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Cronaca

La situazione della scuola Domenico Savio, l’Avv. Marco Oliveri precisa alcuni aspetti

In relazione all’articolo pubblicato in data 3 ottobre 2026 sulla situazione della scuola Domenico Savio di Messina ed in merito ad alcune dichiarazioni della direttrice scolastica, in esso contenute – secondo le quali “al 20 settembre, gli arretrati risultavano pagati e che rimaneva la mensilità di agosto” – ritengo doveroso, nella qualità di legale di alcune delle insegnanti che hanno rassegnato le dimissioni, precisare alcuni aspetti della vicenda, affinché venga restituita una rappresentazione corretta e completa dei fatti, almeno con riferimento alle posizioni delle mie assistite. Non corrisponde alla situazione delle lavoratrici da me assistite l’affermazione secondo cui, nel mese di settembre, sarebbero stati corrisposti tutti gli stipendi arretrati, con la sola eccezione della mensilità di agosto. In particolare, una delle mie assistite deve tuttora percepire le retribuzioni relative ai mesi di giugno, luglio e agosto 2026. Nel caso di un’altra lavoratrice, invece, il pagamento della mensilità di giugno è intervenuto a settembre e soltanto a seguito delle dimissioni con contestuale formale costituzione in mora trasmessa a mezzo PEC dal sottoscritto legale. È necessario chiarire, inoltre, che le dimissioni delle lavoratrici non sono state una scelta immotivata, né una decisione assunta a cuor leggero. In assenza del pagamento delle retribuzioni dovute, le insegnanti si sono trovate nella concreta difficoltà di proseguire il rapporto di lavoro, non potendo continuare a sostenere personalmente le conseguenze economiche del mancato adempimento degli obblighi retributivi da parte del datore di lavoro. Le dimissioni sono state, dunque, una decisione maturata in un contesto nel quale il lavoro prestato non trovava il corrispondente e regolare adempimento sul piano retributivo. La vicenda, peraltro, non si esaurisce nei mancati pagamenti degli ultimi mesi. Già nel corso dell’anno scolastico precedente si erano registrati notevoli ritardi nella corresponsione degli stipendi e, anche durante l’anno scolastico appena concluso, il pagamento delle retribuzioni è avvenuto più volte in ritardo. Si tratta, pertanto, di una situazione che, per quanto riferito dalle mie assistite, si è protratta nel tempo, alimentando incertezza e difficoltà economiche per le lavoratrici. A rendere ancora più problematica la situazione è stato il mancato riscontro alle richieste avanzate dalle insegnanti. La scuola, infatti, non ha fornito risposte alle richieste bonarie formulate direttamente dalle lavoratrici e ha successivamente mantenuto il medesimo atteggiamento anche nei confronti delle reiterate comunicazioni inviate dal sottoscritto nell’interesse delle stesse. Le PEC trasmesse dal sottoscritto legale, infatti, non hanno ricevuto riscontro. Le richieste di pagamento delle retribuzioni arretrate e quelle finalizzate a ottenere la documentazione relativa ai rapporti di lavoro, comprese le buste paga e i prospetti di liquidazione del trattamento di fine rapporto (TFR), sono rimaste prive di risposta. Soltanto in tempi recenti si sono registrati sviluppi sul versante documentale, senza che ciò abbia comunque eliminato tutte le criticità segnalate, anche con riferimento alla consegna delle buste paga relative al mese di agosto e dei cedolini TFR. È stato proprio il protrarsi di questa situazione, nonostante i tentativi di risoluzione stragiudiziale, a costringere alcune delle lavoratrici a rivolgersi al Tribunale del Lavoro, chiedendo l’emissione di decreti ingiuntivi per il recupero delle retribuzioni non corrisposte e per ottenere la consegna della documentazione relativa ai rispettivi rapporti di lavoro. Non si può, pertanto, ricostruire la vicenda delle dimissioni prescindendo dal contesto in cui esse sono maturate: ritardi retributivi ripetuti nel tempo, mensilità non corrisposte, richieste rimaste senza riscontro e necessità di ricorrere all’autorità giudiziaria persino per ottenere il pagamento di quanto dovuto e la documentazione lavoristica. È doveroso che questi elementi trovino spazio nel racconto della crisi dell’istituto, perché dietro le dimissioni vi sono lavoratrici che hanno prestato la propria attività professionale senza ricevere regolarmente il compenso dovuto e che, prima di adire le vie legali, hanno tentato invano di ottenere una soluzione attraverso richieste bonarie e successive formali sollecitazioni.

Avv. Marco Oliveri

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