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Messina, Mantova e Cosenza: tre giovani morti in poche ore sulle strade italiane. «La tutela della vita deve diventare la prima lezione di educazione civica»

Il CNDDU rinnova l’appello alle istituzioni affinché scuola, famiglie, enti locali, associazioni e forze del’ordine operino con continuità nella costruzione di una cultura della prevenzione, della responsabilità e della legalità,

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la tragica morte di Giulia, la quindicenne investita nella tarda serata di domenica a Torre Faro, frazione di Messina, mentre percorreva una strada del proprio quartiere. Secondo le prime ricostruzioni investigative, la giovane sarebbe stata travolta da una motocicletta condotta da un ventenne che, prima dell’impatto, avrebbe effettuato una manovra ad alta pericolosità. Il conducente è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale, mentre sono ancora in corso gli accertamenti tossicologici e alcolemici per chiarire ogni aspetto della vicenda.

Nelle stesse ore altre due famiglie sono state colpite da un dolore altrettanto devastante. All’alba, lungo la tangenziale di Guidizzolo, nel Mantovano, un ragazzo di diciannove anni ha perso la vita nello scontro tra la propria autovettura e un autoarticolato. Poche ore prima, sulla Strada Statale 106 Jonica, nel territorio di Pietrapaola, in provincia di Cosenza, un giovane di ventisei anni è deceduto dopo il violento impatto tra l’automobile che conduceva e un camion; gravemente feriti gli altri occupanti del veicolo e il conducente del mezzo pesante. Tre tragedie consumatesi nell’arco di poche ore, in territori diversi ma accomunate dallo stesso esito irreversibile: il diritto alla vita negato e il futuro di tre giovani improvvisamente cancellato.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che ogni morte sulle strade non possa essere archiviata come una mera fatalità o una semplice notizia di cronaca. Dietro ciascun incidente vi sono responsabilità individuali, fattori culturali, comportamenti evitabili e una diffusa sottovalutazione del valore della vita umana. Per questa ragione è necessario affrontare il fenomeno come una vera emergenza educativa e sociale. La sicurezza stradale deve diventare parte integrante dell’educazione alla cittadinanza e ai diritti umani. Educare al rispetto delle regole significa educare al rispetto della persona, della dignità e della vita; significa comprendere che ogni scelta compiuta alla guida produce conseguenze che possono coinvolgere irreversibilmente altre esistenze.

Il CNDDU rinnova l’appello alle istituzioni affinché scuola, famiglie, enti locali, associazioni e forze del’ordine operino con continuità nella costruzione di una cultura della prevenzione, della responsabilità e della legalità, capace di incidere sui comportamenti quotidiani delle nuove generazioni. La prevenzione non può limitarsi all’inasprimento delle sanzioni: deve tradursi in un investimento educativo permanente, perché ogni giovane possa maturare la consapevolezza che il rispetto delle regole rappresenta il primo e più concreto atto di tutela dei diritti umani.

Le morti di Messina, Mantova e Cosenza non sono episodi isolati, ma l'espressione di una ferita che continua ad attraversare il nostro Paese. Secondo gli ultimi dati ISTAT, ogni anno in Italia si registrano oltre 165.000 incidenti stradali con lesioni, che provocano più di 3.000 vittime e circa 224.000 feriti. Gli incidenti stradali continuano a rappresentare una delle principali cause di morte tra i giovani tra i 15 e i 29 anni, mentre tra i comportamenti più frequentemente all’origine degli scontri figurano la distrazione alla guida, la velocità eccessiva e il mancato rispetto delle norme di precedenza.

Questi numeri non descrivono soltanto un problema di sicurezza pubblica: raccontano una crisi educativa. Una società che continua a perdere così tanti ragazzi sulle strade è una società chiamata a interrogarsi sul modello culturale che propone alle nuove generazioni. Viviamo in un tempo che spesso associa la velocità al successo, il rischio all’affermazione personale e l’inosservanza delle regole a una forma di emancipazione. È una narrazione che va radicalmente contrastata. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sostiene da sempre che il diritto alla vita costituisce il presupposto di tutti gli altri diritti. Per questo motivo l’educazione alla sicurezza stradale deve essere riconosciuta come autentica educazione ai diritti umani: rispettare il Codice della strada significa riconoscere il valore inviolabile della persona, propria e altrui.
Ogni banco scolastico che resta vuoto dopo un incidente, ogni famiglia che attende invano il ritorno di un figlio, ogni progetto di vita improvvisamente interrotto rappresentano una sconfitta dell’intera comunità educante.

Non possiamo limitarci al cordoglio ogni volta che una giovane vita si spegne. Dobbiamo costruire una cultura nella quale la prudenza sia considerata una virtù civile e la responsabilità personale diventi il fondamento della libertà. Solo quando i nostri giovani comprenderanno che il vero coraggio non consiste nel superare un limite, ma nel proteggere la vita, potremo dire di aver trasformato il dolore in coscienza civile e l’educazione in autentica prevenzione.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

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