In questo anno giubilare il Marocco è l’insolita meta di una quarantina di pellegrini milazzesi che dal 25 aprile al 3 maggio hanno aderito alla proposta del Santuario di S. Antonio di Padova di Capo Milazzo. È il terzo di una “trilogia” di pellegrinaggi antoniani sulle orme del Santo: dopo Padova nel 2022 e il Portogallo nel 2024, è la volta del paese africano che nel 1221 accolse il Santo, appena passato all’ordine dei francescani e desideroso di predicare la buona novella ai musulmani. La tradizione narra che la missione in Marocco non ebbe successo, perché Antonio si ammalò gravemente e fu costretto a rimpatriare. Tuttavia, il vascello che lo avrebbe dovuto riportare in Portogallo, colto da una violenta tempesta, naufragò sulle coste di Capo Milazzo, dove ora sorge il caratteristico santuario rupestre a lui dedicato.
«La scelta del Marocco ha per noi un significato particolare» – ha sottolineato don Carmelo Russo, rettore del Santuario di Capo Milazzo. «Intanto, è la chiusura di un percorso formativo, dove “percorso” non è solo una metafora, ma la volontà di mettersi letteralmente in viaggio, per conoscere le radici della nostra devozione antoniana. Inoltre, il Marocco rappresenta un ponte geografico e culturale tra Europa e Africa. Sant’Antonio intuì che questa terra potesse diventare un laboratorio pacifico di dialogo tra credenti di fedi e culture diverse. Per riattualizzare queste intuizioni, abbiamo chiesto al nostro Arcivescovo, Mons. Giovanni Accolla, il permesso di portare con noi la reliquia del Santo custodita nel nostro Santuario».
Guida spirituale del pellegrinaggio è Mons. Domenico Mogavero, vescovo emerito di Mazara del Vallo, esperto di teologia del Mediterraneo e da anni “in campo” per favorire la collaborazione e l’incontro tra le Chiese di Sicilia e quelle del Nord Africa. Il dialogo interreligioso si sviluppa soprattutto nell’ambito quotidiano delle relazioni interpersonali, dove le differenze culturali e religiose non impediscono un rapporto di profonda amicizia e di reciproca collaborazione. Oltre alle classiche tappe (Rabat, Fès, Midelt, Merzouga, Ouarzazate, Tazert, Marrakech, Casablanca), il viaggio sarà impreziosito dall’incontro con le comunità cristiane locali: «La comunità cattolica in Marocco non supera i trentamila fedeli, ossia lo 0,08% della popolazione marocchina. Si tratta per lo più di persone provenienti da diversi paesi, assistiti da religiosi e sacerdoti europei e africani. Ma i criteri che edificano il vangelo non sono certo aritmetici. Piuttosto, il modello che ispira le chiese magrebine è quello di Charles de Foucauld» – ha spiegato il presule. «La minoranza cristiana testimonia una profezia specifica, perché con tenacia e creatività non cessa di vivere nella fede, nella speranza e nell’amore, e ci ricorda che è sempre possibile, in tutti i luoghi e in tutti i tempi, annunciare il vangelo. Ciò contribuisce a rendere la Chiesa una madre dal volto davvero universale». Infatti, la piccola chiesa marocchina svolge un significativo servizio di carità, sia come assistenza alle fragilità personali sia nella formazione scolastica e umana.
Come per il viaggio in Portogallo nel 2024, anche questa volta i pellegrini si affidano alla guida di Jorge Lozano Leitão, ormai conosciuto come “pellegrino zero”, dal momento che per primo ha percorso a piedi il cammino antoniano da Capo Milazzo a Padova nel 2021. Jorge, oltre ad essere guida turistica e devoto del Santo, è un esperto di viaggi in Marocco: «il Marocco ha una lunga tradizione di pacifica coesistenza tra culture e religioni diverse e la sua Costituzione riconosce un certo pluralismo che contribuisce a formare l’identità inclusiva e aperta del popolo marocchino» – ha voluto ricordare Jorge.











