Un aeroporto diventa più attrattivo grazie ai collegamenti aerei, alla qualità dei servizi, all’accessibilità e agli investimenti infrastrutturali. Non basta cambiare un nome per creare sviluppo economico.
Per questo mi chiedo: chi è l’ingegnoso manager o stratega politico che pensa che lo sviluppo del Tito Minniti possa passare, almeno in parte, dall’aggiunta del nome di Messina? Francamente, se il progetto si fermasse a questo, sarebbe ridicolo.
A noi comuni mortali, però, non interessano soltanto i nomi e gli annunci. Interessa sapere quali risultati concreti si intendono ottenere e, soprattutto, chi ne trarrà beneficio.
Vorrei che le amministrazioni rispondessero pubblicamente ad alcune domande molto semplici:
- Quanti voli in più sono previsti grazie a questo accordo? Quante nuove rotte, quanti passeggeri aggiuntivi e con quali tempi di realizzazione?
- Quali investimenti infrastrutturali sono programmati? Sono previsti interventi sulla pista, sull’aerostazione o sulle strutture aeroportuali? Con quali risorse e a carico di chi?
- Quanto miglioreranno i collegamenti tra Messina e l’aeroporto di Reggio Calabria? Quanti minuti risparmieranno realmente i passeggeri? Con quali frequenze, orari, coincidenze e garanzie di servizio?
- Quanto costerà tutto questo? Quali somme saranno a carico degli enti pubblici, quali dei gestori e quali degli eventuali operatori privati?
- Quali benefici economici sono attesi per Messina? Esistono previsioni documentate su occupazione, nuove imprese, presenze turistiche e maggiori entrate? E in quanto tempo si prevede di recuperare gli investimenti?
C’è poi una questione fondamentale che sembra passare in secondo piano: a chi andranno i benefici economici di un aeroporto più accessibile?
Sul piano turistico e culturale, non basta che un visitatore atterri a Reggio Calabria o che il nome di Messina compaia nella denominazione commerciale dello scalo. Bisogna chiedersi dove quel visitatore soggiornerà, dove spenderà i suoi soldi, dove mangerà, quali attività economiche sosterrà e dove si fermerà per più giorni.
Messina ha un patrimonio culturale, paesaggistico e gastronomico importante, ma deve fare i conti con una capacità ricettiva alberghiera e con un tessuto produttivo che, a mio avviso, devono essere rafforzati se vogliamo trasformare il passaggio dei visitatori in ricchezza stabile per la città. Reggio Calabria, dal canto suo, può beneficiare direttamente dell’arrivo dei passeggeri attraverso le proprie strutture ricettive, le attività commerciali e i servizi turistici. E se i visitatori proseguono verso altre località calabresi, è legittimo chiedersi quanto rimarrà davvero a Messina.
Anche l’Università di Messina accoglie già studenti provenienti dalla Calabria: un rapporto che esiste indipendentemente dal cambio di denominazione dell’aeroporto. Quale ulteriore vantaggio concreto produrrebbe, dunque, questa operazione per il nostro sistema universitario?
Non sto sostenendo che Messina non possa trarre vantaggio da una migliore integrazione dei trasporti. Al contrario: collegamenti più efficienti possono essere utilissimi a studenti, lavoratori, residenti e turisti. Ma il beneficio deve essere dimostrato, non semplicemente proclamato.
E allora ci dobbiamo chiedere : le risorse destinate a migliorare i collegamenti con il Minniti produrranno un ritorno maggiore per Messina rispetto a investimenti diretti sul nostro territorio, sulla nostra mobilità, sulle strutture ricettive, sulle imprese e sull’offerta turistica?
Perché, se l’obiettivo è creare sviluppo, forse sarebbe più utile investire anche in alberghi, servizi, trasporti locali, promozione turistica e sostegno alle attività produttive, affinché chi arriva non si limiti ad attraversare Messina, ma abbia un motivo concreto per fermarsi e spendere.
Altrimenti rischiamo di partecipare alla promozione di un aeroporto che genera benefici soprattutto altrove, accontentandoci della soddisfazione simbolica di vedere il nome della nostra città su un’insegna.
E, a quel punto, viene quasi da chiedersi, con una punta di ironia: il nostro grande vantaggio sarà forse poter rivendicare, per puro campanilismo, anche lo street food dello Stretto?
La collaborazione tra le due sponde può avere senso, ma deve poggiare su obiettivi misurabili, investimenti trasparenti e benefici distribuiti in maniera concreta.
Franco Tiano
Esperto Settore Turistico










