Nelle ultime settimane, l’opinione pubblica messinese è stata scossa da due vicende di straordinaria gravità: la tragedia di Pistunina e il furto delle opere di Antonello da Messina. Cronache drammatiche che hanno comprensibilmente monopolizzato l’attenzione, finito però per oscurare un’altra emergenza sistemica che attanaglia la Sicilia: la paralisi del trasporto aereo provocata dalla ripresa dell’attività vulcanica dell’Etna.
Il blackout dello scalo di Catania ha messo a nudo, per l’ennesima volta, la fragilità strutturale del sistema dei trasporti isolano. Al danno economico si è sommato quello reputazionale, causato da una gestione dell’emergenza superficiale e improvvisata. Centinaia di turisti si sono ritrovati prigionieri di voli cancellati, riprotezioni a rilento e un caos logistico ingestibile, condito dalle speculazioni di chi ha approfittato del disagio altrui chiedendo cifre spropositate per un tragitto in auto verso Trapani Birgi, unico aeroporto rimasto operativo.
In questo quadro desolante, Messina si conferma ancora una volta la “Cenerentola” dei collegamenti siciliani. La discussione pubblica resta ipnotizzata dal dibattito sul Ponte sullo Stretto — trasformatosi ormai in una perfetta rivisitazione dell’opera Aspettando Godot, con una decisione definitiva rinviata da settant’anni —, mentre la realtà quotidiana racconta un progressivo smantellamento dei servizi essenziali. In palese contrasto con il diritto alla continuità territoriale, sono stati soppressi i treni diretti con il Continente e le Ferrovie dello Stato hanno chiuso gli impianti di manutenzione locali, cancellando un migliaio di posti di lavoro.
Il risultato è un isolamento raddoppiato: Messina è diventata un’isola nell’Isola. Dei 14 centri metropolitani italiani, quello peloritano è l’unico a non disporre di uno scalo aeroportuale sul proprio territorio. Un paradosso non più sostenibile, che ripropone con forza la necessità di concretizzare il progetto dell’Aeroporto della Piana del Mela per restituire al territorio la dignità e la mobilità che gli spettano.
Lillo Zaffino