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Sanità in Sicilia, PRI: il Ministero ne certifica il fallimento, un altro caso di malasanità a Messina ne è la prova.

La sanità non è un capitolo di bilancio: è un diritto costituzionale. E in Sicilia, ogni giorno, viene calpestato.

E’di sabato scorso 11 luglio 2026 la notizia di un altro caso di malasanità: una donna con una
documentata grave frattura al bacino viene lasciata per 5 ore al Pronto Soccorso del Policlinico di
Messina in attesa di essere visitata e alla fine dimessa per mancanza di posti letto e quindi costretta ad
andare in una struttura privata.
Questa è la sanità siciliana reale: non quella dei numeri sulla carta ma quella che si abbatte sulla pelle
dei malati nei corridoi degli ospedali. Un caso che è la fotografia di ciò che riscontra lo stesso Ministero:
liste d’attesa infinite, reparti saturi, personale allo stremo, cittadini ormai numeri di statistica.
Infatti il monitoraggio LEA del Ministero della Salute e il XIV Rapporto CREA Sanità 2026 dicono
senza mezzi termini ciò che la politica regionale continua a nascondere dietro comunicati
autocelebrativi: la Sicilia è tra le peggiori regioni d'Italia per assistenza sanitaria, bloccata sotto la soglia
critica del 40% di performance, superata persino da territori con meno risorse. Non un incidente
statistico, ma il risultato di anni di scelte sbagliate e di un sistema lasciato allo sbando per concreta
mancanza di capacità gestionale.
E mentre l'assessorato continua a snocciolare percentuali di “miglioramento” e l’ASP di Messina
sbandiera progressi nella crescita dei servizi, che se pur utili, mal si associano ai fatti reali, si assiste
ancora una volta al divario tra ciò che si dice e ciò che succede.
Servono posti letto veri, personale vero, responsabilità politiche vere. Chi governa la sanità in Sicilia ha
il dovere di rispondere, oggi, di questo ennesimo caso — non tra un anno, non al prossimo rapporto
ministeriale, ma ora, davanti ai cittadini che ogni giorno rischiano la vita per un'attesa ed è ora che
anche il governo nazionale prenda coscienza che la salute non è un bene di consumo su cui risparmiare.
La sanità non è un capitolo di bilancio: è un diritto costituzionale. E in Sicilia, ogni giorno, viene
calpestato.

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