I ladri che hanno colpito il MuMe (Museo Regionale Interdisciplinare di Messina) nella notte di Ferragosto sono riusciti ad agire indisturbati grazie a una pianificazione ben programmata studiata in ogni dettaglio. Sebbene le telecamere abbiano ripreso i movimenti dentro il museo della banda, diversi fattori strutturali e di tempistica hanno permesso ai malviventi di eludere la sicurezza e fuggire prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Il colpo è stato messo a segno proprio mentre l’intera città di Messina era concentrata sulla tradizionale processione della Vara. Questo evento ha catalizzato l’attenzione pubblica, riducendo così, di fatto, i controlli lungo la litoranea e isolando di fatto l’area del museo. I ladri hanno utilizzato un accesso secondario meno esposto, tranciando di netto un tratto della ringhiera in ferro e forzando una porta d’ingresso. Sono poi riusciti a penetrare all’interno eludendo i primi sistemi perimetrali di allarme. Una volta dentro le sale espositive, la banda si è diretta verso i capolavori di Antonello da Messina. Quando hanno spaccato le vetrine blindate per impossessarsi delle tavole d’arte, il sistema d’allarme volumetrico è scattato. Tuttavia, i ladri avevano calcolato i tempi alla perfezione: hanno strappato i pannelli e sono fuggiti nel giro di pochi minuti. La scelta mirata delle sole opere di Antonello da Messina (tra cui tre tavole del Polittico di San Gregorio e la Tavoletta Bifronte) lasciano ipotizzare agli investigatori l’azione di professionisti che hanno eseguito il colpo su commissione. La Presidenza della Regione Siciliana ha intanto disposto un’ispezione interna al fine di verificare eventuali falle nei protocolli di sicurezza e comprendere l’esatta reazione del personale di custodia in servizio.










