Connettiti con noi

Cerca articoli o argomenti

Attualità

Furto al Museo, “in questo mondo di ..ladri”. Riflessioni sul furto delle opere di Antonello

Tutto si lega nell’amore viscerale che proviamo per la nostra cara Messina.Ce la faremo, ce la dobbiamo fare.

A seguire le riflessioni di Pippo Previti, presidente dell’Associazione “Antonello da Messina”:

IN QUESTO MONDO DI …LADRI
Tanto per citare un famoso brano di Venditti del 1988. Ma la prima sensazione, a
pelle, è proprio questa. Inutile ribadire come ci sentiano noi Messinesi in primis,
pugnalati per l’ennesima volta nella schiena e al buio. Mi riferisco al furto dei
cinque dipinti di Antonello, che poteva essere ancor più grave se degli onesti
cittadini non si fossere premurati a presidiare e ad avvisare le forze dell’ordine
sventando cosi anche il furto delle tavole di San Gregorio Magno e di San
Benedetto, pronte per essere portate via dopo essere state trafugate.
Non è la prima volta che Messina e i suoi cittadini vengono defraudati dei loro
«tesori».
Già nel 1678, dopo la rivolta antispagnola, sono stati portati in Spagna (oggi a
Toledo) i privilegi e i documenti storici della citta, ben 1426 pergamene (dal 1037 al
1632). A seguire, un’altra grave perdita avvenne con l’emanazione delle leggi
eversive del 1866-1867 con le quali il Regno d’Italia incamerò i beni di quasi tutti gli
enti religiosi (Monasteri, Conventi, ecc) per risanare il bilancio statale. La città
perse moltissime opere (baste leggere lo storico gaetano La Corte Cailler) e
altrettante furono vendute dai religiosi per evitare che finissero nella mani di
funzionari dello Stato. Poi il terremoto del 1908 dove si persero gran parte dei
monumenti e opere d’arte. Il Polittico di San Gregorio per molto tempo rimase
sotto le macerie, rovinato anche dalle successive piogge. Le razzie dei predatori di
turno (non mancano mai) ci privarono di ulteriori opere. Il nostro Archivio Storico
fu mandato PROVVISORIAMENTE a Palermo, compresa la famosa lettera in carta
bambagina (carta araba di fibra di lino e amido) della Regina Adelaisa del Vasto del
1109 conservata precedentemente nella nostra città. Documento, scritto in lingua
greca e araba, considerato il più antico d’Europa conservato in un Archivio
pubblico.
Trasferiti e mai più tornati – salvo una mostra di qualche anno fa propio al Museo
Accascina – le icone bizantine della distrutta chiesa di rito ortodosso di San Nicola
dei Greci (sita in via Garibaldi) Circa 41/43 icone, alcune bifacciali, datate tra il XIV
e il XIX secolo e consegnata alla flotta greca che si trovava a Messina in missione
umanitaria. Mai più ritornate.
Recentemente, per l’ennesima volta, il nostro Archivio Storico è stato trasferito in
provincia di Catania. Ringraziamo l’insipienza dei nostri politici locali che, salvo
qualche rassicurante atteggiamento, non sono andati oltre, nonostante la forte e
costante mobilitazione cittadina.

Dulcis in fundu il clamoroso furto – e speriamo che finisca qui la lunga storia di
scippi e falsi trasferimenti provvisori – delle 5 opere di Antonello.
Furto perpetrato mentre la gran parte dei messinesi rinnovava la propria fede a
Maria Assunta. Tutto preordinato dai furbastri che mi auguro, anzi sono più che
convito, prestissimo saranno assicurati alla giustizia. Cosi spero anche del recupero
delle cinque opere. Il centrale del Polittico di San Gregorio ( 1472/73, Suor Frabia
Cirino madre Superiore del Monastero di San Gregorio committente e Giaymo
Rizzo, procuratore), Madonna con Bambino in Trono e due Angeli reggi corona. La
tavoletta posta in alto a sinistra raffigurante l’Angelo Annunciante e la tavoletta di
destra in alto raffigurante la Vergine Annunciata. Mentre è mancante la tavoletta
di centro, molto probabilmente raffigurante la Pietà cosi come viene raffigurata da
un’opera di un pittore anonimo siciliano del XVI secolo, oggi nella chiesa di San
Martino a Randazzo. Evidenti le somiglianze con l’opera di Antonello, solo che sono
stati sostituiti i Santi laterali con le Sante S. Agata e Santa Chiara. (Fg 1 e 2).
Trafugata anche la tavoletta bifronte con Madonna col Bambino benedicente e un
francescano in adorazione (recto) e Cristo in pietà (verso) datati tra il 1465-
1474.(Fg 3).
Possiamo recriminare la scarsa e/o l’inadeguatezza della sorveglianza, la
sottovalutazione dell’allarme, il mancato collegamento con le forze di polizia, il
ritardo con cui questi ultimi sono riusciti ad entrare al Museo, ma ciò non ci ridarà
le opere. Certo ora bisognerà completare le indagini in corso e adottare nuove e
piuù moderni sistemi di allarme. Ma nessuno, mi auguro, pensi di fermarsi, se non
prima si recupereranno tutte le opere. Nessuna resa ma solo incoraggiamento agli
investigatori.
Passato questo momento auspichiamo che finalmente l’ex ospedale Margherita –
dopo tante parole e promesse – possa finalemnte ospitare il Museo Archeologico
(posto che moltissimi manufatti e collezioni recuperate a Messina sono esposte al
Museo Paolo Orsi di Siracusa), una scuola di retauro e magari tutte quelle opere
che giacciono nel seminterrato ( si parla di circa 2000 opere) anche se oggi
adeguatamente protetti e conservati, ma preclusi al godimento dei cittadini. (vedi
foto allegate).
Non possiamo, in conclusione, fare cenno anche al luogo di sepoltura di Antonello.
Da 15 anni ci prendiamo cura, come volontari, di questo importante sito di
proprietà della parrocchia di Santa Maria di Gesù Superiore. Sappiamo tutto o
quasi sulla storia del sito e i motivi per i quali Antonello (terziario francescano)
abbia chiesto di essere sepolto in questo luogo. Nessuno più di noi ha studiato,
approfondito, scandagliato i più remoti archivi per affermare ciò che alcuni (ormai
ben pochi) si ostinano a negare solo perchè non hanno avuto modo di
approfondire cosi come abbiamo fatto noi.
Tutto si lega nell’amore viscerale che proviamo per la nostra cara Messina.
Ce la faremo, ce la dobbiamo fare.

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

LEGGI ANCHE

Attualità

Le riflessioni del direttore di mondonews

Copyright © 2024 | Testata giornalistica on-line d'informazione | Registrazione Tribunale di Messina n.12/2002 | P.I. IT02680760838 | Direttore Editoriale: Lillo Zaffino | Direttore Responsabile: Dario Buonfiglio