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No Ponte Messina: Basta non contare le vittime invisibili

Il silenzio, forse l’assuefazione a queste tragedie, l’incapacità e l’azzeramento dell’empatia verso un’umanità che si volge verso un’Europa sorda e cieca hanno innescato una delle più grandi tragedie del Mediterraneo

l sistema ha funzionato, non ci sono state vittime: questo è quanto i responsabili della Protezione civile hanno dichiarato a poche ore dal passaggio del ciclone Harry, che ha colpito la costa jonica di Sicilia e Calabria e parte della costa sarda, distruggendo ogni cosa incontrata lungo l’infuriare delle onde e del vento.

Danni alle cose, danni ad una fragile economia stagionale, danni infrastrutturali, ai trasporti ed alle comunicazioni: il sistema ha funzionato, il governo nazionale (per quel poco che gli possa interessare), il governo regionale, i sindaci e i grandi mezzi di comunicazione ripetono il mantra dell’urgenza degli interventi, il mantra della ricostruzione – ma poi, come ricostruire? –, ma nessun cenno, nessuna parola, nessuna riflessione sull’effetto mortale del ciclone che, nelle stesse ore in cui si abbatteva sulle coste, ribaltava le fragili imbarcazioni stracolme di esseri umani alla disperata ricerca di una speranza, di una vita. Non migliore, di una vita.

Il silenzio, forse l’assuefazione a queste tragedie, l’incapacità e l’azzeramento dell’empatia verso un’umanità che si volge verso un’Europa sorda e cieca hanno innescato una delle più grandi tragedie del Mediterraneo con stime che ci parlano di un migliaio di morti in poche ore, ingoiati dal fluttuare delle mastodontiche onde create dal ciclone. Come spesso accade in questi casi, non sapremo mai il numero esatto delle vittime. Vittime di una natura che ha sprigionato energie inaspettate, ma che di questo non ha alcuna colpa. Le colpe sono da ricercare in coloro che determinano ogni giorno un complesso regime di blocchi e respingimenti, di accordi internazionali che limitano la circolazione degli esseri umani ma che hanno accelerato e facilitato la circolazione delle merci. Poche righe di distratti notiziari hanno riportato il racconto di una delle più gravi tragedie accorse in mare, a fronte di quelle molte righe per il “sistema che ha funzionato” – molte righe di passerelle sulle coste distrutte.

Il sistema non ha funzionato da nessuna parte: GPS, sistemi satellitari, previsioni meteo sempre più accurate, comunicazioni sempre più veloci, guardie di frontiera, mezzi motorizzati, tutto dappertutto – in Italia, a Malta, in Tunisia, in Libia, in Turchia, in tutto il Mediterraneo c’è tutto questo – ma non è servito a niente. Le vittime sono un migliaio, il sistema non ha funzionato.

Negli anni ‘70 c’era un gruppo di adolescenti che, dopo aver rubacchiato qualche arancia e qualche limone nei giardini di agrumi di Santa Teresa di Riva e dopo aver attraversato lo sterrato, si era recato sulla spiaggia antistante per giocare l’ennesima, estenuante partita di pallone. Sporchi di polvere e sabbia, i ragazzi si tuffavano tra le onde per un bagno ristoratore. Stanchi, si sedevano sulla battigia ad osservare l’andamento delle onde, senza sapere che era pronto un sistema che di lì a poco avrebbe distrutto i giardini di agrumi alle loro spalle, e che c’era un sistema ben più crudele pronto a respingere e rigettare in mare un’umanità intera, condannandola a morte nello stesso mare dove si allungava lo sguardo spensierato di chi quel giorno c’era e non era pronto a tutto questo orrore.

 

Assemblea No Ponte – Messina

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