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Cronaca

Contratti pirata, Cgil Messina: “Troppi lavoratori e lavoratrici penalizzati. Basta dumping contrattuale, servono diritti e salari dignitosi”

I dati della piattaforma Ccnl della Cgil Sicilia fotografano una realtà preoccupante per la provincia di Messina

30 luglio 2026 – I dati della piattaforma Ccnl della Cgil Sicilia
fotografano una realtà preoccupante per la provincia di Messina:
migliaia di lavoratrici e lavoratori sono assunti con contratti pirata,
accordi sottoscritti da organizzazioni non rappresentative che prevedono
salari più bassi e tutele inferiori rispetto ai Contratti collettivi
nazionali firmati dalle organizzazioni comparativamente più
rappresentative. Lo evidenzia la Cgil Messina che rilancia la questione
del lavoro fortemente precario e la necessità di un patto per il lavoro
di qualità
Il fenomeno – osserva la Cgil – assume dimensioni particolarmente
rilevanti nel terziario e nei servizi, dove 4.874 lavoratori risultano
inquadrati con contratti pirata, ma interessa anche comparti
fondamentali come sanità, assistenza, cultura ed enti, con 942
lavoratori, e i poligrafici e spettacolo, con 372.
L’elaborazione della piattaforma della Cgil Sicilia evidenzia che, nel
settore del commercio, un commesso addetto alla vendita con contratto
pirata può subire una perdita salariale annua fino a 6.565,85 euro
rispetto al contratto sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil. A questo si
aggiunge una minore contribuzione previdenziale pari a 1.969,75 euro,
con un danno economico complessivo che raggiunge 8.535,60 euro all’anno,
destinato ad incidere anche sul futuro trattamento pensionistico del
lavoratore.
L’ applicazione dei contratti pirata, fa presente la Cgil Messina –  non
si traduce soltanto in perdita di salario netto per le lavoratrici e i
lavoratori che in un anno ammonta a circa 41 milioni di euro ma anche
minore gettito per l’Inps per un valore complessivo di cica 12 milioni
di euro annui per la sola provincia di Messina.
I contratti pirata – dichiara il segretario generale della Cgil
Messina, Pietro Patti – rappresentano uno strumento di dumping
contrattuale che impoverisce i lavoratori e altera la concorrenza tra le
imprese. Chi applica questi contratti paga salari più bassi, riconosce
meno diritti e scarica il costo della competizione sulle persone che
lavorano. È inaccettabile – prosegue Patti – che, a parità di mansioni,
un lavoratore possa percepire retribuzioni inferiori e avere meno tutele
semplicemente perché l’azienda applica un contratto non rappresentativo
e a ribasso. Questo fenomeno alimenta il lavoro povero e precarizza
ulteriormente il mercato del lavoro messinese”.
La Cgil Messina chiede che negli appalti pubblici e privati venga
applicato esclusivamente il contratto collettivo nazionale sottoscritto
dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, rafforzando i
controlli e approvando una legge sulla rappresentanza che impedisca
l’utilizzo dei contratti pirata.
“Difendere i contratti nazionali – conclude Patti – significa difendere
il salario, la sicurezza, la dignità del lavoro e garantire una
concorrenza leale tra le imprese. La qualità del lavoro non può essere
sacrificata in nome del massimo ribasso”.
La Cgil Messina ha già portato sul tavolo dell’Amministrazione comunale
la richiesta di un protocollo d’intesa per il lavoro di qualità, come
strumento per migliorare le condizioni di lavoro nel territorio, per
contrastare il lavoro a ribasso e tutte quelle diseguaglianze
contrattuali e salariali che rendono la realtà messinese particolarmente
fragile.

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