SOLO I PESCI HANNO UN NOME
Lampedusa: vite in sospeso
di Enzo Raffaele
Secondo il professor Massimo Ammaniti (padre di Niccolò, celebre scrittore, N.d.R.), neuropsichiatra e psicoanalista, 85 anni, veterano di grande esperienza, come riportato in un’intervista al Corriere della Sera del 28 agosto scorso, queste sono le qualità che dovrebbe avere uno psichiatra: «Empatia, capacità di risonanza emotiva con gli altri, saper stabilire un rapporto con il paziente. Inoltre servono attitudini curative e spirito di protezione. E poi c’è il rapporto con la malattia mentale. Non temerla e riconoscere al contempo le proprie vulnerabilità psichiche». Nella stessa intervista aggiunge inoltre che i veri psichiatri «non sono quelli che si limitano a prescrivere farmaci».
In queste definizioni, che non lasciano adito a dubbi, io ho riconosciuto interamente la dottoressa Enza Malatino, in pratica la protagonista del libro SOLO I PESCI HANNO UN NOME – Lampedusa: vite in sospeso (pubblicato nella collana LESTANZE, Edizioni LEIMA – Palermo, 2026) scritto da Enzo Raffaele, giornalista di grande esperienza (ha scritto per L’Unità, Paese Sera, L’Ora e La Gazzetta del Sud) e persona d’animo sensibile, anche se, il più delle volte, lo dissimula.
Scorrendo le pagine del libro — che si suddivide in 22 capitoli, oltre all’introduzione e alla postfazione scritta dalla stessa Enza Malatino — emergono infatti, con chiara evidenza, le doti elencate da Ammaniti e da lei possedute. Di questo parlerò dopo; adesso facciamo un passo indietro, necessario a focalizzare il contenuto del libro.
Il libro è il racconto, quasi biografico, di vent’anni — dal 2001 al 2022 — trascorsi dalla Malatino presso il Poliambulatorio di Lampedusa, in qualità di psichiatra. Un posto che nessuno voleva, vacante da sette anni, ma che lei accettò di slancio, senza pensarci due volte, nonostante fosse consapevole di dover affrontare, una volta alla settimana, il volo da Palermo a Lampedusa e ritorno su aerei ad elica: già questa, di per se, un’avventura.
Tuttavia, come afferma lei stessa nel libro, «bastò aprire la porta del mio studio al Poliambulatorio di via Grecale, 92100 Lampedusa, provincia di Agrigento, per comprendere che avevo un piede in paradiso e l’altro all’inferno».
Sì, perché nel libro a parlare è lei: o meglio, è Enzo Raffaele che trascrive l’esperienza ventennale della Malatino come se fosse lei stessa a raccontarla, in prima persona.
Enzo Raffaele ha avuto la pazienza di ascoltare i ricordi e le vicende vissute da Enza e di dipanare la sua storia con piglio deciso, secco, scegliendo con cura le parole, tanto che si ha l’impressione che non ce ne sia una da aggiungere o una da togliere.
Così i racconti colgono nel segno, incuriosiscono, commuovono, inorridiscono e, a tratti, muovono al riso, mantenendo nel complesso una leggerezza quasi inaspettata, dal momento che trattano temi gravi — quale la tragedia degli immigrati, fenomeno accentuatosi nei primi anni Duemila, con migliaia di persone sbarcate sull’isola negli anni seguenti. Ricordiamo, per inciso, la strage del 3 ottobre 2013, quando un barcone con a bordo centinaia di migranti affondò al largo di Lampedusa, provocando la morte di 368 persone — e casi personali difficili, accentuati dalle particolari condizioni dovute all’isolanità.
Ecco, il libro narra appunto del disagio mentale, che diventa inevitabilmente anche disagio sociale e sofferenza, e dell’impresa stoica, quasi eroica, di Enza Malatino, tesa a curare, ad alleviare questo disagio, ascoltando tanto e scrutando fin dentro il profondo dell’animo di individui, sia isolani sia migranti scampati a un terribile destino, che diventano «isola nell’isola», a dispetto di quanto sostenuto nel saggio di Thomas Merton Nessun uomo è un’isola.
Anche per evitare questo, Enza Malatino istituirà i Gruppi di ascolto, soprattutto per i migranti sbarcati a Lampedusa e trattenuti nei Centri di accoglienza; un’esperienza fortissima, che la metterà a dura prova.
A questo punto ritorno all’inizio, evocando le doti, elencate dal professor Ammaniti, che caratterizzano i veri psichiatri. Perché risulta chiarissimo, a chi legge, quanto sia grande l’empatia di Enza Malatino, la sua capacità di stabilire rapporti emotivi vitali con i «pazienti», la sua attitudine curativa e la sua capacità di protezione, derivata dall’istinto materno.
Avrei ancora ancora molto da dire, delle tante storie narrate, rievocate e scandite efficacemente dalla penna, affilata negli anni e intinta nell’umanità, di Enzo Raffaele. Le mie, però, sono solo semplici riflessioni e, certamente, non era il mio scopo fare l’esegesi del libro; lascio ai lettori il piacere di scoprire i racconti, ognuno dei quali riserva una sorpresa, una nuova scoperta, anche di noi stessi e dell’umanità in generale.
Mi corre l’obbligo, adesso, di rivolgere un elogio alla professoressa Salvina Gentiluomo per il certosino e amorevole lavoro di revisione del testo prima di trasmetterlo all’editore: sua è anche l’idea del titolo, centrato e significativo, del libro. Non poteva essere diversamente, dal momento che Salvina è la compagna di Enzo: e aggiungo, probabilmente senza essere smentito, che senza il suo sostegno e il suo continuo stimolo staremmo ancora ad aspettarne la pubblicazione.
Per concludere, giusto due cose.
La prima è l’invito a leggere, con attenzione e curiosità, i titoli dei capitoli. Ebbene, la maggior parte di essi sono citazioni di brani musicali. Enzo, infatti, è un grande intenditore e conoscitore di musica e quindi scoprire da quali brani e autori ha attinto è un gioco veramente intrigante: provate a mettervi alla prova.
La seconda e ultima cosa: Enza, Enzo e Salvina sono stati compagni di scuola al liceo ginnasio Giuseppe La Farina, a Messina; io ho avuto il piacere di conoscerli tra gli stessi banchi, alla prima liceale, e sono onorato di ricambiare. dopo tanto tempo, la loro preziosa amicizia.










