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L’agricoltura siciliana è terza in Italia: nel 2025, generato il 9,6% del valore aggiunto del Paese

Nel 2025, agricoltura, silvicoltura e pesca hanno registrato un valore aggiunto di circa 4,5 miliardi di euro

 Modena, 12 agosto 2026 – La Sicilia si conferma la terza regione agricola italiana, e la prima nel Sud Italia, ricoprendo un ruolo rilevante nel Paese. Solo nel 2025, agricoltura, silvicoltura e pesca hanno generato un valore aggiunto agricolo di circa 4,5 miliardi di euro, pari al 9,6% del totale raccolto a livello nazionale. È il quadro che emerge dal Report sull’Economia Agroalimentare dell’Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca, che restituisce la fotografia di una delle regioni più solide della filiera agricola del Paese, preceduta solo da Lombardia e Veneto, in un anno in cui l’Italia consolida a sua volta il primato europeo nel settore.

Guardando ai dati nazionali, nel 2025, l’Italia si è posizionata prima in Europa per valore aggiunto agricolocon il 16,9% del totale dell’Unione Europea, davanti a Spagna (16,5%), Francia (13,7%) e Germania (12,9%).  L’intero comparto agroalimentare genera un valore aggiunto pari a circa 89 miliardi di euro – che rappresenta il 4,4% del totale – suddiviso tra 46,6 miliardi di euro di agricoltura, silvicoltura e pesca e 42,3 miliardi di euro riconducibili all’industria alimentare.

Sul fronte dell’export, il 2025 segna un nuovo recordoltre 72 miliardi di euro, in crescita del 5%, con Germania (11,2 miliardi), Francia (7,9 miliardi di euro) e Stati Uniti (7,4 miliardi di euro) tra i principali mercati di sbocco. Tuttavia, l’accelerazione delle importazioni, superiori a 73 miliardi di euro e in aumento del 10,5%, determina un deterioramento del saldo complessivo, derivante dalla maggiore crescita dell’import agricolo di prodotti primari (+18%) sia destinati al consumo che a supporto dell’industria alimentare, che invece mantiene un saldo positivo.

È in questo contesto di solidità strutturale che la filiera si trova oggi a dover navigare uno scenario internazionale complesso. Gli Stati Uniti restano uno dei principali sbocchi per l’agroalimentare italiano, ma nel 2025 l’export verso quel mercato si è ridotto a 7,4 miliardi di euro, mentre le importazioni raggiungono quota 1,7 miliardi di euro, con un peggioramento del saldo bilaterale. La flessione appare concentrata soprattutto nella componente dell’industria alimentare, in particolare nel beverage, con effetti su birra (-71%), distillati (-14,9%), olio (-20,5%) e vino (-9,2%).

A ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche legate alla crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz, che impattano in maniera significativa sui costi agricoli legati a energia, fertilizzanti e logistica. Nei primi mesi del 2026, i prezzi dei prodotti energetici sono aumentati del 25%, i carburanti del 44,5% e i fertilizzanti del 9%. Il prezzo dell’urea è raddoppiato da fine febbraio, con 2,6 milioni di tonnellate di forniture sospese solo nei primi due mesi del conflitto.

“La Sicilia afferma la propria solidità e il ruolo strategico in un settore che rappresenta uno dei pilastri dell’economia regionale. Un risultato che conferma la vocazione di un territorio capace di generare valore in termini reali in un’area del Paese, il Mezzogiorno, spesso percepita come più esposta a fragilità strutturali, oltre che in un periodo storico in cui il Paese intero deve fare i conti con un contesto geopolitico difficile. Guardando al 2026, i segnali da monitorare con maggiore attenzione sono i costi degli input agricoli, che nei primi mesi dell’anno hanno già accelerato in modo significativo, con potenziali effetti sulle rese che si manifesteranno solo nei prossimi raccolti.” ha dichiarato Eliana Chessa, Responsabile Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca.  

A sostenere le prospettive di lungo periodo è la crescente propensione agli investimenti in innovazione da parte delle imprese agroalimentari italiane, che stanno accelerando l’adozione di strumenti digitali e di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di aumentare la produttività e la competitività aziendale. Il mercato dell’Agricoltura 4.0 è tornato a crescere nel 2025, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro (+9%), segnale di una filiera che guarda al futuro con investimenti concreti. La ricerca sottolinea però che l’aumento del mercato non coincide necessariamente con un ampliamento della platea di aziende digitalizzate, ma riflette un maggiore utilizzo di soluzioni innovative da parte delle imprese già più mature sul piano digitale. Il futuro dell’innovazione nel comparto agroalimentare guarda agli ulteriori sviluppi dell’intelligenza artificiale, alla Blockchain e ad altre tecnologie che delineano business emergenti, come robotica, produzione di proteine alternative e digital twins.

La gestione del rischio rappresenta, infine, un nodo rilevante. Nel 2025 i valori assicurati delle polizze agricole agevolate raggiungono circa 9,94 miliardi di euroin aumento del 3% rispetto al 2024La componente vegetale resta prevalente, con poco più di 7 miliardi, mentre la zootecnia cresce fino a 1,46 miliardi di euro e le strutture aziendali si attestano a 1,39 miliardi. La diffusione rimane tuttavia limitata, con circa l’80% dei valori assicurati concentrato al Nord del Paese.

Marco Lazzari, Responsabile Servizio Agri banking di BPER Banca ha commentato: “I dati 2025 confermano che l’agroalimentare italiano è una filiera di eccellenza, capace di generare valore in modo solido e resiliente anche in un contesto internazionale tutt’altro che semplice. La crescita reale dell’industria alimentare, il record dell’export e la spinta verso l’innovazione digitale raccontano un settore che non si limita a difendere le proprie posizioni, ma investe per rafforzarle. Allo stesso tempo, le tensioni geopolitiche, dalla crisi di Hormuz ai dazi americani, testimoniano quanto questa filiera sia esposta a fattori esogeni difficili da anticipare. È in questo contesto che il sistema bancario gioca un ruolo fondamentale: accompagnare le imprese agroalimentari significa oggi saper leggere rischi complessi, sostenere gli investimenti in innovazione e offrire strumenti finanziari adeguati a una fase di trasformazione profonda.”

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