Circa cinquant’anni fa Domenico Modugno cantava, con amara ironia, “Il vecchietto dove lo metto” per denunciare la condizione degli anziani nella società.
A mezzo secolo di distanza, alla nostra latitudine, la canzone è tornata di tragica attualità. A Palazzo Zanca e dintorni è esplosa una fragorosa polemica sull’affievolirsi dell’attenzione verso i più fragili.
Al centro del dibattito c’è Casa Serena, la struttura comunale per gli anziani chiusa da sette anni per riqualificazione e adeguamento antisismico. Una struttura che oggi rischia la chiusura definitiva perché le risorse per i lavori – fondi di Agenda Urbana, Fondi Sviluppo e Coesione e, a quanto pare, anche 4 milioni del PNRR – sarebbero state perse per non aver presentato i progetti nei termini previsti.
Al danno economico, immenso e potenzialmente irreversibile, si aggiunge la beffa. Dopo sette anni, continua il mortificante pellegrinaggio dei nostri veterani, momentaneamente approdati all’Ipab Collereale. Una permanenza che ha un costo molto elevato per la collettività messinese: un fallimento economico e sociale.
La vicenda ha assunto ormai profili politico-amministrativi, oggetto di veementi attacchi da parte dell’opposizione e delle forze sociali. Siamo certi che su questo disastro si svilupperanno ancora polemiche con colpi sparati a “palle incatenate e a zero alzo”, come si dice in gergo.
Sono dinamiche che appartengono alla dialettica politica. Quello che non possiamo accettare è perdere di vista il patrimonio non economico che rappresentano i nostri “diversamente giovani”. Sono le nostre radici, il nostro passato e il nostro domani.
Come insegnavano già i greci e i romani, e come ha ricordato recentemente Papa Francesco: una comunità che non rispetta i propri anziani non ha futuro.
Lillo Zaffino