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Messina tra certa e periferia: il dibattito che smaschera la politica

Le periferie non sono una scoperta dell’ultima stagione. Quelle stesse voci hanno avuto tempo, ruoli e strumenti per battersi davvero su quei territori

Ho seguito con interesse la trasmissione Scirocco, condotta con consueta perizia giornalistica da Emilio Pintaldi, che ha ospitato dapprima l’attore Ninni Bruschetta e successivamente alcuni consiglieri comunali, un deputato regionale e una senatrice. Un confronto ricco di spunti, ma anche di quel “politichese” che spesso serve più a difendere posizioni che a chiarire responsabilità.

Colpisce, in apertura, l’intervento di Ninni Bruschetta sul tema del Teatro.  

Alla domanda diretta sul bilancio del proprio mandato, l’attore ha sostenuto la tesi, francamente difficile da condividere, secondo cui la programmazione culturale della città, in passato, sarebbe stata più consistente di quella attuale.  

Se così fosse stato, i cittadini ne avrebbero percepito i benefici. E soprattutto non si spiegherebbero i risultati oggi sotto gli occhi di tutti: il successo della direzione Orazio Miloro e Gianfranco Scoglio, la continuità progettuale, il riconoscimento e l’inquadramento dei musicisti.  

La verità è che Messina ha impresso un cambio di passo netto, una vera rivoluzione culturale che si è tradotta anche in un miglioramento della vivibilità urbana. Un percorso che affonda le radici nell’amministrazione De Luca, capace di abbattere quel muro di immobilismo che, nella precedente gestione, stava trascinando la città verso il fallimento.  

Ma è nella seconda parte della trasmissione che il dibattito ha mostrato tutte le sue contraddizioni. Quando Dafne Musolino e Antonella Russo, insieme all’onorevole De Leo di Forza Italia, hanno evocato il tema delle periferie, dalle Masse a Santo Stefano, denunciando l’esistenza di una Messina di serie A e di una di serie B, confesso che i cabasisi si sono girati. Non per il tema, sacrosanto, ma per l’uso che se ne fa.  

Le periferie non sono una scoperta dell’ultima stagione. Quelle stesse voci hanno avuto tempo, ruoli e strumenti per battersi davvero su quei territori. Non lo hanno fatto. Oggi, con le elezioni alle porte, le periferie tornano improvvisamente di moda, spesso raccontate da chi faticherebbe persino a indicare la strada per raggiungerle.  

È un’operazione strumentale, politicamente ignobile. E questo vale per tutti: per la sinistra come per la destra, per chi ha avuto responsabilità locali ma anche per chi ha potuto incidere a livello regionale, nazionale ed europeo senza riuscire a restituire dignità a un territorio straordinario, ancora oggi meraviglioso nella sua naturalità nonostante tutto.  

Un’ultima precisazione, doverosa. Caro Ninni, la cultura non “fa” il turismo. È il turismo che si serve della cultura, così come dello sport e degli eventi, per svolgere una funzione industriale ed economica capace di generare occupazione. Confondere i piani significa indebolire entrambi.  

Se questa amministrazione ha ancora margini di intervento sulle periferie, agisca; in silenzio, con competenza e concretezza. In caso contrario, abbia il coraggio di tacere e di staccare davvero la spina alla propaganda. Messina non ha bisogno di slogan elettorali. Ha bisogno di verità, memoria e responsabilità.

Franco Tiano 

 

 

 

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