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Ex silos – abbattimento e tutela della fauna migratoria

Sviluppo urbano e tutela della biodiversità: un approccio integrato per lo Stretto di Messina

 

In relazione agli interventi previsti nell’area ex silos, ritengo necessario affrontare il tema secondo un approccio tecnico, trasparente e pienamente coerente con la normativa europea e nazionale vigente, in particolare la Direttiva Uccelli 2009/147/CE, la Direttiva Habitat 92/43/CEE, la Legge 157/1992 e le procedure di Valutazione di Incidenza (VIncA).

Lo Stretto di Messina rappresenta un nodo strategico delle rotte migratorie europee e richiede, per sua natura, una pianificazione urbana che integri in modo strutturale la dimensione ecologica con quella infrastrutturale.

Il quadro normativo non prevede un divieto generalizzato alla realizzazione degli interventi, ma impone l’applicazione rigorosa del principio di precauzione e della mitigation hierarchy (avoid – reduce – compensate), oggi standard nelle politiche ambientali europee e già adottato in contesti urbani come Milano, Barcellona, Rotterdam e Londra.

Per specie ornitiche urbane e migratorie quali il balestruccio e il gheppio, è fondamentale attivare una fase preliminare di monitoring faunistico e field survey, finalizzata alla verifica di eventuali siti di nidificazione attivi e alla corretta definizione delle misure operative.

Su tale base devono essere implementate misure di avoidance e mitigation in fase di cantiere, attraverso la programmazione delle lavorazioni (phased construction), la riduzione del disturbo acustico e delle polveri, lo zoning delle attività e il controllo delle fasi più impattanti.

Parallelamente, devono essere previste misure di habitat compensation mediante l’installazione preventiva di nesting structures e la realizzazione di siti sostitutivi funzionali, secondo pratiche già consolidate in diverse città europee che hanno integrato con successo biodiversità e trasformazione urbana.

In particolare, esperienze come quelle di Milano e Barcellona dimostrano l’efficacia dell’integrazione anticipata di habitat artificiali, mentre Rotterdam e Londra evidenziano il valore del biodiversity-sensitive design nella progettazione delle nuove opere.

In questo quadro, ritengo fondamentale l’attivazione di un confronto tecnico strutturato con le associazioni ambientaliste che hanno sollevato le criticità, basato su dati aggiornati, monitoraggi condivisi e verifiche in campo, in un’ottica di co-progettazione e trasparenza.

È inoltre indispensabile che i sopralluoghi vengano effettuati con il coinvolgimento diretto delle associazioni di tutela ambientale e con il supporto di un ornitologo qualificato, al fine di garantire rigore scientifico, indipendenza delle valutazioni e piena condivisione dei dati raccolti.

I sopralluoghi dovranno altresì svolgersi in condizioni ambientali idonee, evitando giornate caratterizzate da vento forte o scirocco, che possono alterare i comportamenti della fauna e compromettere l’attendibilità delle osservazioni. Allo stesso modo, dovrà essere evitato l’utilizzo di strumenti potenzialmente disturbanti, come droni, nelle fasi di verifica, per non interferire con le dinamiche naturali delle specie presenti.

La tutela della fauna migratoria non è un elemento accessorio, ma una componente essenziale della pianificazione urbana in un territorio ad alta sensibilità ecologica come lo Stretto di Messina. 

L’obiettivo deve essere quello di garantire la piena compatibilità tra sviluppo urbano e conservazione della biodiversità, riducendo il contenzioso e prevenendo impatti evitabili attraverso strumenti già disponibili e ampiamente sperimentati a livello europeo.

Raffaella Spadaro 

 

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