Nell’Aula Pugliatti dell’Università di Messina si è svolto un partecipato e vivace confronto sulle ragioni del “Sì” e del “No” alla riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio, con particolare riferimento alla separazione delle carriere e alla prospettata riforma costituzionale. Il dibattito ha preso le mosse dal volume del magistrato Gaetano Bono, “Riforma Nordio. Quello che c’è da sapere sulla separazione delle carriere e sulla riforma costituzionale”, offrendo al pubblico un’occasione di approfondimento tecnico e di riflessione critica su uno dei temi più sensibili del panorama istituzionale italiano.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della Magnifica Rettrice, prof.ssa Giovanna Spatari, che ha sottolineato l’importanza dell’università quale luogo privilegiato di confronto pluralista sui grandi temi della vita pubblica, e del prof. Alessio Lo Giudice, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, che ha evidenziato il valore scientifico e formativo dell’iniziativa, capace di mettere in dialogo magistratura e accademia su una riforma destinata a incidere profondamente sull’assetto costituzionale.
A moderare l’incontro è stata l’avv. Silvana Paratore, legale esperta di politiche sociali, che ha guidato il dialogo tra i relatori con equilibrio, stimolando un confronto serrato ma rispettoso tra posizioni differenti. L’obiettivo dichiarato è stato quello di fornire strumenti di comprensione, al di là delle contrapposizioni ideologiche, su una riforma destinata a incidere profondamente sull’assetto della magistratura, sugli equilibri costituzionali.
Tra gli interventi più attesi, quello del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Messina, dott. Antonio D’Amato, che ha offerto una riflessione ancorata all’esperienza concreta dell’ufficio requirente. Nel suo intervento sono emerse le preoccupazioni di una parte della magistratura rispetto alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, ritenuta da alcuni un potenziale vulnus all’unità della giurisdizione e all’autonomia e indipendenza del pubblico ministero. D’Amato ha richiamato l’attenzione sull’equilibrio delicato che la Costituzione ha costruito, sottolineando come ogni modifica debba essere valutata con prudenza e con uno sguardo attento alle ricadute pratiche.
Di taglio accademico l’intervento del professore aggregato di procedura penale Corrado Rizzo, che ha analizzato i profili tecnico-giuridici della riforma, soffermandosi sulle implicazioni sistematiche della separazione delle carriere e sulla coerenza della proposta con i principi costituzionali. Rizzo ha evidenziato come il dibattito non possa ridursi a uno scontro tra favorevoli e contrari, ma richieda un’analisi puntuale dei modelli comparati e delle possibili garanzie da approntare.
La prof.ssa Agata Ciavola di procedura penale all’Università Kore, ha approfondito il tema delle garanzie processuali e del ruolo del pubblico ministero nel sistema accusatorio. Nel suo intervento è emersa l’esigenza di interrogarsi su quale modello di processo si intenda perseguire e su come la riforma possa incidere sull’equilibrio tra accusa e difesa, nonché sulla percezione di imparzialità del giudice.
A chiudere il confronto è stato l’autore del volume, Gaetano Bono, che ha illustrato le ragioni sottese al suo lavoro: offrire un testo chiaro e accessibile su una riforma spesso oggetto di semplificazioni mediatiche. Bono ha dichiarato come la separazione delle carriere rappresenti soltanto l’innesco per modificare il CSM, ridimensionando il suo ruolo di organo di governo autonomo della magistratura tramite lo sdoppiamento, il sorteggio dei membri e la sottrazione del giudizio disciplinare da demandare a nuovo giudice speciale ossia l’Alta Corte. L’insieme di queste modifiche avrà, ha aggiunto, come effetto il rischio di abbassare il livello di garanzie dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, determinando un’influenza molto più incisiva della politica rispetto al quadro ideato dai padri costituenti per garantire l’equilibrio tra i poteri dello Stato. In conclusione, il dott. Bono ha sottolineato che è vero che si tratta di un rischio, invero assai concreto, che dipenderà da come verranno in concreto scritte le norme di attuazione, ma già il solo rischio dovrebbe bastare, ha affermato, per votare no al referendum.
L’incontro in Aula Pugliatti , alla presenza degli studenti di Giurisprudenza , si è così trasformato in un laboratorio di idee, in cui il “Sì” e il “No” hanno trovato spazio in un confronto argomentato, lontano da slogan e contrapposizioni sterili. Un appuntamento che ha confermato come il tema della giustizia e delle riforme costituzionali non possa prescindere da un dialogo aperto tra magistratura, accademia e società civile, nella consapevolezza che in gioco vi sono i principi fondamentali dello Stato di diritto.