Il Sud Innovation Summit nasce con l’obiettivo di portare innovazione, tecnologia e competenze nel Mezzogiorno, offrendo ai giovani strumenti concreti per costruire il proprio futuro. Un’iniziativa che, almeno nelle intenzioni, si propone di ridurre il divario tra Nord e Sud, creando connessioni tra imprese, università e istituzioni, e promuovendo la nascita di un ecosistema dell’innovazione meridionale.
Tuttavia, come osserva il prof. Aldo Domenico Ficara in un commento pubblicato dalla Gazzetta del Sud, l’entusiasmo che circonda eventi di questo tipo rischia spesso di rimanere confinato nel perimetro delle buone intenzioni.
“Lodevole, certo, l’intento del Sud Innovation Summit: portare innovazione, tecnologia e competenze nel Mezzogiorno, offrendo ai giovani ‘strumenti concreti’ per costruire il proprio futuro. […] Ma la domanda è: dopo l’entusiasmo, cosa resta davvero?”
Un interrogativo che tocca il cuore del problema: la distanza tra la retorica dell’innovazione e la concretezza delle opportunità. In Italia, osserva Ficara, si moltiplicano summit, forum e convegni sulla formazione digitale. Tutti parlano di ecosistemi, hub di talenti, intelligenza artificiale e transizione digitale. Eppure, troppo spesso, questi eventi si esauriscono in un weekend di workshop e slogan motivazionali, senza generare percorsi strutturati e continui per i giovani.
“Un laboratorio di coding o una borsa di studio (pur meritoria) non bastano a cambiare le sorti di una generazione che nel frattempo lotta con stage non retribuiti, contratti precari e fughe all’estero.”
La riflessione del professore mette a nudo una contraddizione evidente: si parla di talent hub, ma mancano le condizioni per trattenere i talenti. Il SIS Talent Hub promette incontri tra giovani e aziende, ma – come nota Ficara – il vero banco di prova sta nel verificare quante di queste aziende siano pronte a offrire contratti stabili, prospettive di crescita e salari dignitosi.
La retorica dell’“investire su se stessi” funziona bene sui social, ma rischia di trasformarsi in un alibi per spostare la responsabilità del cambiamento esclusivamente sui giovani, dimenticando che il problema non è la carenza di talento, bensì l’assenza di strutture solide e di politiche occupazionali coerenti.
E poi c’è la questione simbolica: il Sud che “non aspetta il cambiamento, ma lo crea”. Una frase potente, ma che stride con la realtà di un Mezzogiorno che continua a perdere capitale umano, costretto a guardare altrove per trovare opportunità.
“Forse sarebbe il caso di passare meno tempo a celebrare l’‘innovazione’ e più tempo a chiedersi perché il Sud continua a essere terreno fertile solo per i convegni, non per le imprese che dovrebbero nascere da essi.”
In conclusione, per il Prof. Ficara il Sud Innovation Summit rappresenta un segnale potenzialmente positivo, ma solo se saprà trasformarsi da vetrina di entusiasmo momentaneo a piattaforma concreta di sviluppo e occupazione. Servono investimenti veri, politiche di lungo periodo, e soprattutto la volontà di costruire un tessuto economico che permetta ai giovani di restare, crescere e contribuire alla rinascita del territorio.
Finché ciò non accadrà, ammonisce Ficara, continueremo a parlare di futuro… senza che arrivi mai davvero.











