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Cronaca

Messina, il sit-in del Ringo: la Città si stringe attorno ad Antonello

I Messinesi chiedono chiarezza, attenzione e tutela per la propria memoria

Non è stato soltanto un sit-in. È stato un modo per dire che Messina non intende rassegnarsi a perdere, insieme alle opere di Antonello, una parte della propria memoria.

Sul lungomare del Ringo, davanti alla chiesa e a pochi passi dal Museo Regionale Interdisciplinare “Maria Accascina”, cittadini, artisti e associazioni si sono ritrovati per reagire al furto che, nella notte di Ferragosto, ha interessato alcuni dei tesori più preziosi della nostra Città.

A essere sottratte sono state quattro opere di Antonello da Messina: tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, realizzato nel 1473, e una tavola bifronte con la Madonna col Bambino e un francescano in adorazione e il Cristo in Pietà. Due delle tavole del polittico, inizialmente portate via dai ladri, sono state successivamente ritrovate e abbandonate nelle vicinanze del museo.

Il valore economico del patrimonio sottratto è enorme, con una stima complessiva indicata dalle prime ricostruzioni nell’ordine di 70-80 milioni di euro. Ma ridurre questa vicenda a una cifra sarebbe quasi un altro torto. Per Messina, infatti, quelle tavole non rappresentano soltanto capolavori del Rinascimento: sono frammenti della storia della Città, della sua identità e di una memoria artistica che ha attraversato secoli, terremoti, distruzioni e ricostruzioni. Il Polittico di San Gregorio, in particolare, era rimasto a Messina dalla sua realizzazione.

È proprio questo sentimento ad avere portato le persone  a scendere in piazza al Ringo. L’appello partito dall’artista Lelio Bonaccorso, ha trasformato lo sgomento individuale in una manifestazione collettiva: non soltanto la richiesta di recuperare le opere, ma anche quella di rafforzare la tutela, la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio culturale messinese.

Il luogo scelto non è casuale. Dal Ringo lo sguardo corre verso il museo, quasi a sottolineare una distanza che oggi appare più dolorosa che mai: quella tra la ricchezza custodita nelle sale del MuMe e la percezione, troppo spesso insufficiente, del suo valore. Il furto ha infatti aperto anche una domanda più ampia sulla sicurezza dei musei e sulla capacità delle istituzioni di proteggere opere che, per la loro rarità e notorietà, sono di fatto impossibili da collocare legalmente sul mercato. Le indagini sono in corso e gli investigatori valutano anche l’ipotesi di un furto su commissione.

C’è poi un paradosso che rende questa vicenda ancora più amara. Appena pochi mesi fa, lo Stato italiano aveva investito 14,9 milioni di dollari per riportare nel patrimonio pubblico un altro capolavoro di Antonello, l’Ecce Homo, definito dal Ministero della Cultura un’opera di eccezionale rilevanza. Oggi, nella città che diede i natali al pittore, il suo patrimonio già fragile ” fisicamente”, si trova invece al centro di un allarme.

Antonello da Messina non è soltanto un nome scritto nei manuali di storia dell’arte. È uno dei simboli attraverso cui Messina racconta se stessa al mondo. Nato nella città dello Stretto intorno al 1430 e morto nel 1479, Antonello rappresenta una delle figure più incisive della pittura italiana del Quattrocento.

Per questo, al Ringo, il dolore per il furto ha assunto la forma di una rivendicazione civile. La richiesta è semplice e insieme enorme: che le opere tornino a casa. E che, una volta tornate, Messina sappia finalmente proteggerle e valorizzarle come ciò che sono: non un patrimonio di pochi, non semplici oggetti di pregio, ma una parte dell’anima della Città di Messina.

Perché quando viene sottratta un’opera di Antonello, a Messina non viene portato via soltanto un dipinto. Viene portato via un pezzo di memoria collettiva. E il sit-in del Ringo è stato, prima di tutto, il modo della Città di dire che quella memoria non vuole perderla.

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