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Franco Tiano: commento a dichiarazioni ex Assessore Caruso

Il problema è che Messina non possiede ancora una filiera turistica industriale capace di produrre economia permanente.

Messina non può essere definita, allo stato attuale, una vera industria turistica. L’ex Assessore Caruso continua a confondere la gestione di eventi, feste cittadine e attività culturali con ciò che tecnicamente rappresenta un sistema economico turistico strutturato. Concerti, festival, street food e manifestazioni sono strumenti di animazione territoriale utili, ma non bastano a trasformare una città in destinazione turistica competitiva. Il turismo industriale si misura attraverso altri parametri: permanenza media, capacità ricettiva organizzata, mobilità integrata, servizi al visitatore, destagionalizzazione, investimenti privati, occupazione stabile nel comparto e capacità di trattenere il flusso economico sul territorio. Ed è proprio qui che Messina continua a mostrare enormi limiti strutturali. I numeri citati da Caruso vengono presentati in maniera propagandistica, ma letti tecnicamente raccontano altro. Se oltre un milione di crocieristi transitano annualmente dalla città e una larga parte rientra immediatamente a bordo delle navi senza fermarsi, significa che il territorio non riesce a trasformare il traffico portuale in economia turistica reale. Questo è il vero indicatore del fallimento della precedente impostazione amministrativa. Una città turistica non si limita a far sbarcare visitatori: deve saperli accogliere, orientare, trattenere e incentivare alla spesa. Messina oggi non dispone ancora di:
* un waterfront turistico moderno e funzionale;
* un sistema integrato porto-centro-servizi;
* collegamenti turistici strutturati con i borghi e le aree naturalistiche;
* un piano di mobilità dedicato ai flussi crocieristici;
* una rete commerciale e museale coordinata sugli orari internazionali;
* un sistema alberghiero adeguato ai grandi flussi;
* una governance metropolitana del turismo.
Il problema non è organizzare eventi. Il problema è che Messina non possiede ancora una filiera turistica industriale capace di produrre economia permanente. Le città turistiche mature si riconoscono da indicatori precisi: permanenza media superiore ai 3 giorni, alta occupazione ricettiva annuale, capacità di attrarre turismo internazionale autonomo e non soltanto traffico di transito. Messina invece continua a vivere prevalentemente di turismo occasionale, escursionismo giornaliero e traffico crocieristico passivo. Dal punto di vista tecnico e normativo, inoltre, la città non ha ancora sviluppato gli strumenti previsti dalle moderne politiche europee del turismo urbano:
* pianificazione integrata del destination management;
* marketing territoriale internazionale;
* governance pubblico-privata del comparto;
* digitalizzazione avanzata dei servizi turistici;
* sistema certificato di qualità urbana e accessibilità;
* programmazione economica legata ai flussi turistici permanenti.
La stessa normativa nazionale sul turismo, insieme agli indirizzi europei sulla competitività urbana, individua come requisito fondamentale la capacità di generare economia stabile, occupazione continuativa e permanenza sul territorio.
Messina, purtroppo, non ha ancora raggiunto questi standard. Ed è questo il senso delle dichiarazioni del ministro Gianmarco Mazzi, che non ha attaccato la città ma ha evidenziato una criticità reale: Messina possiede potenzialità enormi, ma non può accontentarsi dell’autoreferenzialità politica o della narrazione celebrativa. Serve una visione metropolitana moderna. Una vera capitale turistica dello Stretto dovrebbe avere:
* un brand territoriale internazionale unico;
* integrazione stabile con Reggio Calabria e l’area dello Stretto;
* crocieristica evoluta;
* portualità turistica;
* infrastrutture ricettive di fascia alta;
* trasporto veloce aeroporto-porto-centro;
* valorizzazione economica continua del patrimonio culturale;
* grandi investimenti privati nel leisure e nell’hospitality.
Soprattutto, dovrebbe trattenere ricchezza sul territorio. Dire che Messina sia già una grande realtà turistica significa creare un’illusione pericolosa per i cittadini e per gli operatori del settore. I dati vanno interpretati con competenza economica e non utilizzati come semplice propaganda politica. Se un territorio parte da numeri molto bassi, anche piccoli incrementi percentuali possono apparire straordinari senza però modificare realmente il peso economico del comparto. Il vero obiettivo non è aumentare le percentuali. È costruire un’industria turistica capace di sostenere l’economia cittadina per dodici mesi l’anno. Ed è proprio su questo che Messina deve ancora recuperare molto terreno. Il ministro ha avuto il merito di riportare il dibattito su un piano serio e strategico. Perché amare Messina non significa raccontarla meglio di ciò che è, ma avere il coraggio di trasformarla finalmente in ciò che potrebbe diventare.
Franco Tiano
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