Vademecum semiserio per le urne”, il Quaderno Unsic numero 33 curato da Giampiero Castellotti, giornalista di lungo corso che è stato anche assistente parlamentare. Un testo per la lunga vigilia dell’appuntamento elettorale del 2027, “contrassegnato dal dualismo tra aspettative di rivalsa e prospettive di conferma”.
Omaggiando il libro “Sinistrati” di Edmondo Berselli, che si avvia al ventennale, l’agile testo di 44 pagine disegna un impietoso quadro da “museo delle cere” della politica italiana, ripercorrendo gli ultimi tre infruttiferi decenni che hanno trasformato i valori ideologici in valori a diversi zeri.
Non mancano anche riferimenti locali, laddove nelle grandi città “i fini elaboratori del centrosinistra hanno conquistato faticosamente i ceti urbani e gli intellettuali della borghesia, anzi sono diventati essi stessi classe benestante e spesso notevolmente autoagevolata”, con le Feste dell’Unità, passate dalle economiche tagliatelle sulla tovagliaccia scozzese ai raduni gourmet su tovaglie sponsorizzate. La conseguenza è il lungo elenco, riportato a pagina 12, dello sgretolarsi dei “trionfi bulgari” della sinistra, che sembravano endemicamente non poter essere messi in discussione, comprese le tante città della Liguria, della Toscana, dell’Umbria, dell’Emilia-Romagna, fino all’emblematica Sesto San Giovanni, definita a lungo la “Stalingrado d’Italia”, con il Pci al 40% e un sindaco leghista dal 2017.
A destra pesano le promesse non mantenute, in testa la mancata riduzione delle accise sui carburanti e della pressione fiscale.
Viene denunciato anche l’abbandono della dimensione locale, optando per cause universalistiche, il Sudan meglio del nostro Sud. O un’eterna lotta di classe che classifica “ricco” anche chi ha ereditato, suo malgrado, venti particelle in Basilicata. Ma anche l’Unione europea è sul banco degli imputati per tanta industria che ha tenuto a galla tanti pezzi del Belpaese, “ne sanno qualcosa alla Stellantis di Cassino o di Termoli”.
Il Quaderno, equidistante dalle formazioni in campo, si conclude con un “Buon voto a tutti, destra o sinistra che sia”.










