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Francesco Iarrera, il giovane sindaco di Oliveri che ha fatto dell’umanità il suo modo di amministrare

In un’epoca in cui la politica sembra vivere di slogan, campagne permanenti e ricerca della visibilità, Iarrera ha scelto un’altra strada. Quella della normalità

Ci sono amministratori che vengono ricordati per le opere realizzate. Altri per i risultati economici o per la capacità di attirare investimenti. Poi ci sono sindaci che, quasi senza accorgersene, finiscono per rappresentare un modo diverso di vivere le istituzioni. Un modo in cui la politica torna a essere relazione, presenza e cura delle persone.
La storia di Francesco Iarrera appartiene a questa categoria.
Giovane sindaco di Oliveri, piccolo comune della costa tirrenica siciliana, negli anni è riuscito a farsi conoscere ben oltre i confini del proprio territorio. Il suo nome è entrato tra le esperienze amministrative più virtuose della Sicilia e dell’Italia, ricevendo riconoscimenti che hanno acceso i riflettori su una realtà di poche migliaia di abitanti. Tra i traguardi più significativi figura l’ingresso, per ben due volte, nella Top Ten del World Mayor Prize, prestigioso riconoscimento internazionale dedicato ai sindaci che si distinguono per qualità amministrativa, leadership e vicinanza alle proprie comunità.
Un risultato importante, ma che racconta soltanto una parte della sua storia.
Perché ciò che rende particolare il percorso di Francesco Iarrera non sono soltanto i premi o le classifiche. È il modo in cui quei riconoscimenti sono arrivati.
In un’epoca in cui la politica sembra vivere di slogan, campagne permanenti e ricerca della visibilità, Iarrera ha scelto un’altra strada. Quella della normalità.
Una normalità fatta di gesti semplici, spesso lontani dalle telecamere, che nel tempo hanno costruito un rapporto autentico con la comunità.
Una bicicletta utilizzata per attraversare il paese.
Una cartaccia raccolta da terra senza attendere che fosse qualcun altro a farlo.
Il coinvolgimento di bambini e ragazzi attraverso “Il gioco che non è un gioco”, l’iniziativa che ha trasformato un semplice gesto di cura dell’ambiente in un’esperienza di educazione civica e gentilezza, capace di conquistare grandi e piccoli e di dimostrare come il cambiamento possa nascere divertendosi.
Una parola rivolta a un anziano.
Una passeggiata tra le vie del paese senza quella distanza che troppo spesso accompagna il ruolo istituzionale.
Presi singolarmente possono sembrare episodi ordinari.
Messi insieme raccontano qualcosa di molto più grande.
Raccontano uno stile.
Ed è proprio lo stile, più delle dichiarazioni o delle campagne di comunicazione, a lasciare un’impronta duratura.
Nel corso degli anni Oliveri è diventato un laboratorio di idee e di buone pratiche. Dalla promozione della gentilezza come valore civico alle iniziative dedicate all’ambiente, dall’attenzione per l’inclusione sociale alla valorizzazione del territorio, ogni progetto sembra avere un filo conduttore comune: coinvolgere le persone, renderle protagoniste e rafforzare il senso di comunità.
È una politica che parte dall’ascolto prima ancora che dalle decisioni.
Che considera il dialogo una risorsa e non una perdita di tempo.
Che vede nelle relazioni il primo patrimonio di un’amministrazione.
Forse è proprio questa autenticità ad aver attirato l’attenzione anche fuori dalla Sicilia.
Negli anni il nome di Francesco Iarrera è comparso su giornali, riviste e pubblicazioni dedicate alle buone pratiche amministrative. Sono arrivati premi, candidature internazionali e attestati di stima che hanno portato Oliveri all’attenzione nazionale e internazionale.
Eppure chi lo conosce racconta soprattutto altro.
Racconta di un sindaco che continua a salutare le persone per nome.
Di un amministratore che preferisce ascoltare piuttosto che parlare.
Di una figura istituzionale che non ha mai trasformato il proprio ruolo in una barriera.
È forse questo il tratto che più colpisce.
La capacità di rimanere la stessa persona anche quando aumentano i riflettori.
Perché esiste un paradosso che accompagna tutta la sua esperienza amministrativa.
Più Francesco Iarrera sembra disinteressarsi della visibilità, più la visibilità continua a cercarlo.
Più rimane vicino alle persone, più cresce l’attenzione dei media.
Più sceglie la semplicità, più il suo esempio viene raccontato.
Anche i numeri della sua comunicazione raccontano qualcosa di questo rapporto.
Oltre 30.800 apprezzamenti, più di 2.330 commenti e circa 2.870 condivisioni accompagnano i suoi contenuti sui social. Ma il dato più significativo non è quantitativo. È qualitativo.
Tra quei commenti si leggono parole di gratitudine, racconti personali, messaggi di affetto e di rispetto.
Sono testimonianze che parlano di fiducia.
E la fiducia è probabilmente il riconoscimento più difficile da conquistare.
Perché non si assegna con una giuria.
Non si vota una volta ogni cinque anni.
Si costruisce lentamente.
Con la coerenza.
Con la presenza.
Con la credibilità.
Con la capacità di esserci anche quando non ci sono fotografi.
I premi trovano posto in una bacheca.
Le classifiche cambiano ogni anno.
Gli articoli finiscono negli archivi.
Quello che rimane è molto più difficile da misurare.
Resta il rispetto di una comunità.
Resta la credibilità costruita giorno dopo giorno.
Resta il ricordo di un giovane sindaco che ha scelto di amministrare senza mai smettere di essere semplicemente una persona tra le persone.
Forse è proprio questo il vero significato della sua storia.
Ricordare che la politica migliore non è quella che alza la voce.
È quella che sa ascoltare.
Non è quella che rincorre la luce dei riflettori.
È quella che riesce ad accendere speranza, fiducia e senso di appartenenza nelle persone.
Perché amministrare un territorio è un compito importante.
Ma prendersi cura di una comunità è qualcosa di ancora più grande.
Ed è questa, probabilmente, l’eredità più preziosa che un sindaco possa lasciare.
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