Il mio spunto di riflessione spero colga il paradosso del nostro tempo: di fronte alla drammatica
complessità degli incendi boschivi e di interfaccia, non possiamo più permetterci di affidarci alla
"Vintura", né sperare che la prevenzione sia una pesca fortunata o un caso.
Ho tentato di unire in un unico filo conduttore la saggezza popolare, la cronaca drammatica delle
ultime ore, la scienza dei cambiamenti climatici e, soprattutto, l'unica via d'uscita possibile: l'azione
virtuosa dei territori.
Oltre la "Vintura": il salto di qualità necessario contro gli incendi
“Ci vulia l'obbu pi insittari a vintura” recita un antico modo di dire siciliano, sottolineando l'ironia
di una fortuna che arride a chi, quasi alla cieca come il Re di Coppe nei tarocchi, pesca la carta
vincente. Ma quando si tratta della difesa del nostro territorio, la sorte non basta più. Anzi, l'ironia
amara di questo proverbio si scontra con la drammatica realtà degli incendi delle ultime ore che
hanno colpito tra le altre realtà anche Enna, Modica e Messina, spingendosi minacciosamente fino
alle zone abitate con devastanti incendi di interfaccia.
Non possiamo fare finta di nulla. La distruzione quasi totale della Sughereta di Niscemi nel luglio
del 2025 è una ferita ancora aperta, e la "Spirale Climatica" globale
(https://www.youtube.com/shorts/TtIrFvWoY8E) è lì, inequivocabile, a ricordarci che qualcosa di
profondo e strutturale sta accadendo. Noi "umani" abbiamo l'obbligo di intervenire, non solo per
arginare gli effetti dei cambiamenti climatici, ma per porre un freno ai danni di origine antropica.
La Via dell'Azione: i modelli virtuosi
Per affrontare un problema complesso come quello degli incendi, non esistono soluzioni semplici,
ma esistono esempi virtuosi che indicano la strada per il salto di qualità di cui la Sicilia ha
disperato bisogno.
La via è tracciata da chi combatte questa battaglia silenziosa ogni giorno, superando l'emergenza
attraverso la programmazione:
A Caltagirone, i volontari de Il Ramarro, "capitanati" da Tony D'Agruma, supportati dal
Comune e dalla Forestale, stanno dimostrando come strumenti innovativi di prevenzione – resi
possibili anche da Progettualità Europee e Programmi Interreg
(https://italiamalta.eu/it/medmaquis) – possano fare la differenza.
Nel territorio di Erice, i progetti portati avanti da Amici della Terra – Club di Trapani
Misiliscemi – ad esempio per il Monte San Giuliano – rappresentano ulteriori, fondamentali
tasselli per la tutela e la gestione attiva del patrimonio boschivo.
La Memoria come impegno attivo
Questi sforzi non sono solo atti di cura per il presente, ma rappresentano il modo più alto di onorare
chi ha perso tutto. Una consapevolezza che si fa ancora più urgente e dolorosa avvicinandoci alla
data del 22 agosto, giorno in cui ci fermeremo a commemorare le vittime dell'incendio boschivo
nella Strage del Rifugio del Falco.
Non serve "il cieco per inforcare la fortuna". Serve la visione chiara di chi, attraverso reti
collaborative, scienza e cittadinanza attiva, lavora per custodire il paesaggio e prevenire la cenere di
domani.
Testimonianze di Incendi 2026 (ex multis)
Enna: https://www.facebook.com/share/v/1EFJx1uE1s/
Modica: https://www.facebook.com/share/v/1EFJx1uE1s/
Messina: https://messina.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2026/07/19/2239544-ef01b49f-5f13-
4b66-bced-fc7b79cbb274/
Il Ramarro Caltagirone: https://www.facebook.com/share/1Pu1yasZaf/
Francesco ing. Cancellieri










