Riflessioni a voce alta dell’Ing Aldo Domenico Ficara
Il recente scioglimento del Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Messina ha riportato l’attenzione su un tema spesso poco conosciuto al di fuori degli addetti ai lavori: il commissariamento degli Ordini professionali. Si tratta di una misura straordinaria, ma tutt’altro che eccezionale, che interviene quando vengono meno le condizioni per il corretto funzionamento dell’ente.
Una crisi nata dal voto
La vicenda messinese affonda le sue radici nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio, svoltesi nel 2025. A seguito della consultazione, un gruppo di iscritti ha presentato ricorso contestando la regolarità di alcune candidature, in particolare rispetto ai limiti di mandato previsti dalla normativa.
Il contenzioso è stato esaminato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che ha accolto le contestazioni, determinando di fatto una situazione di illegittimità dell’organo eletto. Da quel momento, la stabilità dell’Ordine ha iniziato a vacillare.
Le dimissioni e il blocco dell’ente
La decisione ha innescato una crisi interna culminata con le dimissioni della quasi totalità dei consiglieri: 13 su 15 hanno lasciato l’incarico. Un passaggio decisivo, perché la perdita della maggioranza comporta automaticamente la decadenza dell’intero Consiglio.
In queste condizioni, l’Ordine non è più in grado di svolgere le proprie funzioni: dalla gestione dell’albo alla vigilanza disciplinare, fino alle attività amministrative ordinarie. Si configura quindi una vera e propria paralisi istituzionale.
Il commissariamento: una misura di garanzia
È in questo contesto che si inserisce il commissariamento. Il Ministero della Giustizia, che esercita la vigilanza sugli Ordini professionali, interviene nominando un commissario straordinario con il compito di garantire la continuità amministrativa.
Il commissario non è un organo politico, ma un gestore temporaneo: deve mantenere operativa la struttura, risolvere le criticità e soprattutto condurre l’ente verso nuove elezioni, restituendo la parola agli iscritti in tempi relativamente brevi.
Autonomia e controllo
Il caso di Messina evidenzia una dinamica tipica degli Ordini professionali italiani: da un lato l’autonomia, che consente agli iscritti di autogovernarsi; dall’altro il controllo pubblico, necessario a garantire il rispetto delle regole.
Il sistema si regge su questo equilibrio. Quando viene meno – per irregolarità, contenziosi o crisi interne – lo Stato interviene in via sostitutiva.
Un caso tutt’altro che isolato
Quanto accaduto a Messina non rappresenta un’eccezione. Le controversie legate ai limiti di mandato e alla regolarità delle elezioni sono sempre più frequenti negli Ordini professionali, segno di una crescente attenzione alla trasparenza e alla legittimità delle procedure.
Allo stesso tempo, le dimissioni di massa come strumento per determinare lo scioglimento mostrano come le crisi possano maturare anche dall’interno, senza necessariamente attendere un provvedimento formale immediato.
Verso nuove elezioni
Il prossimo passaggio sarà proprio il ritorno alle urne. Il commissario dovrà infatti organizzare nuove elezioni per ristabilire un Consiglio pienamente legittimato.
Per gli ingegneri messinesi si apre quindi una fase delicata ma decisiva: ricostruire una governance stabile, capace di rappresentare la categoria e di evitare il ripetersi di situazioni analoghe.
Una lezione istituzionale
Al di là della vicenda locale, il caso Messina offre uno spunto più ampio: negli enti pubblici a base associativa, la qualità delle regole e il loro rispetto sono elementi essenziali quanto il consenso elettorale.
Quando uno dei due viene meno, il sistema entra in crisi. E il commissariamento diventa non una sanzione, ma uno strumento necessario per ristabilire equilibrio e legalità.












