È la riflessione del giovane messinese, Pasquale Mollo, dopo le tragiche morti a Messina, il 6 giugno Riccardo Coglitore 15 anni, il 29 giugno Giulia Scimone 16 anni, e il 10 luglio Vincenzo La Foresta 49 anni.
Si tratta di cambiare i comportamenti attraverso una rivoluzione interiore che ciascuno deve compiere, istituzioni e cittadini, finalizzata a capire che siamo esseri in relazione, dotati di libertà e, pertanto, responsabili delle nostre scelte, con le quali noi possiamo costruire o distruggere la nostra dignità e la civile convivenza, possiamo addirittura togliere a noi stessi e agli altri il diritto di vivere. Possiamo, inoltre, onorare la verità rendendo pubblico il nome di colui che ha compiuto un reato irreversibile, come avvenuto per Giulia, uccisa dalla guida spericolata della moto da Alessandro Mondo di 19 anni. Lo stesso doveva avvenire per Vincenzo La Foresta, ucciso dall’elevata velocità con cui un commerciante di 40 anni guidava una moto comprata un giorno prima e, apprendiamo dalla stampa, forse neanche assicurata.
Un commerciante di 40 anni ha un nome ed è giusto che la comunità sappia chi ha compiuto il reato, adottando comportamenti che creano grave allarme sociale. Non si tratta di mera curiosità, ma di servire la verità per sostenere la prevenzione: conoscere il nome di chi adotta simili comportamenti è essenziale per tutelare l’incolumità nostra e dei nostri figli da un pericolo presente sulle strade della nostra città.
La rivoluzione morale, a partire dai ruoli apicali fino ai cittadini, si sostanzia nel servizio ai valori, che richiede l’uso etico della libertà, con la consapevolezza che siamo chiamati a compiere sia la scelta giusta tra bene e male, tra verità e menzogna, tra egoismo e solidarietà, e sia a superare il gap tra le parole e i fatti, compiendo, come sollecita l’AIFVS, azioni concrete per raggiungere gli obiettivi che qualificano il nostro ruolo in uno stato di diritto: tutelare il prioritario diritto di vivere, senza il quale gli altri diritti decadono.
La sfida dell’AIFVS è anticipare al 2030 sulle strade delle nostre città l’obiettivo “Vittime zero”, il cui raggiungimento è previsto dall’UE su tutti i territori nel 2050, tenendo conto delle indicazioni del “Safe system” e della “prevenzione responsabilità condivisa”.










