“La Società Srr Messina Area Metropolitana continua imperterrita nella procedura per la realizzazione dell’impianto di trattamento della frazione umida dei rifiuti a Mili, nel comune di Messina, e lo fa anche il giorno prima dell’insediamento del Commissario straordinario al Comune di Messina. Nei giorni scorsi, nonostante un procedimento penale aperto presso la procura della Repubblica di Palermo, la Srr ha presentato all’assessorato regionale al Territorio ed all’Ambiente, l’istanza per la verifica dell’ottemperanza alle prescrizioni contenute nel provvedimento di approvazione del progetto”. Lo si legge in una nota del Comitato “Amo il mio paese”.
“Tutto ciò sta avvenendo – prosegue la nota – nonostante le contestazioni fatte valere dal Comitato. L’ostinazione dell’Amministrazione comunale e della Ssr nel dare seguito ad un impianto che non potrà sorgere accanto ad un depuratore che già presenta enormi criticità, ha spinto il Comitato a presentare una integrazione all’esposto alla Procura di Palermo, in cui si ribadisce che l’autorizzazione è inefficace e la prosecuzione dell’iter in corso è manifestamente illecita. Inoltre nell’integrazione è stato fatto rilevare che l’iter amministrativo che ha condotto all’approvazione del P.A.U.R. è costellato di gravi omissioni e opacità, che meritano un approfondimento investigativo per accertare la sussistenza del reato di cui all’art. 328 c.p. (Omissione di atti d’ufficio) oltre che di falso in atto pubblico, nonché l’assoluta ed illegittima inerzia rispetto agli atti stragiudiziali presentati con dettagliate osservazioni tecniche e richieste di rivalutazione del P.A.U.R. in autotutela, per le macroscopiche incompatibilità normative ed i rischi connessi al progetto.
Nell’integrazione all’esposto, inoltre – continua ancora la nota del Comitato -, è stata formalizzata la richiesta di sequestro preventivo sia del terreno destinato alla costruzione del nuovo impianto, sia dell’esistente ciclo depurativo, al fine di impedire la prosecuzione di attività potenzialmente dannose e prevenire un danno irreparabile per la comunità di Mili e per l’ambiente circostante. Ed è stato proposto pure un articolato atto stragiudiziale agli organi preposti, trasmesso anch’esso alla Procura, con istanza di annullamento in autotutela del decreto di approvazione dell’impianto e tutti gli atti successivi e conseguenti, contestazione dell’inerzia sui precedenti atti stragiudiziali ed accesso agli atti. Il Comitato “Amo il Mio Paese” – si legge – continuerà a lottare con tutti gli strumenti legali a disposizione, compresa l’instaurazione di un procedimento civile dinanzi al giudice ordinario.
La salute dei cittadini e la tutela del nostro territorio non sono negoziabili e confidiamo che la magistratura sia in sede penale che civile possa fare piena luce sulle gravi irregolarità che abbiamo denunciato fin dall’inizio e per le quali il giudice amministrativo si è pronunciato solo su questioni procedurali senza entrare nel merito e, nel contempo, invitiamo tutti i cittadini alla mobilitazione per sostenere le iniziative intraprese dal Comitato”.
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