«Abbiamo vinto. Ancora una volta. Ma questa volta, non è solo una vittoria giudiziaria: è il riconoscimento pieno della verità, della dignità, della nostra onorabilità calpestata per anni da un sistema che ci ha perseguitati.»
Con queste parole Cateno De Luca commenta l’ordinanza della Corte d’Appello di Messina, che ha accolto la sua istanza – e quella del presidente Nazionale della Fenapi Carmelo Satta – riconoscendo l’ingiusta detenzione subita nel 2017 Cateno De Luca commenta l’ordinanza della Corte d’Appello di Messinae disponendo il pagamento di un’indennità complessiva pari a 16.532,83 euro per ciascuno dei due. Di questi, 1.532,83 euro rappresentano il calcolo standard per i 13 giorni trascorsi agli arresti domiciliari, mentre 15.000 euro sono stati riconosciuti a titolo di risarcimento per il danno d’immagine e reputazionale, in considerazione del ruolo pubblico e dell’eco mediatica della vicenda.
Ma il valore dell’ordinanza va ben oltre l’aspetto economico. Il provvedimento – definito dagli avvocati “un unicum nella giurisprudenza italiana in materia di riparazione” – si caratterizza per la nettezza delle affermazioni in merito all’infondatezza delle accuse e all’assoluta estraneità di De Luca e Satta rispetto ai reati contestati.
La Corte ha infatti affermato con chiarezza:
> “Non si riscontrano atteggiamenti dolosi o colposi addebitabili all’istante, sotto alcun profilo di sorta.”
“Le accuse mosse nei confronti dell’On. De Luca sono risultate infondate.”
Nel dispositivo si evidenzia anche l’effetto lesivo sull’immagine pubblica e sull’attività politica del deputato, sottolineando:
> “Vi è un surplus di effetto lesivo… collegato a un danno all’immagine e al moto di discredito sociale… che ha inciso sull’attività politica, istituzionale e imprenditoriale dell’On. De Luca.”
Ancora più esplicite le parole riservate alla posizione di Carmelo Satta:
> “Totale mancanza di afflato criminale in capo al Satta Carmelo, soggetto attinto da sospetti solo per via della sua vicinanza al carismatico De Luca.”
Una valutazione che fotografa con precisione la matrice persecutoria dell’intera vicenda, che ha determinato l’illegittima privazione della libertà personale. «Non c’è nulla da aggiungere. Lo dice la Corte: siamo stati perseguitati per ciò che rappresentavamo», afferma De Luca.
Carmelo Satta ha parlato di un risarcimento che «non vale per l’importo economico, ma per ciò che rappresenta in termini di giustizia ritrovata». Dopo anni in cui entrambi sono stati sottoposti a una pressione giudiziaria e mediatica insostenibile, il pronunciamento della Corte «restituisce dignità e restituisce verità».
Per l’avvocato Carlo Taormina, legale di fiducia di entrambi sin dal 2011, si tratta di un’ordinanza di rilievo straordinario:
«Lasciatemi dire che, a mio giudizio, questa ordinanza non è semplicemente un provvedimento di giustizia riparativa: è un vero e proprio atto d’accusa. Un atto d’accusa contro chi ha compromesso non soltanto la libertà personale – e già questo sarebbe gravissimo – ma contro chi ha perseguitato, consapevolmente o meno, due cittadini che erano evidentemente innocenti.
La Corte non si limita a risarcire, ma ricostruisce con lucidità e coraggio una sequenza di fatti che nessuno aveva nemmeno chiesto di chiarire, ma che i giudici hanno ritenuto doveroso portare alla luce. Hanno ricostruito una persecuzione giudiziaria che si è protratta nonostante una lunga serie di assoluzioni, una dopo l’altra, tutte pronunciate da magistrature giudicanti diverse.
È questa ostinazione, questa pervicacia nel voler colpire a ogni costo, a impressionare più di ogni altra cosa. Nonostante le continue pronunce assolutorie, si è continuato a procedere, a colpire, a insistere con provvedimenti che nulla avevano più a che vedere con la ricerca della verità.
Da oltre quarant’anni esercito la professione, ma un provvedimento così non l’ho mai visto.
Di solito questi casi si chiudono con due paginette formali. Qui, invece, ci troviamo davanti a una motivazione estesa, chiara, netta, che andrebbe pubblicata integralmente su tutti i giornali. Perché finalmente racconta, in modo ufficiale, ciò che per anni è stato taciuto o strumentalizzato.
Questa ordinanza non restituisce solo giustizia: restituisce anche una cornice di verità e dignità, lava almeno in parte il dolore e le lacrime che hanno accompagnato questi lunghi anni. Ed è per questo che non può e non deve passare sotto silenzio. È come se la Corte avesse voluto dire: avete il diritto di valutare un’azione giudiziaria nei confronti di chi ha determinato tutto questo.”
De Luca ha infine ricordato che dal 2006 a oggi ha affrontato 15 procedimenti penali, tutti conclusi con assoluzioni o non luogo a procedere:
«Ho speso oltre 1,2 milioni di euro per difendermi da accuse che si sono rivelate infondate. Sono stati anni di attacchi, di isolamento, di sacrifici personali e familiari. Ma sono sempre andato avanti, convinto che la verità sarebbe emersa.
Io vengo arrestato perché – si legge nell’ordinanza – sono un “soggetto attinto da sospetti solo per via della sua capacità ed intraprendenza nel settore paraimprenditoriale di riferimento ed impegnato in rilevanti attività politiche”.
Nell’ordinanza inoltre si legge: “non si potrebbe addebitare al De Luca atteggiamenti dolosi o colposi per il solo fatto di essere soggetto carismatico e posto in posizione apicale nella complessiva organizzazione e rete di strutture di patronato dello stesso messa in piedi negli anni”.
In sostanza Cateno De Luca viene arrestato perché era bravo!
Perché – si legge ancora nell’ordinanza – “il rapporto verticistico, gestionale e decisionale del De Luca nella Galassia Fenapi, oltre che indice di specifica competenza tecnico-contabile ed amministrativa di settore, data anche dalla capacità politica, può certo aver dato adito a pur prospettabile valutazioni in chiave responsabilistica in sede cautelare”.
Nonostante tutto questo vogliamo ringraziare gli uomini e le donne che nella magistratura riescono a garantire una giustizia giusta, noi non siamo mai scappati dai processi e siamo stati assolti grazie a magistrati che hanno avuto l’onestà ed il coraggio di smontare le trappole che erano state create per ammazzarci.
Io ho subito dei processi meramente politici e l’ordinanza della Corte d’Appello lo ha certificato definitivamente, io ho subito una vera e propria aggressione giudiziaria perché da figlio di nessuno sono riuscito ad affermarmi grazie alle mie capacità ed alla mia preparazione.
Con questa ulteriore ordinanza ci auguriamo di aver fugato qualunque dubbio sulla nostra onestà.
Grazie a tutti coloro che in questi anni ci sono stati vicini nella preghiera e nella vita professionale e politica, grazie di vero cuore ai nostri difensori e consulenti che hanno avuto la capacità e la tempra di sostenerci non solo professionalmente ma anche umanamente nei tanti momenti di sconforto.
Ci aspettiamo le scuse dai politici blasonati che hanno contribuito alla gogna mediatica, da certa stampa spazzatura e giornalisti che usano la penna come una lupara, dagli stronzi del social che sanno sputare solo sentenze, dai politici che sui social e nelle TV fanno i pubblici ministeri.
Questa ordinanza insegna per l’ennesima volta che ciascuno deve fare il proprio mestiere: la politica ed i politici non devono occuparsi di processi e sentenze ed i magistrati non devono occuparsi di politica con convegni ed iniziative che spesso servono soltanto ad orientare l’opinione pubblica.
Abbiamo perso molto, conclude De Luca, ma non abbiamo mai perso la dignità. Ce la siamo tenuta stretta quando tutto sembrava perduto. Oggi possiamo guardare tutti negli occhi e dire: eravamo nel giusto. E oggi lo dice anche la giustizia italiana.»
Cateno De Luca











