
Ci sono immagini che raccontano più di mille discorsi.Ci sono due ragazze sorridenti, il sindaco Francesco Iarrera e alcuni biglietti del Luna Park stretti tra le mani.In questo selfie non ci sono fasce tricolori, cerimonie ufficiali o inaugurazioni. Ci sono due ragazze sorridenti, il sindaco Francesco Iarrera e alcuni biglietti del Luna Park stretti tra le mani. Un’immagine semplice, quasi ordinaria. Eppure è proprio questa semplicità a renderla straordinaria.
Le ragazze sono appena passate dal Municipio di Oliveri. Hanno raccolto plastica e rifiuti sulla spiaggia partecipando al “Gioco che gioco non è“, l’iniziativa lanciata dal sindaco che trasforma un gesto di civiltà in un momento di festa. Consegnano idealmente il loro “bottino” di buone azioni e ricevono il premio: i biglietti per il Luna Park.
Ma il premio più grande, forse, è un altro.
È entrare in Comune senza timore, sapendo di trovare una porta aperta, un sorriso, una parola gentile. È scoprire che il Municipio non è un luogo distante, ma una casa comune. È vedere un sindaco che si ferma per un selfie, registra un video, scherza con i ragazzi e, a guardarlo bene, sembra divertirsi quasi più di loro.
Ed è proprio questo il messaggio più potente.
Perché fare comunità non significa soltanto amministrare un paese. Significa costruire fiducia ogni giorno. Significa insegnare ai bambini che le istituzioni non sono qualcosa da osservare da lontano, ma persone in carne e ossa con cui parlare, ridere, confrontarsi.
A Oliveri succede qualcosa di raro.
Gli impiegati comunali accolgono chi entra come si accoglierebbe un vicino di casa. Gli operai sono ogni giorno sul territorio, presenti e operativi. La Polizia Locale rappresenta un punto di riferimento costante, vicino ai cittadini e alle famiglie. E il sindaco sceglie di esserci, senza filtri, senza distanze, vivendo il paese insieme ai suoi concittadini.
È una normalità che altrove sembra quasi eccezionale.
Il “Gioco che gioco non è” continua così a dimostrare che raccogliere una bottiglia o un pezzo di plastica dalla spiaggia non significa soltanto prendersi cura dell’ambiente. Significa imparare il valore della responsabilità condivisa, del rispetto e della partecipazione.
È un gioco che educa senza impartire lezioni.
Che unisce generazioni diverse.
Che trasforma un gesto individuale in un esempio collettivo.
E mentre sui social scorrono i selfie e i video con i bambini, il messaggio arriva molto più lontano di Oliveri: una comunità cresce davvero quando le istituzioni diventano accessibili, quando il Comune viene percepito come casa e quando chi amministra sceglie ogni giorno di essere semplicemente una persona tra le persone.
Forse è proprio questo il segreto di un’iniziativa che continua a conquistare grandi e piccoli.
Perché, in fondo, il gioco non è mai stato soltanto raccogliere la plastica.
Il vero gioco è costruire una comunità in cui nessuno si sente spettatore, ma tutti si sentono parte della stessa storia.










