La disabilità non vista piu’ come un problema della persona e come una condizione intrinseca dell’individuo ma come condizione relazionale, cioè come il risultato tra la persona con la sua malattia e il suo ambiente.
Si è svolta nella suggestiva cornice del Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, a Reggio Calabria, la celebrazione della Giornata Nazionale del Caduto Mutilato e Invalido per Servizio, un appuntamento di alto valore civile e morale volto a onorare il sacrificio di coloro che hanno riportato menomazioni permanenti o perso la vita nell’adempimento del proprio dovere al servizio dello Stato.
L’evento, fortemente voluto dall’U.N.M.S. di Reggio Calabria, si è aperto con l’esecuzione dell’Inno di Mameli e dell’inno ufficiale dell’Unione Nazionale Mutilati e Invalidi per Servizio, momenti solenni che hanno dato avvio alla cerimonia in un clima di profondo raccoglimento e partecipazione.
Di grande interesse gli interventi dei relatori: Il presidente del Tribunale Militare di Napoli, dott. Filippo Verrone, autorevole esponente del mondo giudiziario militare e Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Militari, si è soffermato sul dovere di tutela dell’integrità fisica da parte del militare, evidenziando i possibili risvolti di natura amministrativa e le ipotesi di fattispecie penalmente rilevanti di violazioni del dovere di integrità fisica ( procurata o simulata infermità), sul nesso di causalità tra servizio ed integrità fisica e sulla rilevanza del servizio militare nell’ambito dell’accertamento delle patologie riguardanti il personale militare; il dott. Nicola Salvatore Tarantino, Coordinatore regionale medici Inps Regione Calabria e primario ad interim preso Inps di Reggio Calabria, ha affrontato il tema “dall’handicap alla condizione di disabilità e progetto di vita”, offrendo spunti di riflessione sull’evoluzione del concetto di disabilità. Il decreto legislativo 62/2024 ha dichiarato Tarantino é una norma rivoluzionaria nella tutela e nella valorizzazione delle persone con disabilità. Con esso si passa da una visione puramente assistenziale ad una visione basata sui diritti e sull’autodeterminazione. Il decreto introduce inoltre una rivoluzione terminologica: si abbandonano termini obsoleti e offensivi per la persona come handicap, persona handicappata, diversamente abile, ecc. La rivoluzione non è solo terminologica ma è soprattutto concettuale. La disabilità non è più vista come un problema della persona e come una condizione intrinseca dell’individuo ma come condizione relazionale, cioè come il risultato tra la persona con la sua malattia e il suo ambiente. Non si guarda più solo alla persona come un paziente da curare ma come un cittadino a cui l’ambiente circostante gli impedisce di partecipare pienamente nei diversi contesti di vita al pari degli altri. Il decreto, ha precisato Tarantino, introduce inoltre una semplificazione e una riduzione degli oneri burocratici per i cittadini poiché delega all’INPS l’accertamento della condizione di disabilità. Il cuore della riforma ha concluso è tuttavia il progetto di vita. Il progetto di vita è uno strumento che consente a ciascuna persona di scegliere ed esprimere le proprie preferenze. Esso viene stilato all’esito della valutazione multidimensionale con la partecipazione attiva della persona e tenendo conto di quelli che sono le aspirazioni e gli obiettivi a cui la stessa tende. Parte integrante del progetto di vita è il budget di progetto, ovvero l’insieme delle risorse economiche , umane, professionali e strumentali pubbliche e private necessari per la realizzazione degli obiettivi. Altro pilastro fondamentale del progetto di vita introdotto dal decreto legislativo è l’accomodamento ragionevole. Si tratta di una soluzione che viene adottata quando le norme generali e le barriere ambientali impediscono alla persona con disabilità di godere dei propri diritti: tuttavia esso non deve imporre un onere eccessivo e sproporzionato al soggetto che lo deve attuare. Un rifiuto ingiustificato all’accomodamento ragionevole può configurare una discriminazione basata sulla disabilità. La riforma ha concluso, mette al centro la persona con i suoi bisogni, i suoi diritti, le sue aspirazioni e le sue potenzialità; essa mira finalmente a superare l’estrema frammentazione tra il mondo sociale e quello sanitario, obbligando i rappresentanti delle diverse aree a cooperare; la dott.ssa Rosa Veccia, psicoterapeuta dell’ASP di Reggio Calabria e consigliere U.N.U.C.I. sezione Reggio Calabria, ha invece approfondito il tema “dalla mappa dei bisogni al progetto di vita: psicologia dell’autodeterminazione per un’inclusione sociale”, ponendo l’accento sull’importanza di percorsi personalizzati e inclusivi . Attraverso l’integrazione tra mappa dei bisogni personali, valutazione multidimensionale e progetto di vita individuale personalizzato, si delinea un paradigma bio-psico-sociale orientato alla piena inclusione e partecipazione. In questa prospettiva, la mappa dei bisogni consente di cogliere la complessità del funzionamento individuale e il significato soggettivo dell’esperienza di vita; la valutazione multidimensionale integra dimensioni sanitarie, psicologiche e sociali; il progetto di vita si configura come processo dinamico volto a sostenere identità, autonomia e protagonismo della persona. Sottolineato il ruolo della psicologia nel promuovere processi di inclusione autentica attraverso la consapevolezza di come l’integrazione tra strumenti normativi e pratiche territoriali possa tradursi in percorsi concreti di riconoscimento, partecipazione e costruzione del futuro.
La cerimonia ha potuto contare sul patrocinio dei Comuni di Reggio Calabria e di Villa San Giovanni, nonché sul supporto dell’U.N.U.C.I., dell’ANMIL e della Trisalus Medical System Solution presente con il referente nazionale Santo Ielo e Nazareno Romeo.
L’evento si è concluso con un momento di intensa partecipazione emotiva: la lettura, a cura del socio U.N.M.S. della sezione provinciale di Reggio Calabria Duardo Vincenzo, della preghiera nazionale del Caduto Mutilato e Invalido per Servizio.
L’iniziativa ha rappresentato non solo un momento commemorativo, ma anche un’importante occasione di confronto e sensibilizzazione, ribadendo l’impegno collettivo nel tutelare la dignità e i diritti di chi ha sacrificato la propria integrità fisica per il bene della comunità.












