Sembra che a Messina il problema sia la mancanza di divertimento che va dal ballare ai concerti condotti da cantanti di grido, alle mangiate di piazza all’insegna del fritto, tanto da far alzare i livelli di colesterolo e trigliceridi. Tutto bene se fosse un modo per far distrarre le persone dopo una settimana di intenso lavoro, meno bene se in città il lavoro latita o manca del tutto. Ma andiamo per ordine: in una nota l’Amministrazione comunale riferisce: “ nell’ambito del piano promozionale “Messina Città della Musica e degli Eventi – ESTATE 2023, approvato con delibera n. 295 dello scorso 8 giugno si esprime la volontà di promuovere iniziative da realizzarsi nella riqualificata Arena Capo Peloro “ex Sea Flight” e a villa Dante, nei prossimi mesi estivi di luglio, agosto e settembre, con l’obiettivo di valorizzare le attività culturali e turistiche del territorio messinese, attraverso il coinvolgimento degli organismi locali dei settori per offrire alla cittadinanza e ai turisti presenti in città momenti di intrattenimento musicali, di cinema, teatro, danza, arte, sport e enogastronomici “. Ora questi momenti di intrattenimento musicale, di cinema, teatro, danza, arte, sport e enogastronomici si sono svolti in una città caratterizzata da un crescente trend di disoccupazione e calo demografico, della serie c’è poco per cui divertirsi! Una nota particolare spetta alla presentazione dell’evento “MEGARANCINO l’arancino più grande del mondo: c’è la storia dentro”. Un evento che, secondo l’amministrazione comunale, è veicolo per brandizzare il nome di Messina. Non a caso la stessa amministrazione ha concesso la piazza più importante, piazza Duomo. Detto questo gettiamo un occhio sulla decrescita demografica di Messina, dovuta alla mancanza di lavoro. Osserviamo che in poco più di 10 anni, la città dello Stretto ha perso quasi 25mila abitanti, fra i quali tantissimi giovani. Basti pensare che dal 2017 al 2021 i ragazzi e le ragazze di età compresa tra i 20 e i 34 anni che hanno lasciato la città dello Stretto sono stati quasi 5mila. Mentre di quelli rimasti, il 31,8% dei giovani tra i 19 e i 29 anni è un Neet (non lavorano e non si istruiscono e non si formano professionalmente), mentre quelli occupati sono solamente il 21.7%. Dati impietosi che dovrebbero far pesare al netto di balli e mangiate di piazza.











