Avrà luogo, stamane alle 10 a Palazzo Piacentini, la consueta cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, che quest’anno si carica come non mai delle forti tensioni che ruotano intorno al “pacchetto” di riforma sulla giustizia. Sarà il primo presidente della corte d’appello Luigi Lombardo, nella sua lunga relazione, a raccontare dello stato dell’amministrazione giudiziaria nell’intero distretto di Messina, che comprende anche gli uffici di Barcellona e Patti. Alla cerimonia interverranno tra gli altri anche il procuratore generale Carlo Caponcello, il rappresentante del ministero della Giustizia, il messinese Massimo Parisi, direttore generale del personale e delle risorse del Dap, e quello del Csm, il consigliere togato di Unicost e magistrato reggino Antonino Laganà.
In tema di edilizia giudiziaria – ha evidenziato Lombardo – Palazzo Piacentini letteralmente “scoppia”: i locali degli uffici giudiziari sono assolutamente insufficienti, i magistrati e il personale amministrativo sono stipati in stanze che hanno financo quattro postazioni di lavoro. Grave è la situazione dell’ufficio gip/gup e di una parte della procura, che sono collocati nei locali del piano seminterrato, del tutto inadeguati sotto plurimi profili. Nonostante tutto – prosegue il presidente -, possiamo registrare significativi passi in avanti nel miglioramento delle strutture edilizie della città di Messina adibite ad uffici giudiziari. Innanzitutto, sono iniziati i lavori di ristrutturazione dei due palazzi di via Garibaldi, acquistati per essere destinati ad uffici giudiziari, e l’altra importante iniziativa è quella relativa all’acquisto di un terzo edificio, quello di via Capra, di proprietà dell’Inps, dove dal dicembre 2023 sono stati già trasferiti gli uffici del Giudice di pace di Messina e della Sezione lavoro del Tribunale della città. L’acquisto dell’intero plesso, per il quale i ministeri della Giustizia e dell’Economia hanno avuto i fondi necessari, consentirà di trasferire altri settori degli uffici di primo grado, liberando così locali del Palazzo Piacentini. Tuttavia è ancora lunga la strada da percorrere per avere una giustizia tempestiva ed efficiente”.
delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto giustizia
Presidio questa mattina davanti Palazzo Piacentini, in occasione della inaugurazione dell’anno
giudiziario, organizzato dalla FPCGIL di Messina, con la presenza del Segretario Generale
Francesco Fucile, del Responsabile delle Funzioni Centrali Sergio Fucile e dei dipendenti degli
uffici distrettuali. Presente anche la CGIL di Messina con il Segretario Generale Pietro Patti.
«L’iniziativa di oggi – hanno dichiarato i due dirigenti sindacali -, vuole accendere i riflettori sulle
molteplici criticità irrisolte nel Ministero di Giustizia. Lavoratrici e lavoratori giudiziari devono
oggi confrontarsi con una organizzazione ormai vecchia, inadeguata e gravata da mille vincoli, che
non permette di rendere l’amministrazione della giustizia competitiva e al passo con i tempi. Gli
standard di efficienza ed efficacia vengono meno a causa delle carenze ormai sistematiche e
strutturali di personale dipendente, con scoperture superiori al 35% e un’età media di oltre 58 anni.
E’ necessario investire – continuano ancora i rappresentanti sindacali -, sulla valorizzazione della
professionalità maturata e il diritto alla carriera, rinnovando finalmente un contratto integrativo
fermo a 15 anni fa. Occorre, altresì, rendere strutturale l’Ufficio del Processo traguardare
l’obiettivo della stabilizzazione di tutto il personale precario assunto con il PNRR, che ormai non
basta nemmeno a coprire le carenze spaventose che registriamo in tutti gli uffici giudiziari».
«La CGIL di Messina sostiene la protesta dell’Associazione Nazionale Magistrati e delle
lavoratrici e dei lavoratori della giustizia contro la riforma del Governo sulla separazione delle
carriere tra giudici e pubblici ministeri. Con questa riforma – dichiara il Seg. Gen. Pietro Patti – si
modifica l’assetto della nostra Costituzione non risolvendo i problemi strutturali del nostro sistema
giudiziario, a partire dalla carenza di personale nei tribunali. Questa riforma è parte del tentativo di
minare alla base la nostra Carta Costituzionale, agendo coerentemente con un disegno del quale
sono parte integrante la legge sull’autonomia differenziata e il disegno di legge sul premierato.
Sono tutti tasselli di un modello autoritario di trasformazione della nostra democrazia, in contrasto
con i principi di bilanciamento dei poteri, uguaglianza e solidarietà che sono a fondamento della
Costituzione Italiana, antifascista e nata dalla resistenza».











