Mentre il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina si riaccende con forza, una nuova voce si alza, proponendo una prospettiva inedita e pragmatica. Nasce il movimento nazionale “No Progetto Ponte”, ideato dall’ingegnere Aldo Domenico Ficara, che si distingue nettamente dalla storica posizione dei comitati “No Ponte”. La sua filosofia non è una contrarietà preconcetta all’opera, ma un’esigenza di rigore e rispetto: un ponte si può e si deve fare, ma solo a patto che il progetto in tutte le sue fasi sia impeccabile.
La distinzione cruciale: da “No Ponte” a “No Progetto Ponte”
Il cuore della posizione del movimento risiede in un paradosso solo apparente. L’ingegner Ficara e i suoi sostenitori non sono contrari all’idea di un attraversamento stabile che colleghi la Sicilia alla Calabria. Al contrario, riconoscono il potenziale di sviluppo e il significato storico di tale infrastruttura. La loro battaglia non è ideologica, ma tecnica e deontologica. Il manifesto del movimento è chiaro: si oppone fermamente al progetto attuale, ritenuto carente e non conforme agli standard più elevati.
Le due colonne del manifesto: Norme Europee e Deontologia Professionale
Il manifesto si fonda su due pilastri fondamentali che ne definiscono la natura.
- Rispetto delle Norme Europee: Il movimento pone l’accento in modo inequivocabile sulla necessità di rispettare le direttive europee, in particolare la direttiva Habitat 92/43/CEEe la direttiva Uccelli 2009/147/CE. Lo Stretto di Messina è un’area di fondamentale importanza ambientale, cruciale per le rotte migratorie di specie protette. I sostenitori del movimento chiedono che il progetto sia sottoposto a una valutazione d’impatto ambientale che non lasci adito a dubbi, tutelando un patrimonio naturale unico e non sacrificabile in nome di presunte “scorciatoie”. Fare gli ingegneri, in questo contesto, significa anche essere custodi dell’ambiente.
- La Deontologia prima del Profitto: Il secondo pilastro è un appello diretto alla coscienza professionale. Per l’ingegner Ficara, l’ingegneria non può limitarsi alla sola fattibilità tecnica, ma deve essere guidata da un’etica inattaccabile. Il manifesto critica l’approccio che cerca di “aggirare le norme” unicamente per trarre profitto economico. La vera grandezza di un progetto si misura nella sua capacità di aderire rigorosamente a ogni norma, garantendo la massima sicurezza e la minima invasività per le popolazioni dello Stretto. È una questione di onore e responsabilità professionale.
Un Appello alla Qualità e alla Responsabilità
In sintesi, il movimento “No Progetto Ponte” è un grido a favore di un’ingegneria di qualità, che non si piega a compromessi. L’obiettivo non è bloccare il futuro, ma garantirlo, attraverso un progetto che sia un vanto per l’Italia intera. La sua nascita segna un nuovo capitolo nel dibattito sul Ponte, spostando il focus dalla dicotomia “Sì/No” a una più costruttiva domanda: “A quali condizioni?”.
Il movimento invita tutti coloro che credono in un’Italia più sicura, responsabile e rispettosa delle proprie leggi e del proprio territorio a unirsi a questa causa. Perché un ponte degno di questo nome è un simbolo di unione, non un motivo di discordia.










