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Germanà mobilitazione totale della Lega contro la bomba ecologica di Mili Marina a Messina. La replica del Sindaco Basile. La controreplica del Comitato “Amo il mio paese”

Pronti a fermare lo scempio e l’ennesima follia di Federico Basile & Co

Nei giorni scorsi SRR e Comune di Messina hanno fatto notificare a diversi cittadini l’avvio delle procedure espropriative per l’impianto di frazionamento dell’umido a Mili Marina, a Messina. Una forzatura inaccettabile, che calpesta il lavoro della magistratura e ignora la salute dei residenti. Si tratta di un atto inopinato, irresponsabile e provocatorio. Mentre il TAR di Palermo, all’udienza dello scorso 4 dicembre, si è riservato di emettere la sentenza definitiva sul ricorso del Comitato ‘Amo il Mio Paese’, il ‘cerchio magico’ di Cateno De Luca e del sindaco Federico Basile decide di accelerare. Sarebbe stato doveroso e prudente attendere il verdetto dei giudici amministrativi. Invece, assistiamo a una fuga in avanti che denota una totale mancanza di rispetto per le istituzioni giudiziarie e per i cittadini che attendono giustizia”. Lo afferma Nino Germanà, senatore della Lega e segretario del partito in Sicilia.
“L’impianto che vogliono imporre è un mix esplosivo: una vera bomba ecologica che andrebbe a innestarsi su un depuratore già fuori legge che presenta gravissime criticità – prosegue Germanà. Parliamo di un’opera situata a distanze non regolamentari – meno di 30 metri dal Palazzetto dello Sport e a ridosso di centri abitati – in palese violazione dell’art. 17 della Legge Regionale 9/2010 che impone un limite di tre chilometri. Ricordo – continua il senatore Germanà – inoltre che il Comitato Tecnico Scientifico ha già espresso pareri critici e negativi sulla localizzazione, confermando potenziali rischi per la salute pubblica e l’ambiente.
Questa forzatura espone l’amministrazione a un rilevantissimo rischio di danno erariale. È stato contrattualizzato – precisa Nino Germanà – un raggruppamento d’imprese e avviata la progettazione esecutiva prima ancora di avere il via libera del TAR e senza aver acquisito i pareri positivi previsti per legge. Se il ricorso verrà accolto, come tutto lascia presagire vista l’illegittimità dell’iter, l’impresa potrà pretendere lucrosi indennizzi a spese dei contribuenti. Inoltre, si rischia di perdere definitivamente i finanziamenti PNRR: ci sarebbe ancora il tempo per individuare un sito idoneo e riconvertire le risorse, ma l’arroganza politica di questa amministrazione preferisce lo scontro. C’è un aspetto che il sindaco Federico Basile sembra ignorare o voler sottovalutare con estrema spregiudicatezza: anche qualora il TAR, nella sentenza attesa dopo l’udienza del 4 dicembre, dovesse accogliere eccezioni preliminari di inammissibilità sul primo ricorso, i termini per l’impugnazione risultano ora pienamente riaperti proprio dalla notifica dell’avvio della procedura espropriativa. Andare avanti a testa bassa – aggiunge  – mentre pende il giudizio amministrativo e mentre emergono nuove possibilità di ricorso è un atto di pura irresponsabilità gestionale. Siamo di fronte a un progetto figlio della contraddittorietà dei pareri e del disprezzo per le norme tecniche. Nonostante le criticità sollevate dal Comitato Tecnico Scientifico e i palesi rischi di natura igienico-sanitaria – derivanti dalla vicinanza a centri abitati, scuole e impianti sportivi – l’amministrazione – afferma Germanà – procede senza remore. Ricordiamo che l’impianto sorgerà accanto a un depuratore già sofferente, creando un mix pericolosissimo, una vera e propria bomba ecologica a pochi metri dalle case dei messinesi. Annuncio ufficialmente – conclude Nino Germanà – una mobilitazione totale dei nostri parlamentari nazionali e regionali per impedire l’avvio dei lavori. Non permetteremo che si calpestino i diritti dei cittadini e del Comitato ‘Amo il Mio Paese’. Esiste anche un esposto penale in corso e non esiteremo a sollecitare ogni autorità competente affinché sia fatta chiarezza su questa gestione opaca e pericolosa della cosa pubblica. Se l’iter espropriativo dovesse continuare chiederemo in ogni sede il sequestro dell’area per evitare danni. De Luca e i suoi si fermino finché sono in tempo: non permetteremo questo scempio sulla testa dei messinesi. Basile e i suoi si fermino, e il sindaco non faccia lo yes man di De Luca dimostrando di avere a cuore la salute dei cittadini di Messina”.

“Basile a Germanà: ‘Mili non è materia da propaganda. Non crei allarmismi, lo sfido a un confronto pubblico”.

In merito alle dichiarazioni del senatore Germanà si ritiene necessario chiarire quanto segue: 
“Innanzitutto l’opera è stata progettata ed appaltata dalla SRR Messina Città Metropolitana e non dal Comune di Messina. Il progetto di Mili risulta approvato da tutti gli
organi preposti in materia ambientale, compresa la VIA, valutazione di impatto ambientale, oltre che dal Dipartimento Acqua e Rifiuti, che sono di competenza regionale, quindi di certo non vicina alla SRR o al comune di Messina. Anzi, la Regione Siciliana ha cofinanziando l’intervento con circa 5 mln di euro, considerandolo prioritario ed ambientalmente compatibile Il progetto è stato redatto secondo le più avanzate tecnologie di digestione anaerobica della frazione umida con ogni cautela possibile e immaginabile per l’ambiente circostante. Inoltre, non risulta al vero la critica sulle distanze minime dal centro abitate perché l’area dove sorgerà l’impianto è già urbanisticamente compatibile con quanto previsto in progetto e quindi non necessita dei 3 chilometri dai centri abitati. Impianti del genere, inoltre, sono presenti nei centri abitati di città simili a Messina (vedi Salerno ad esempio) senza che alcuna emissione odorifera venga percepita dalla popolazione. Le procedure espropriative sono atti amministrativi che proseguono normalmente per un iter che ha visto la richiesta di sospensione bocciata dal TAR e quindi al momento nessuno stop si può prefigurare. Questo si doveva per assoluta correttezza di informazione nei confronti dei cittadini che al di là oggi del clima che si vuole creare attorno all’operato della mia amministrazione sanno benissimo che abbiamo sempre agito nella massima trasparenza e correttezza. È evidente che il senatore Germanà e il suo partito abbiano percepito che per loro non tiri una buona aria, se sono arrivati a ricorrere persino a questi espedienti, generando inutili timori tra i cittadini. Alimentare paure per fini politici è una delle pratiche meno dignitose per chi ricopre un ruolo pubblico. Eppure, leggendo il comunicato del senatore Germanà, si comprende come si sia disposti persino a questo pur di giustificare la propria esistenza politica. Del resto, da chi ha pubblicamente dichiarato che il ponte viene prima degli ospedali non ci si può aspettare altro. Abbiamo già illustrato in Consiglio comunale ogni aspetto di questo progetto, che è tutt’altro che una “bomba ecologica”. Comprendo, però, che il senatore possa non aver seguito il dibattito o che non gli siano state riferite correttamente tutte le informazioni. Lo sfido dunque a un confronto pubblico. Ci spieghi anche come sia accaduto che si sia scoperto improvvisamente difensore, o presunto tale, dell’ambiente. E perché sul Ponte sullo Stretto si limiti a slogan preconfezionati, mentre oggi su Mili diventa ambientalista militante. Viene quasi da chiedersi se dietro il suo nervosismo non vi sia piuttosto la pressione di certe lobby che, sul sistema dei rifiuti, hanno costruito per anni le proprie fortune sulle spalle dei siciliani. Domanda legittima, no?”.
La controreplica del Comitato “Amo il mio paese”
“La replica del sindaco di Messina Federico Basile alle nostre motivate preoccupazioni sull’impianto di Mili Marina, espresse autorevolmente dal senatore Nino Germanà, è stata un esercizio di retorica vuota, che elude sistematicamente i nodi giuridici e tecnici della questione, confermando l’arroganza di un’amministrazione che preferisce la propaganda alla trasparenza. Il Sindaco sfida a un confronto pubblico, ma fugge da quello sui documenti ufficiali, che da mesi attendono una sua risposta. Lo invitiamo, se ne ha il coraggio, a rispondere punto su punto non a noi, ma ai cittadini, alle leggi e ai pareri tecnici che la sua amministrazione e la SRR stanno palesemente ignorando”. Lo afferma Domenico Brancato, presidente del Comitato Amo il mio paese.“Il Sindaco Basile – prosegue Brancato – sostiene con spavalderia che il progetto sarebbe “approvato da tutti gli organi preposti”. Questa è una grave inesattezza. Dall’esame della documentazione emerge l’assenza grave del parere di competenza dell’Ispettorato Ripartimentale delle Foreste. La “Relazione Sintetica” sul progetto evidenzia che l’area – aggiunge Domenico Brancato – è soggetta a vincolo idrogeologico ai sensi dell’art. 9 della L.R. 16/96 e che, nonostante ciò, non si rinviene il relativo e obbligatorio parere della Forestale. Come può un iter essere completo senza un atto così fondamentale, specie in un’area a rischio? Le autorizzazioni ottenute, a partire dal Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (P.A.U.R.) D.A. n. 264/GAB del 19 luglio 2023, si fondano su pareri tutt’altro che unanimi e, anzi, pieni di criticità. Lo stesso Comitato Tecnico Scientifico (C.T.S.), nei suoi pareri n. 75/2022 e n. 87/2023, ha sollevato “gravissime criticità” e “potenziali interferenze” legate alla localizzazione, arrivando a scrivere nero su bianco che: ‘la presenza di insediamenti abitativi anche singoli nel raggio di 1000 metri; la presenza di insediamenti singoli entro i 200 metri può costituire, dopo verifica delle condizioni topografiche ed operative locali, specifico motivo di esclusione delle possibilità di autorizzazione’. Il Sindaco minimizza il contenzioso pendente, affermando – dice Brancato – che la richiesta di sospensione è stata “bocciata”. Omette di dire la verità: il T.A.R. Sicilia, con ordinanza n. 1579/2024, pur non concedendo la sospensiva in quella fase, ha ritenuto le questioni sollevate dal Comitato meritevoli di “adeguato approfondimento in sede di merito”, segnalando la non manifesta infondatezza delle censure. Un segnale che il tribunale ha preso molto sul serio i vizi denunciati, altro che via libera. Il punto più grave, che il Sindaco tenta di aggirare con un sofisma giuridico, è la palese violazione delle norme sulle distanze. L’art. 17, comma 3, della Legge Regionale siciliana n. 9 del 2010 è categorico e non lascia spazio a interpretazioni: i nuovi impianti per la gestione dei rifiuti devono distare ‘almeno tre chilometri dal perimetro del centro abitato’. La norma non fa alcuna distinzione basata sulla “compatibilità urbanistica” dell’area, come pretestuosamente sostenuto da Basile. La legge è legge e va rispettata. La giurisprudenza amministrativa siciliana, come la sentenza del C.G.A.R.S. n. 391 del 2023, ha già confermato l’illegittimità di autorizzazioni rilasciate in spregio a tale vincolo.Il Sindaco glissa sui fatti. La realtà, documentata nella mia interrogazione parlamentare del senatore Germanà, è allarmante. L’impianto sorgerebbe a meno di 30 metri dal Palazzetto dello Sport “Pala Mili”, frequentato da giovani e famiglie, a circa 70 metri da un’abitazione civile, a 269 metri dall’inizio del centro abitato di Mili San Marco e a 350 metri da una scuola dell’infanzia ed elementare, ed a 151 metri dal “Pozzo Oteri” che fornisce acqua potabile alla città. Questi non sono “allarmismi”, ma dati oggettivi – prosegue il presidente Brancato – che dimostrano un disprezzo totale per la salute pubblica e le norme di sicurezza. Il generico paragone con l’impianto di Salerno è irricevibile: ogni progetto deve rispettare le leggi e il contesto territoriale in cui si inserisce, e a Mili le leggi sono violate. Come se non bastasse, la relazione tecnica fatta redigere dal comitato e prodotta al Tar ed al Giudice penale evidenzia che il progetto prevede la costruzione dell’impianto proprio in corrispondenza del torrente Moleti, il cui tracciato è stato alterato, esponendo la nuova struttura a “potenziali rischi” come quello di “colate rapide”. Un’opera che dovrebbe sorgere accanto a un depuratore già “fuori legge e affetto da gravissime criticità”, come ammesso dalla stessa A.M.A.M. per come evidenziato nell’istanza di annullamento in autotutela del Comitato Amo il mio paese. Basile – dice Brancato – risponda agli atti, non alle telecamere. Il Sindaco sfida a un confronto pubblico, ma il vero confronto è quello con la legalità, a cui si sottrae. Il Comitato ed anche la Lega con Germanà hanno formulato rilievi circostanziati e documentati in tutte le sedi opportune, a cui Basile non ha mai fornito risposta. Lo invitiamo a rispondere, se vuole davvero fare chiarezza, a queste semplici domande: Perché si è proceduto ignorando le “gravissime criticità” sollevate dal Comitato Tecnico Scientifico? Perché si sta violando apertamente l’art. 17 della L.R. 9/2010 sulle distanze, norma a tutela della salute dei cittadini? Perché si è andati avanti con l’appalto e ora con gli espropri, nonostante la pendenza di un ricorso al TAR e di un esposto penale (iscritto al n. 3182/2025 R.G.NR.), esponendo il Comune a un enorme rischio di danno erariale? Perché non si è mai risposto all’istanza di annullamento in autotutela presentata dal Comitato “Amo il mio paese”? Queste sono le domande a cui i messinesi attendono risposta. Non servono show televisivi, ma atti amministrativi conformi alla legge. La nostra mobilitazione e quella annunciata dalla Lega, a ogni livello istituzionale, non si fermerà. Non permetteremo – conclude Brancato – che questo scempio, figlio dell’arroganza e del disprezzo delle regole, si compia sulla pelle e sulla salute dei cittadini di Messina”.
1 Comment

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  1. Marcella Millimaggi

    8 Gennaio 2026 at 6:52

    Mi chiedo come l’onorevole Germanà possa considerare una bomba ecologica il depuratore e non si sia mai soffermato a pensare ai danni ambientali dell’eco mostro che insieme al ministro Salvini intendeva costruire per collegare le due sponde dello Stretto

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