Rimossa dal TAR di Catania la spada di Damocle che pendeva sulle Amministrative di Messina – con la riconferma del sindaco Federico Basile e della maggioranza del Consiglio comunale – si riavvia a pieno regime la macchina di Palazzo Zanca. E, inevitabilmente, si preparano le manovre per i prossimi appuntamenti: Regionali e Politiche.
La prima mossa, dagli effetti più eclatanti, l’ha fatta Cateno De Luca.
Il leader di Sud chiama Nord, dopo le sue ormai proverbiali “sedute spiritiche”, ha sciolto la riserva e ha annunciato di aver accolto l’invito di Giorgia Meloni: ScN sosterrà la coalizione di centrodestra a livello nazionale.
Formalmente è un accordo tecnico. Sostanzialmente è una mossa che sposta gli equilibri. L’intesa con Fratelli d’Italia consente infatti a Sud chiama Nord di presentare agevolmente le proprie liste per il rinnovo del Parlamento nazionale: con il prestito di due deputati – Luca Sbardella e Manlio Messina – che affiancano Francesco Gallo, nasce alla Camera la componente di ScN nel Misto. E così le firme necessarie crollano da 6.000 a 1.500 per collegio, da 450 mila a una soglia affrontabile.
Gli effetti di questo accordo sono, al momento, incalcolabili.
In fisica si chiama effetto farfalla. Lo teorizzò Edward Lorenz nel 1963: il battito d’ali di una farfalla in Brasile può generare un tornado in Texas. Una variazione minima nelle condizioni iniziali produce conseguenze enormi in un sistema complesso.
A Messina, il battito d’ali lo ha dato lo scatenato De Luca. Il tornado è arrivato a Roma.
Con un gesto amministrativo locale – due firme per fare un gruppo parlamentare – viene di fatto aggirata, con l’aiuto degli stessi estensori, la nuova legge elettorale che Fratelli d’Italia ha voluto. ScN ottiene la certezza di esserci con simbolo e lista propri. FdI allarga il perimetro della coalizione e punta al 42% necessario per il premio di maggioranza, arginando al Sud l’area di Vannacci.
Le conseguenze, ora, sono imprevedibili. Perché si è disegnato un quadro volutamente ibrido: a Roma con lo stesso obiettivo del centrodestra nazionale, a Palermo piena autonomia rivendicata, nei Comuni messinesi maggioranze ipertrofiche costruite per tenere tutto dentro.
Ma l’abbondanza, quasi mai, si coniuga con la sostanza.
E la Città Metropolitana di Messina, oggi, non ha bisogno di architetture elettorali. Ha bisogno di azioni concrete e pragmatiche. Di cantiere, non di alchimia.
Il battito d’ali c’è stato. Vedremo dove arriverà il tornado.
Lillo Zaffino










