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Relazione Schifani. C. De luca: “una relazione che certifica il fallimento di quattro anni di non governo”

Il leader di Sud chiama Nord critica anche la gestione della programmazione europea e del Fondo Sviluppo e Coesione

«Quella illustrata oggi dal presidente Schifani non è la fotografia di una Sicilia che cresce, ma il tentativo di raccontare una realtà che i siciliani smentiscono ogni giorno con la loro vita vissuta. Dopo quattro anni di permanenza allo stato vegetativo ci saremmo aspettati una relazione verità fondata sull’elencazione dei fallimenti. Abbiamo ascoltato invece un lungo elenco di dati che nel vano tentativo di autocelebrarsi hanno invece mostrato Schifani reo confesso”

 Lo dichiara il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, intervenendo all’Assemblea Regionale Siciliana dopo la relazione del presidente della Regione.

 «Schifani ha evitato di affrontare i temi più scomodi: dalla non attuazione della maggior parte delle leggi approvate dall’Ars alla mancata attuazione della Super ZES siciliana, nata grazie a un nostro intervento nell’ ultima legge di stabilità. Nessun riferimento alle numerose norme rimaste nei cassetti del suo governo, così come nessuna risposta agli atti di indirizzo votati dal Parlamento. Ha persino ignorato il dovere istituzionale di chiedere scusa per aver violato per quattro anni l’obbligo di presentare annualmente questa relazione».

 De Luca punta poi il dito contro i dati economici esibiti dal presidente della Regione.

 «Schifani si vanta di un avanzo di amministrazione di oltre 5 miliardi di euro, di cui buona parte accumulato in gestione corrente durante la sua presidenza, quando qualsiasi amministratore sa che un avanzo così elevato soprattutto nella gestione corrente certifica una sola cosa: l’incapacità di spendere le entrate annuali. Lo stesso vale per il rating. Se non si investe e non si spendono i fondi, gli indicatori finanziari migliorano sulla carta, ma la Sicilia resta paralizzata. E infatti continuiamo a essere tra le regioni europee con i più bassi livelli di crescita, nonostante le ingenti risorse comunitarie a disposizione: tra le 250 regioni d’Europa la Sicilia rimane nelle ultime 20 in termini di crescita”.

 Il leader di Sud chiama Nord critica anche la gestione della programmazione europea e del Fondo Sviluppo e Coesione.

«Avete sottoscritto accordi senza progetti concreti, continuando a modificare la programmazione 2021-2027 proprio perché mancavano gli interventi da finanziare. Parlare oggi di capacità di spesa è semplicemente fuori dalla realtà. Così come è fuori dalla realtà rivendicare opere che derivano da scelte legislative e da emendamenti approvati da questo Parlamento, senza che il governo sia stato poi capace di attuarli. È quanto accaduto ad esempio con i fondi destinati a Messina.

I circa 110 milioni di euro destinati a Messina che oggi rivendica come finanziamenti complementari per il Ponte sullo Stretto di Messina non sono il frutto dell’azione del suo governo, ma dei primi emendamenti che ho presentato e del recupero del famoso articolo 99 della finanziaria del  2018.

Nei sei mesi in cui ho ricoperto il ruolo di deputato regionale, grazie a un accordo d’Aula, furono destinati circa 500 milioni di euro agli interventi territoriali, dei quali quasi 90 milioni assegnati alla città di Messina. È giusto riconoscere i meriti del Parlamento, ma è altrettanto doveroso ricordare che molte di quelle risorse attendono ancora di essere pienamente attuate. Emblematico è il caso della ex Sanderson: nonostante da tre anni siano state approvate le norme per il trasferimento dell’area al Comune di Messina e siano stati stanziati 25 milioni di euro per il risanamento ambientale tutto è ancora fermo. Questa è la differenza tra approvare una legge e saper amministrare: amministrare significa accompagnare ogni scelta fino alla sua concreta realizzazione, trasformando gli stanziamenti in opere e risultati per i cittadini.»

De Luca richiama infine le emergenze che, a suo giudizio, il governo regionale ha completamente trascurato.

«Nella relazione non c’è traccia della crisi del comparto cerealicolo, delle difficoltà del sistema produttivo, del progressivo definanziamento delle autonomie locali, di una sanità che, anziché migliorare, continua a peggiorare, né delle gravi criticità del ciclo dei rifiuti. Dopo quattro anni ci saremmo aspettati la relazione di una rivoluzione amministrativa, ma quella rivoluzione non c’è mai stata. Al contrario, gli indicatori sulla qualità della vita urbana raccontano una Sicilia che arretra e, sul fronte della sanità, gli unici dati che hanno segnato questi anni sono troppo spesso quelli delle inchieste giudiziarie. La Sicilia continua a perdere competitività, i giovani continuano a lasciare la propria terra perché non intravedono prospettive e il governo continua a raccontare una realtà che esiste soltanto nelle proprie relazioni. I siciliani, invece, giudicano ogni giorno sulla base della vita che vivono. Ed è proprio questa realtà, fatta di servizi che non funzionano, occasioni mancate e opportunità perdute, a rappresentare la più severa bocciatura dei quattro anni del non governo Schifani».

ufficiostampa@sud-chiamanord.it
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