L’allarme lanciato in settimana dall’ing. Santi Trovato, sub Commissario per il Risanamento, ha scosso Messina. Con la concretezza che gli è propria, il delegato del Presidente della Regione Renato Schifani ha messo a nudo una verità scomoda: il percorso di risanamento delle baraccopoli rischia di fermarsi. Non per mancanza di volontà o di progetti, ma per la più banale e drammatica delle ragioni: sono finiti i soldi.
In cassa restano circa 5 milioni di euro, a fronte di un fabbisogno complessivo che sfiora i 350 milioni. Davanti a numeri del genere, torna alla mente il vecchio proverbio napoletano: “L’acqua è poca e ‘a papera nun galleggia”. Quando le risorse non bastano, anche il progetto più necessario rischia di affondare.
E qui non stiamo parlando di un’opera qualunque. Parliamo della ferita più antica e dolorosa di questa città. Parliamo delle baracche nate dopo il catastrofico terremoto del 1908, un’eredità di precarietà che ha segnato per oltre un secolo la vita di generazioni di messinesi e che ha impegnato, senza distinzione di colore politico, tutte le classi dirigenti che si sono succedute.
Per questo la reazione all’ipotesi di uno stop è stata unanime e trasversale. Perché il risanamento non è patrimonio di una parte, è l’obiettivo di un’intera comunità.
Una svolta, dopo decenni di attese, sembrava finalmente a portata di mano grazie a un’azione sinergica tra Governo nazionale, Governo regionale e Amministrazione comunale, con l’istituzione di un Commissariato straordinario presieduto dallo stesso Governatore e la definizione di un percorso politico-amministrativo chiaro e di risorse adeguate.
E i risultati, per la prima volta, sono stati concreti e visibili: centinaia di baracche abbattute, famiglie finalmente trasferite in abitazioni dignitose, quartieri restituiti alla città. Un meccanismo virtuoso che non può e non deve incepparsi proprio ora, a un passo dal traguardo atteso da 120 anni.
In questo senso vanno apprezzate le immediate prese di posizione: il Sindaco Federico Basile che ha annunciato un’interlocuzione diretta con il Governo nazionale, l’assessore regionale Elvira Amata che ha chiesto di inserire già nella prossima legge finanziaria regionale uno stanziamento di 40 milioni, e la mobilitazione di numerosi deputati nazionali regionali.
Sono segnali importanti, che dimostrano come la città non voglia arrendersi. Ma adesso, dopo gli auspici e le dichiarazioni d’intenti, servono atti concreti. Servono provvedimenti e, soprattutto, il finanziamento dell’intero progetto.
Insomma, serve l’acqua necessaria per continuare a far galleggiare la papera.
Lillo Zaffino