Messina vive il suo momento felice dal punto di vista crocieristico. Nel 2023 abbiamo avuto 694 navi da diporto e 197 navi da crociera corrispondenti a 508.305 passeggeri scesi a Messina, con un incremento di 149 mila arrivi in più – tra turisti ed equipaggi . rispetto al 2022. Nel 2024, solo nel mese di Ottobre – mese non certamente estivo – abbiamo avuto 115.196 passeggeri. Per un totale complessivo per l’anno appena trascorso di ben 670 mila turisti. E il trend è in crescente aumento.
Ma si tratta di un turismo passeggero (“mordi e fuggi”) per una permanenza di un giorno, un giorno e mezzo. Ma la domanda che tutti si pongono e come renderlo più stanziale, più duraturo. Abbiamo bellezze paesaggistiche, mare, laghi, monti, natura incomparabile, ma se questo non è ben veicolato dai tour operetor, ma soprattutto da un’adeguata recettività, finisce per non dare i risultati sperati. Cito, per esempio, la riviera romagnola.
Ma il nostro valore aggiunto è rappresentato dalla ricca offerta culturale che Messina offre e può offrire. Pensate che il borgo di Valogno (provincia di Caserta) stava per scomparire per mancanza di cittadini residenti. Quest’ultimi con l’aiuto di alcuni artisti hanno colorato e abbellito con murales gran parte delle pareti esterne delle loro abitazioni, attraendo un innumerove flusso di turisti, con incremento dei residenti, della ricettività e ristorazione, oltre ad altre varie attività. Ma perchè Massa S. Nicola non potrebbe avere lo stesso destino? Da anni si parla di progetti ma in pratica si è fatto poco o nulla.
Quasi tutte le città più importanti del mondo hanno un elemento distintivo che le caratterizza e per il quale sono universalmente riconoscibile. Penso alla Torre Eiffel, alla Statua della Libertà a Ney York, al Colosseo di Roma, alla Torre di Pisa o al Duomo di Milano, per citarne alcuni, compreso il lungomare di Reggio Calabria. Messina com’è riconoscibile?
Il campanile con il suo orologio meccanico e astronomico più grande e complesso al mondo? Qual’è il brand Messina, l’elemento che la rende riconoscibile nel mondo? Potrebbe essere il ponte?. Ma oggi non ce l’abbiamo. Si parla tanto del brand “Antonello da Messina” Conosciamo il luogo dove egli visse e fece bottega, abbiamo il luogo di sepoltura e abbiamo anche due delle sue opere conservate al Museo Regionale. Ma potremmo fare molto di più realizzando: Il Lungomare di Antonello (dalla foce del torrente Boccetta fino al Margherita) dove allocare tutte le riproduzioni in scale reale delle opere del Maestro e della sua scuola; Un weekend gratuito a Messina per tutti coloro che si sposano di cui almeno uno degli sposi porti il nome di Antonella/Antonello; Premio Internazionale di pittura/fotografia Antonello da Messina (avevamo il Davide di Donatello poi “trasferito” a Roma); Premio Nazionale Antonello da Messina riservato agli studenti delle Accademie a degli Istituti Artistici, per opere pittoriche con tecnica e tema libero o da scegliere annualmente (come attualmente si fa per le gare di latino, chimica, matematica, ecc); Realizzare, infine, con il birrificio locale il marchio “Birra di Antonello da Messina”.
Bisogna non solo saper raccontare la nostra storia, il nostro territorio, lo story telling deve essere accompagnato da un’offerta di servizi culturali adeguati, che renda facilmente fruibili i siti culturali. Penso ai mezzi di trasporto, alla segnaletica verticale/orizzontale, anche in varie lingue, al materiale promo-pubblicitario, agli audio in lingua, ai percorsi per soggetti diversamente abili e per ipovedenti, insomma a percorsi facilmente fruibili ed individuabili. Un lavoro sinergico con altri soggetti istituzionali, religiosi e privati. Penso anche alle tante chiese spesso chiuse: Oratorio della Pace (Varette), S.Elia, S.Giuseppe, Catalani, Alemanna, Sacrario Cristo Re, San Francesco dei Mercanti, San Tommaso Apostolo detta il Vecchio. Penso all’Antiquarium del Municipio e resti archeologici adiacenti. All’acquario comunale, alle fortificazioni e mura del ‘500. Ai forti Umbertini dove ognuno potrebbe essere sede di una esposizione permanente (le carrozze di Molonia o le bambole – circa mille – di Lillo Alessandro, ma anche alla sua ricca collezione di strumenti musicali – oltre 100- dalla provenienza più disparata dovuta ad oltre 60 anni di attività. Strumenti che potrebbero, eventualmente, arricchire ed ampliare il museo etno antropologico già esistente a Gesso. Penso al Museo dei Carretti, Pupi e Tradizioni Popolari Siciliane di Antonio Curcio, anch’esso ubicato a Gesso.
Penso al Monte di Pietà, alla Tomba di Largo Avignone; al Museo della Fauna, a quello Painiano, al Museo del Novecento, al Museo etno-antropologico di Castanea, ad un’esposizione permanente di armi antiche (di proprietà di Ori Saitta Gaetano) considerata la seconda collezione d’Italia, dopo quella di Torino, da allocare magari al Forte Gonzaga quando sarà finalmente restaurato e arredato. Penso ad un Museo del Rinascimento da realizzare con il materiale di proprietà sempre del benemerito prof. Ori Saitta, il quale, tra l’altro ha realizzato a spese proprie, una meravigliosa esposizione di: strumenti musicali, bilance, vasellame in peltro, vasi di ogni genere e dimensione, statuine in ceramica di pregio, monete, vestiti, ecc, sita in via S. Sebastiano. Penso alla necessità di realizzare un vero, grande Museo dell’arte dei Pupari, considerata la gloriosa tradizione messinese, oggi ben rappresentata dalla Collezione Gargano ospite in piccoli locali della Città Metropolitana di Messina. Penso al nostro Museo e a quello che potrebbe nascere all’ex ospedale Margherita, dove sarebbe opportuno creare, tra l’altro, una scuola di restauro. Penso anche ai musei che vorremmo e che ci mancano: al Museo della Memoria e del Terremoto; al Museo del Mare (dove potrebbe trovare definitiva sistemazione anche la ricca collezione malacologica che si trovava nei locali dell’acquario della Villa Mazzini); al Museo dell’Emigrazione (affinchè non si perda la memoria dei tanti messinesi e siciliani partiti in varie parti del mondo alla ricerca di una vita più dignitosa); al Museo delle Macchine Votive (Vara e Giganti in primis). Penso anche alla valorizzazione dei luoghi cari ai Messinesi. Cito solo la Casa Museo di Maria Costa e la Casa Pascoli. Luoghi, musei, esposizioni che vanno valorizzati ancor di più e inseriti in un circuito sinegico e in stretta collaborazione tra pubblico e privato.
Un elemento non marginale per migliorare l’offerta turistica lo sta assumendo sempre di più la gastronomia locale con l’ampia offerta culinaria che sa offrire il nostro territorio.
Un incremento si sta rilevando anche nel turismo delle radici, ovvero la ricerca delle proprie origini dei figli e nipoti dei tantissimi emigati, soprattutto Argentini, Australiani, Canadesi e Americani. La moglie dell’ex presidente degli Stati Uniti, Jill Jacobs, ovvero Giacoppo, con origini nel villaggio di Gesso, è un esempio eclatante.
Per ultimo, ma non per ultimo, penso alla pesca turismo e al turismo religioso che può dare quella marcia in più che serve alla nostra città. Una città di Santi (Santa Eustochia, Sant’Annibale, San Placido e fratelli, San Liberale, San Filippo, San Rizzo, San Neocastro, San Leone Papa – creatore del segno della pace -, ecc.) . Una città che conserva nelle proprie viscere il primo convento dei Carmelitani sorto in Europa (Ecclesia di Santa Maria del Monte Carmelo a Ritiro) e, successivamente, nel 1418, primo convento dei Frati Minori Osservanti nato in Sicilia (Ecclesia di Santa Maria di Gesù).
In conclusione i beni culturali possono certamente trainare e incrementare il turismo, non solo di nicchia, ma che può coinvolgere vaste fasce di turisti e nei più ampi settori. Ma se tutto ciò non viene accompagnato da quello di cui si è appena accennato sopra, cioè, tra l’altro, dei servizi e dell’offerta ricettiva adeguata, non si riesce a fare gran chè. Si lascia spazio alle suggestioni e alla creatività positiva come nel caso del Ritrovo di Shakespeare, realizzato alle spalle del duomo. Un tavolo permanente che coinvolga i vari soggetti e la Fondazione Messina, sarebbe più che auspicabile. Nelle nostre radici c’è anche il nostro presente e il nostro futuro.
“Il mondo che abbiamo creato oggi ha problemi che non possono essere risolti con lo stesso modo di pensare con cui li abbiamo creati” ( Albert Einstein).
Messina 25.02.2025











