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Messina Servizi, interpelli interni. Di Mento (Uiltrasporti): «Per fare l’operatore ecologico serve la laurea, per diventare quadro basta la terza media?»

«Non contestiamo il valore dell’esperienza, ma il paradosso di regole che rischiano di premiare l’anzianità più delle competenze e delle responsabilità effettivamente esercitate».

«Non contestiamo il valore dell’esperienza, ma il paradosso di regole che rischiano di premiare l’anzianità più delle competenze e delle responsabilità effettivamente esercitate. L’azienda continua a non rispondere: chiediamo la sospensione degli interpelli e un confronto immediato».

Messina, 31 ottobre 2026 – Il tempo passa, gli interpelli si avvicinano alla scadenza e da Messina Servizi Bene Comune continua a non arrivare alcun riscontro alla nota formale trasmessa lo scorso 26 ottobre dalla UILTRASPORTI Messina, con la quale il sindacato ha contestato alcuni criteri previsti per la copertura delle posizioni della pianta organica aziendale, chiedendo chiarimenti, rettifiche e l’apertura di un urgente confronto sindacale.

A intervenire è Antonino Di Mento, Segretario Generale della UILTRASPORTI Messina, che sceglie una provocazione per portare al centro del dibattito una questione ben più sostanziale: la coerenza dei requisiti richiesti per accedere alle diverse posizioni professionali.

«Per fare l’operatore ecologico serve la laurea, per diventare Quadro basta la terza media? Naturalmente è una provocazione, ma fino a che punto siamo distanti da questo paradosso? Se per alcune posizioni di elevata responsabilità il titolo di studio rappresenta soltanto un requisito preferenziale, mentre diventano determinanti ben 25 anni di anzianità o esperienza, è legittimo chiedersi quale equilibrio sia stato individuato tra formazione, competenze, esperienza e responsabilità professionali».

Al centro della contestazione sindacale vi è, infatti, la previsione di requisiti di accesso che, per alcune posizioni di livello Quadro, contemplano obbligatoriamente 25 anni di anzianità o esperienza, attribuendo invece a determinati titoli di studio carattere esclusivamente preferenziale.

Ulteriori perplessità riguardano la differente impostazione dei requisiti previsti per altri livelli professionali e l’assenza, secondo il sindacato, di un quadro sufficientemente chiaro e omogeneo dei criteri di valutazione.

«Nessuno pensi che la nostra sia una battaglia tra chi possiede un titolo di studio e chi ha costruito la propria professionalità attraverso anni di lavoro. Sarebbe una lettura sbagliata e distante dalla nostra posizione. L’esperienza è un patrimonio, la formazione è un valore e le competenze devono essere riconosciute. Il problema nasce quando questi elementi sembrano assumere un peso differente a seconda della posizione da ricoprire, senza che ne vengano adeguatamente chiarite le ragioni».

Di Mento pone quindi un ulteriore interrogativo:

«Può una procedura pensata per valorizzare le professionalità interne trasformarsi in un percorso che rischia di escludere proprio chi, negli anni, ha concretamente garantito attività e responsabilità riconducibili a mansioni superiori rispetto al proprio inquadramento contrattuale, talvolta persino in assenza di formali ordini di servizio? È questo il punto sul quale chiediamo risposte. Perché un conto è valutare le competenze, altro è costruire requisiti che rischiano di restringere preventivamente la platea dei partecipanti».

Il Segretario Generale ricorda inoltre che la UILTRASPORTI, già nel precedente confronto sindacale, aveva sollecitato una ricognizione delle professionalità effettivamente presenti in azienda, proprio per favorire un percorso di riorganizzazione capace di riconoscere il lavoro concretamente svolto dal personale.

«La dignità di un operatore ecologico non è inferiore a quella di un Quadro o di un dirigente. Cambiano funzioni, responsabilità e requisiti professionali, non il rispetto dovuto alle persone. Ed è proprio per questo che pretendiamo coerenza. Non si può parlare di valorizzazione del personale senza garantire che ogni lavoratrice e ogni lavoratore abbia la possibilità di concorrere attraverso regole equilibrate, comprensibili e verificabili».

Per la UILTRASPORTI, la riorganizzazione di Messina Servizi deve rappresentare un’opportunità di crescita collettiva e non diventare motivo di nuove divisioni o disparità.

L’autonomia organizzativa aziendale non è in discussione, ma deve accompagnarsi a criteri proporzionati alle responsabilità delle posizioni da ricoprire e a procedure rispettose delle pari opportunità di partecipazione.

Alla luce delle criticità evidenziate, il sindacato ribadisce integralmente le richieste già formalizzate il 26 ottobre:

Sospensione dei termini degli interpelli interessati.

Riesame dei requisiti maggiormente restrittivi.

Valorizzazione delle mansioni e delle responsabilità effettivamente svolte.

Pubblicazione di criteri di valutazione chiari, trasparenti e verificabili.

Riapertura dei termini di partecipazione in caso di rettifica delle procedure.

«C’è poi una questione che non possiamo ignorare: il silenzio aziendale. Abbiamo presentato osservazioni formali su aspetti che incidono direttamente sulle prospettive professionali dei dipendenti e, ad oggi, non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Non riteniamo accettabile che si possa arrivare alla scadenza degli interpelli lasciando irrisolte questioni di questa rilevanza. Chiediamo alla governance aziendale una risposta formale immediata e la convocazione urgente di un tavolo sindacale con tutte le parti sociali».

Di Mento conclude con un messaggio netto:

«La UILTRASPORTI non vuole fermare la riorganizzazione di Messina Servizi. Vuole evitare che una riorganizzazione, anziché riconoscere il merito, l’esperienza e le professionalità presenti in azienda, finisca per generare nuove disuguaglianze.

Non chiediamo requisiti su misura per qualcuno. Chiediamo regole giuste per tutti. Non chiediamo privilegi, ma opportunità reali. Non chiediamo di cancellare l’anzianità, ma di non trasformarla nell’unico metro di giudizio.

In assenza di riscontri immediati, siamo pronti a intraprendere ogni ulteriore iniziativa sindacale a tutela del personale interessato.

Perché il vero paradosso non è stabilire se per fare l’operatore ecologico serva una laurea o per diventare Quadro basti la terza media. Il vero paradosso sarebbe pretendere professionalità dai lavoratori senza garantire altrettanta coerenza nelle regole con cui vengono valutati.

L’equità non può essere un optional. E il silenzio dell’azienda non può diventare la risposta alle legittime richieste delle lavoratrici e dei lavoratori».

Cordiali Saluti.
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