
Dopo il debutto dello scorso aprile al Teatro Trifiletti di Milazzo, il sodalizio milazzese ha portato lo spettacolo sull’isola eoliana, regalando al pubblico di Pollara una serata di grande partecipazione. Una piazza gremita in ogni ordine di posto ha accolto con calore la rappresentazione, suggellando il legame tra il territorio e l’opera che, più di ogni altra, ha contribuito a rendere celebre questo angolo di Salina nel mondo.
L’adattamento teatrale, curato da Giuseppe Cultrera, concentra l’attenzione sul rapporto umano e poetico tra Pablo Neruda e il giovane postino Mario Ruoppolo, seguendo l’evoluzione della loro amicizia attraverso la scoperta della parola, della metafora e del potere trasformativo della poesia. La regia di Giuseppe Pollicina ha costruito il racconto su ritmi misurati, pause, silenzi e una gestualità essenziale, privilegiando una dimensione raccolta e autentica, in piena sintonia con la sensibilità del testo originale.
Uno degli elementi più apprezzati della rappresentazione è stata la componente musicale, eseguita interamente dal vivo. Le sonorità della chitarra di Salvatore Torre e della fisarmonica di Anastasia Bucca hanno accompagnato e scandito i momenti più significativi dello spettacolo, mentre gli interventi vocali del duo Onde Sonike si sono intrecciati con i dialoghi, contribuendo ad amplificare l’intensità emotiva della narrazione senza mai sovrastarla.
Sul palco, Giuseppe Cultrera ha dato vita a un Pablo Neruda essenziale e misurato, mentre Nino Catanese, nel ruolo di Mario Ruoppolo, ha interpretato con sensibilità il percorso di crescita del giovane postino, dalla timidezza iniziale fino alla graduale conquista di una nuova consapevolezza di sé. Accanto a loro, Giulia Andriolo ha vestito i panni di Beatrice, completando il nucleo centrale della storia.
A dare corpo alla rappresentazione è stato l’intero gruppo della compagnia Tabula Rasa, con la partecipazione di Sergio Lupo, Gaetano Andriolo, Silvana Salvadore, Giusy Mirabile, Vanessa Maio, Claudio Bucca, Noemi Otera e Antonio Sergente, protagonisti di un lavoro corale che ha saputo unire teatro, musica e memoria.
Portare Il Postino a Pollara, nel luogo dove il film di Massimo Troisi è stato girato e dove ancora oggi continua a vivere nel ricordo collettivo, ha rappresentato molto più di una semplice replica teatrale: è stato un omaggio sincero a un’opera senza tempo e all’eredità artistica e umana di Massimo Troisi, che continua a emozionare e a unire generazioni diverse attraverso la forza della poesia e del teatro.










