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Lo SPI CGIL di Messina lancia l’allarme: l’assenza di lavoro stabile per i giovani, peggiora la qualità della vita delle persone anziane

Il legame tra lavoro e diritti non riguarda solo chi oggi cerca un’occupazione: coinvolge anche chi ha lavorato per una vita intera

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A seguire la nota della Segretaria Generale SPI CGIL Messina Pina Teresa Lontri:
Lo SPI CGIL di Messina lancia l’allarme: l’assenza di lavoro stabile per i giovani e la carenza di
investimenti nei servizi pubblici stanno compromettendo la qualità della vita delle persone
anziane, in particolare nei territori più fragili del Mezzogiorno.
Non si tratta solo di una previsione statistica. I numeri diffusi dalla CGIA di Mestre parlano
chiaro, nei prossimi anni il nostro Paese rischia di perdere milioni di lavoratori. In Sicilia e nella
provincia di Messina, questo vuoto sarà ancora più profondo. Una dinamica che ha già oggi
ricadute pesanti sulla quotidianità degli anziani, non solo economiche, ma anche sociali e
sanitarie.
Il legame tra lavoro e diritti non riguarda solo chi oggi cerca un’occupazione: coinvolge anche
chi ha lavorato per una vita intera. Se salta il ricambio generazionale, se mancano i giovani nei
servizi pubblici, se i comuni non assumono, se le strutture sanitarie restano sotto organico, a
farne le spese sono anche le pensionate e i pensionati. Più attese, meno assistenza, meno
prossimità, più solitudine.
E mentre si riduce il numero degli attivi, aumentano gli anziani soli, le persone non
autosufficienti senza adeguato sostegno, le famiglie lasciate da sole a reggere un carico
insostenibile. Un equilibrio fragile che sta già cedendo.
In una provincia come la nostra, dove l’emigrazione giovanile è una costante, dove il lavoro è
troppo spesso frammentato, mal retribuito o inesistente, la tenuta sociale è messa a dura
prova. E a pagarne il costo sono anche gli anziani: meno servizi, meno tutele, meno diritti.
Lo SPI CGIL di Messina ritiene urgente un’inversione di marcia. Serve una politica che scelga
chiaramente di investire nel lavoro pubblico, nella sanità territoriale, nell’assistenza domiciliare
e nei servizi sociali. Bisogna ricostruire le reti di prossimità nei quartieri, nei paesi, nei borghi
abbandonati. Non è una questione tecnica: è una scelta di civiltà.
Senza lavoro stabile e dignitoso per le nuove generazioni, anche l’invecchiamento diventa un
percorso più difficile, segnato dall’insicurezza e dall’isolamento. Parlare di giustizia sociale
significa oggi costruire un ponte tra chi lavora e chi ha lavorato, tra chi è giovane e chi è
anziano. Nessuna contrapposizione, solo un destino comune da salvaguardare.
Anche per questo, nei referendum promossi dalla CGIL, in programma l’8 e 9 giugno,
scegliamo sì per cambiare davvero, perché noi vediamo non solo un’occasione di difesa dei
diritti del lavoro, ma anche un appello forte alla responsabilità collettiva: ricostruire un Paese
che non lasci indietro nessuno. Perché non ci può essere futuro se a essere sacrificata è la
generazione che ha costruito questo presente.

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