Quella del ponte è una storia di sprechi, di risorse sottratte alla collettività per il tornaconto di pochi, di procedure speciali (leggasi con minori tutele) e buchi neri. Dalla legge istitutiva della Stretto di Messina SpA nel 1981 alla legge obiettivo del 2001, dalla rimozione del tetto massimo per gli stipendi dei dirigenti della Stretto di Messina SpA alle deroghe in materia di appalti introdotti dal cosiddetto decreto commissari, l’elenco è praticamente infinito.
In esso, si intrecciano norme specifiche per il ponte e la disciplina che, più in generale, favorisce la grande imprenditoria della devastazione. Ai procedimenti giudiziari, emersi negli scorsi mesi, lasciamo il compito di accertare responsabilità penali. Quelle politiche le conosciamo già, e le ascriviamo a quel blocco sociale che si nutre del ponte – non soltanto della sua eventuale realizzazione, ma anche della sua interminabile progettazione – e di cui fa parte l’intera governance tecnico-politica dell’opera: politici, imprenditori, progettisti, fino, naturalmente, alla società concessionaria. Non a caso, la stessa Corte dei Conti ha sollecitato più e più volte, già a partire dal 2016, governo e parlamento a un intervento normativo per accelerare la liquidazione della Stretto di Messina SpA, decisa nel 2013 dal governo Monti, onde evitare un ulteriore spreco di risorse pubbliche e porre fine al paradossale contenzioso avanzato dalla stessa società nei confronti di altre istituzioni statali. Sappiamo bene com’è finita: non c’è stato nessun intervento normativo e la società è stata tenuta in piedi da tutti i governi, di diverso colore, che si sono succeduti, fino ad essere riattivata da Meloni- Salvini nel 2023.
Ecco perché, oggi, la chiusura della Stretto di Messina SpA rappresenta l’unica strada per interrompere quella continuità che consente al progetto di sopravvivere da oltre quarant’anni. Ci consentirebbe di liberare quei 14 miliardi tenuti in ostaggio dal miraggio del ponte. Ci consentirebbe di sottrarci alla minaccia di quei cantieri che qualcuno vorrebbe aprire, magari per guadagnare visibilità nella lunga campagna verso le elezioni politiche. Per questo torniamo in piazza, non delegando una lotta che è delle persone che abitano i territori dello Stretto, dei Sud, e di chi ci accompagna in solidarietà. L’8 agosto la marea di Messina diventerà il nostro decreto popolare di chiusura della Stretto di Messina SpA.
Percorso corteo NO ponte – 8 agosto 2026 Raduno a Piazza Cairoli, ore 18:30
Piazza Cairoli – viale San Martino basso – via I Settembre – via Cesare Battisti – via del Vespro – via Centonze – via Santa Cecilia – via Ghibellina – via XXVII Luglio – via Cesare Battisti – via Tommaso Cannizzaro – via Porta Imperiale – piazza del Popolo
NB: Rispetto a quanto rappresentato su mappa, è intervenuta nelle ultime ore una leggera variazione (dopo la via Santa Cecilia ci sarà un breve transito in via Ghibellina e via XXVII Luglio, prima di
reimmettersi sulla via Cesare Battisti), dovuto al ritardo dei lavori realizzati dal Comune di Messina sulla via Cesare Battisti.
Ulteriori appuntamenti:
Venerdì 7 agosto, ore 18:30, parco ex Fiera/Agorà dello Stretto – Assemblea popolare “Oltre il ponte”, con realtà messinesi e di altre città, impegnate in varie lotte e mobilitazioni sui rispettivi territori
Domenica 9 agosto, ore 11, camping Marmora – Assemblea di chiusura della tre giorni “Spostare il centro al Sud”, insieme alle realtà partecipanti al percorso I Sud si organizzano
Per ulteriori informazioni:
Assemblea No ponte










