L’estate messinese è stata profondamente ferita dal terrificante crollo della palazzina nel rione Pistunina. Una tragedia che ha strappato alla vita sei persone — di cui quattro corpi già recuperati e due ancora formalmente dispersi — lasciando un lutto che la nostra comunità stenta ad elaborare.
Di fronte al dolore, l’amministrazione comunale si è trovata a mediare tra chi chiedeva l’annullamento di ogni evento e chi temeva che uno stop totale potesse assestare un colpo mortale all’economia cittadina. La scelta, saggia nella sostanza, è stata quella di proseguire con sobrietà, dando priorità alle manifestazioni culturali e alla tradizione.
Sul piano politico, tuttavia, il clima è stato acceso da una dichiarazione del leader di Sud chiama Nord, lanciata durante la presentazione dei primi 22 “pionieri” del Governo di Liberazione: «Messina è De Luca».
I vertici del movimento si sono affrettati a rubricare la frase come un semplice slogan, ancorato al forte consenso democratico ottenuto alle ultime amministrative. Ma la provocazione resta e rischia di generare equivoci pericolosi. L’identificazione totale tra una figura politica e un’intera comunità evoca memorie storiche ingombranti: fu Luigi XIV, il Re Sole, a consacrare l’assolutismo monarchico con il suo «Lo Stato sono io» (od «Io sono la Francia»). Banalmente, però, nel 2026 il Sovrano è il popolo. E Messina è molto di più di un leader temporaneo.
Messina è la Vara.
È la processione dell’Assunta che da oltre tre secoli attraversa la città ogni 15 agosto. È il sudore e la fatica dei portatori, è l’impegno silenzioso delle famiglie che vi lavorano tutto l’anno, è una comunità intera che si ferma e guarda verso il cielo. La Vara non divide: unisce credenti e non credenti, elettori di ogni colore politico.
Nessuno mette in discussione il diritto di Cateno De Luca di rivendicare il consenso elettorale che ha portato alla riconferma del sindaco Federico Basile. Il problema nasce quando si confonde chi ha il mandato temporaneo di amministrare con chi incarna l’anima profonda di un popolo. Nel centesimo anniversario della sua ripartenza, la Vara si conferma l’unico e indiscutibile punto di riferimento dell’identità messinese.
Messina senza De Luca continua a essere Messina: resta con il suo Stretto, i suoi quartieri, la sua gente e quella fede collettiva che ogni anno torna ad arrampicarsi verso il cielo. Messina senza la Vara, semplicemente, non si riconosce.
Perché i simboli non si conquistano alle urne. Si custodiscono. E la Vara, piaccia o no alla politica, è il simbolo più grande che questa città possiede.
Lillo Zaffino










